Testimonzos, 100 ordinanze di esproprio
di Stefania Vatieri
Il Comune acquisisce una presunta lottizzazione abusiva tra Corte e Predas Arbas. Pronto il ricorso collettivo al Tar
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NUORO. Le prime ordinanze di esproprio in ordine di tempo sono arrivate nelle case degli abitanti di Testimonzos il 6 luglio. La seconda raffica di lettere, 95 ordinanze in tutto, hanno fatto capolino il giorno dopo quando ormai nel quartiere, denominato Corte, si era già sparsa la voce e la rabbia tra gli abitanti della zona era alle stelle. Il motivo del provvedimento, partito il 26 giugno dagli uffici del settore Urbanistica del Comune nuorese, sarebbe «una presunta lottizzazione abusiva» e la conseguente acquisizione al Patrimonio disponibile del Comune di una fetta di 200 ettari di terreni, dove attualmente abitano oltre 150 cittadini.
Il 5 ottobre per i cosiddetti “abusivi di Corte” sarà una data importante. Come si legge nell’ordinanza di esproprio, i terreni infatti passeranno di proprietà del Comune, anche se da quanto emerso dall’ultima riunione organizzata lunedì sera dall’associazione Foglio 51, sembra esserci la volontà di dar voce alla protesta, attraverso un ricorso collettivo che impugni il provvedimento comunale davanti al Tribunale amministrativo della Sardegna.
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche il consigliere di opposizione Pierluigi Saiu che ha rimarcato il proprio impegno per la risoluzione della vicenda: «Nonostante sia un provvedimento puramente amministrativo, sono convinto che avrà dei risvolti politici enormi – ha spiegato duramente la riunione –. Il dovere del Comune è quello di garantire il bene dei cittadini, oggi ci chiediamo cosa ha fatto questa amministrazione per agevolare gli abitanti di Testimonzos in questo passaggio». Un fulmine a ciel sereno per i 600 abitanti della zona Predas Arbas-Testimonzos, in un momento di apparente calma e serenità riacquistata dopo anni di lotte e grazie all’impegno speso dall’amministrazione precedente sulla vicenda – guidata dall’allora sindaco Sandro Bianchi –, che inserendo nel Puc, approvato a febbraio 2015, un piano di risanamento edilizio proprio per Testimonzos e le aree vicine (da Corte a Gavotele fino a Murichessa), ha dato gambe al tentativo, oggi ancora molto lontano, di risanamento dell’area. Per usufruire della sanatoria ai proprietari fu chiesto di riunirsi in un consorzio, costituito due anni fa e battezzato “Sa cuncordia”, con l’obiettivo di concentrare le abitazioni in quattro borghi rurali e accollarsi tutti gli oneri di urbanizzazione. Nonostante il nome evocativo, il consorzio Sa cuncordia presieduto da Giovanni Murru, è da due anni fermo al palo senza trovare l’apprezzamento dei lottisti di Testimonzos, e riuscendo a raccogliere nel tempo pochissime adesioni.
«Le date sono importanti – sottolinea l’ex assessore Leonardo Moro, responsabile nel 2015 del Piano urbanistico –. Bisogna ricordare che il Puc è vigente da marzo 2015 e che il consorzio Cuncordia è stato costituito esattamente due anni fa».
«Nel frattempo sono state poche le adesioni al consorzio, e nessun piano attuativo – spiega Moro in un’accesa nota –. La novità dell’ordinanza comunale non è una novità: è un processo che dura da diversi lustri e che lasciare dormiente può produrre solo danni».
«Con il Puc si è normato il fenomeno edilizio e sociale che ha interessato la zona sud-ovest della città, ma bisognava dare gambe a quelle norme, seguire il consorzio da vicino, affiancare il privato nelle procedure con l’obiettivo di risolvere un fenomeno storico con la massima serenità ed equità. Tutto questo finora non è stato fatto, grazie alla grave inerzia di questa amministrazione – conclude Moro –. Non so se è tardi, penso che su questi argomenti occorra lavorare in modo competente e serio, cosa che finora non è accaduta».
Il 5 ottobre per i cosiddetti “abusivi di Corte” sarà una data importante. Come si legge nell’ordinanza di esproprio, i terreni infatti passeranno di proprietà del Comune, anche se da quanto emerso dall’ultima riunione organizzata lunedì sera dall’associazione Foglio 51, sembra esserci la volontà di dar voce alla protesta, attraverso un ricorso collettivo che impugni il provvedimento comunale davanti al Tribunale amministrativo della Sardegna.
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche il consigliere di opposizione Pierluigi Saiu che ha rimarcato il proprio impegno per la risoluzione della vicenda: «Nonostante sia un provvedimento puramente amministrativo, sono convinto che avrà dei risvolti politici enormi – ha spiegato duramente la riunione –. Il dovere del Comune è quello di garantire il bene dei cittadini, oggi ci chiediamo cosa ha fatto questa amministrazione per agevolare gli abitanti di Testimonzos in questo passaggio». Un fulmine a ciel sereno per i 600 abitanti della zona Predas Arbas-Testimonzos, in un momento di apparente calma e serenità riacquistata dopo anni di lotte e grazie all’impegno speso dall’amministrazione precedente sulla vicenda – guidata dall’allora sindaco Sandro Bianchi –, che inserendo nel Puc, approvato a febbraio 2015, un piano di risanamento edilizio proprio per Testimonzos e le aree vicine (da Corte a Gavotele fino a Murichessa), ha dato gambe al tentativo, oggi ancora molto lontano, di risanamento dell’area. Per usufruire della sanatoria ai proprietari fu chiesto di riunirsi in un consorzio, costituito due anni fa e battezzato “Sa cuncordia”, con l’obiettivo di concentrare le abitazioni in quattro borghi rurali e accollarsi tutti gli oneri di urbanizzazione. Nonostante il nome evocativo, il consorzio Sa cuncordia presieduto da Giovanni Murru, è da due anni fermo al palo senza trovare l’apprezzamento dei lottisti di Testimonzos, e riuscendo a raccogliere nel tempo pochissime adesioni.
«Le date sono importanti – sottolinea l’ex assessore Leonardo Moro, responsabile nel 2015 del Piano urbanistico –. Bisogna ricordare che il Puc è vigente da marzo 2015 e che il consorzio Cuncordia è stato costituito esattamente due anni fa».
«Nel frattempo sono state poche le adesioni al consorzio, e nessun piano attuativo – spiega Moro in un’accesa nota –. La novità dell’ordinanza comunale non è una novità: è un processo che dura da diversi lustri e che lasciare dormiente può produrre solo danni».
«Con il Puc si è normato il fenomeno edilizio e sociale che ha interessato la zona sud-ovest della città, ma bisognava dare gambe a quelle norme, seguire il consorzio da vicino, affiancare il privato nelle procedure con l’obiettivo di risolvere un fenomeno storico con la massima serenità ed equità. Tutto questo finora non è stato fatto, grazie alla grave inerzia di questa amministrazione – conclude Moro –. Non so se è tardi, penso che su questi argomenti occorra lavorare in modo competente e serio, cosa che finora non è accaduta».
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