Dessena: «Satta da salvare ora serve un commissario»
di Paolo Merlini
L’assessore regionale alla Cultura interviene sulla crisi del consorzio «Il primo passo devono farlo Comune e Provincia, poi la soluzione si troverà»
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NUORO. Lunedì sera, all’incontro promosso dal Pd sul futuro della consorzio bibliotecario Satta, il suo intervento era tra i più attesi. Quarantacinque anni, nuorese, proveniente dall’area ex Sel, Giuseppe Dessena è stato assessore provinciale al Lavoro con la giunta Deriu. Da poco meno di un anno è assessore regionale alla Cultura. Un ruolo fondamentale per il futuro della Satta.
Che impressioni ha ricavato dalla discussione tra i vari protagonisti del caso biblioteca Satta?
«È stato comunque un incontro necessario. Ovviamente ero già a conoscenza della grave situazione del consorzio. Ne sono dispiaciuto perché questo impasse non fa bene alla città e al tutto il territorio, lo dico perché la biblioteca era un presidio culturale importantissimo per tutto il Nuorese. Non solo un servizio al cittadino a partire dall’offerta dei libri, ma un progetto culturale importante che nel corso degli anni ha fatto molto. Un modello al quale si guardava anche da fuori i confini dell’isola».
Parla al passato. E oggi?
«Ora è dormiente, perché questa situazione di paralisi si protrae ormai da due anni con gli effetti che sono davanti a tutti: è stata chiusa per tutto il mese di agosto, fatto mai accaduto prima e che trovo sia simbolico sia sostanziale. È chiusa al sabato, addirittura la sezione Sardegna apre solo al mattino , mentre la biblioteca rionale di Monte Gurtei, un presidio in una zona un tempo periferica, ha chiuso del tutto. Personalmente vivo una forte preoccupazione da cittadino nuorese come dal mio profilo istituzionale».
La Regione cosa può fare?
«Tutti ricordiamo la vicenda della legge 2 del 2016, che in un primo tempo attribuiva un ruolo diverso alla Regione. La norma fu modificata dopo le proteste della giunta comunale (l’accusa ricorrente era cagliaricentrismo, ndr), creando di fatto una situazione di standby in attesa della soppressione delle province. Come sappiamo il referendum costituzionale non ha soppresso le province, dunque i due titolari della biblioteca attualmente sono ancora il Comune e la Provincia. La Regione e il mio assessorato cosa possono fare? Sicuramente c’è grande attenzione per la biblioteca Satta e per il suo ruolo. Il primo passo però devono farlo i due titolari, cioè il Comune e la Provincia».
Quale?
«Nominare un commissario perché possa approvare il bilancio che garantisca le funzioni minime istituzionali, così che l’impasse non produca altri effetti negativi. Non dimentichiamo, per esempio, che una cooperativa che erogava servizi importanti è fuori da aprile, e dunque la qualità del servizio è fortemente indebolita, in senso qualitativo e quantitativo. La nomina del nuovo commissario dunque va fatta subito, entro la prossima settimana. È questo il primo, fondamentale passaggio da sbloccare. Poi , come ho detto all’assemblea di lunedì scorso, bisogna tornare a ridiscutere la norma giuridica ed economico finanziaria. L’intendimento originale della legge era fare della biblioteca un istituto culturale di livello regionale. Ora, insieme con la Provincia e il Comune, occorre pensare un nuovo contenitore giuridico che dia sempre un ruolo importante al Comune: non è pensabile che l’amministrazione locale non sia parte attiva e diretta nella programmazione della vita culturale di quell’istituto. Ma bisogna anche i fare i conti con la realtà, perché se Comune e Provincia sono in forte difficoltà finanziaria, come è emerso, va trovata una soluzione condivisa».
Un altro ente? Oppure la Satta potrebbe diventare un dipartimento dell’Istituto regionale etnografico come è stato ipotizzato?
«La soluzione dell’Isre a mio avviso è percorribile, fra l’altro il ruolo del Comune sarebbe garantito perché il sindaco di Nuoro è già componente di diritto del consiglio d’amministrazione dell’istituto. Ma ci possono essere anche altre soluzioni. L’importante è ragionare tutti insieme attorno a un tavolo, tecnicamente e politicamente, individuare soluzioni. Mi impegno a farlo all’indomani della nomina del commissario».
Il nuovo assetto istituzionale dovrà poi passare al vaglio del consiglio regionale. Due anni fa la giunta comunale fece un appello a votare contro quello che riteneva uno “scippo”. Non ha paura che possa accadere lo stesso?
«Non credo. Il risultato di quella scelta è sotto gli occhi di tutti, direi».
Che impressioni ha ricavato dalla discussione tra i vari protagonisti del caso biblioteca Satta?
«È stato comunque un incontro necessario. Ovviamente ero già a conoscenza della grave situazione del consorzio. Ne sono dispiaciuto perché questo impasse non fa bene alla città e al tutto il territorio, lo dico perché la biblioteca era un presidio culturale importantissimo per tutto il Nuorese. Non solo un servizio al cittadino a partire dall’offerta dei libri, ma un progetto culturale importante che nel corso degli anni ha fatto molto. Un modello al quale si guardava anche da fuori i confini dell’isola».
Parla al passato. E oggi?
«Ora è dormiente, perché questa situazione di paralisi si protrae ormai da due anni con gli effetti che sono davanti a tutti: è stata chiusa per tutto il mese di agosto, fatto mai accaduto prima e che trovo sia simbolico sia sostanziale. È chiusa al sabato, addirittura la sezione Sardegna apre solo al mattino , mentre la biblioteca rionale di Monte Gurtei, un presidio in una zona un tempo periferica, ha chiuso del tutto. Personalmente vivo una forte preoccupazione da cittadino nuorese come dal mio profilo istituzionale».
La Regione cosa può fare?
«Tutti ricordiamo la vicenda della legge 2 del 2016, che in un primo tempo attribuiva un ruolo diverso alla Regione. La norma fu modificata dopo le proteste della giunta comunale (l’accusa ricorrente era cagliaricentrismo, ndr), creando di fatto una situazione di standby in attesa della soppressione delle province. Come sappiamo il referendum costituzionale non ha soppresso le province, dunque i due titolari della biblioteca attualmente sono ancora il Comune e la Provincia. La Regione e il mio assessorato cosa possono fare? Sicuramente c’è grande attenzione per la biblioteca Satta e per il suo ruolo. Il primo passo però devono farlo i due titolari, cioè il Comune e la Provincia».
Quale?
«Nominare un commissario perché possa approvare il bilancio che garantisca le funzioni minime istituzionali, così che l’impasse non produca altri effetti negativi. Non dimentichiamo, per esempio, che una cooperativa che erogava servizi importanti è fuori da aprile, e dunque la qualità del servizio è fortemente indebolita, in senso qualitativo e quantitativo. La nomina del nuovo commissario dunque va fatta subito, entro la prossima settimana. È questo il primo, fondamentale passaggio da sbloccare. Poi , come ho detto all’assemblea di lunedì scorso, bisogna tornare a ridiscutere la norma giuridica ed economico finanziaria. L’intendimento originale della legge era fare della biblioteca un istituto culturale di livello regionale. Ora, insieme con la Provincia e il Comune, occorre pensare un nuovo contenitore giuridico che dia sempre un ruolo importante al Comune: non è pensabile che l’amministrazione locale non sia parte attiva e diretta nella programmazione della vita culturale di quell’istituto. Ma bisogna anche i fare i conti con la realtà, perché se Comune e Provincia sono in forte difficoltà finanziaria, come è emerso, va trovata una soluzione condivisa».
Un altro ente? Oppure la Satta potrebbe diventare un dipartimento dell’Istituto regionale etnografico come è stato ipotizzato?
«La soluzione dell’Isre a mio avviso è percorribile, fra l’altro il ruolo del Comune sarebbe garantito perché il sindaco di Nuoro è già componente di diritto del consiglio d’amministrazione dell’istituto. Ma ci possono essere anche altre soluzioni. L’importante è ragionare tutti insieme attorno a un tavolo, tecnicamente e politicamente, individuare soluzioni. Mi impegno a farlo all’indomani della nomina del commissario».
Il nuovo assetto istituzionale dovrà poi passare al vaglio del consiglio regionale. Due anni fa la giunta comunale fece un appello a votare contro quello che riteneva uno “scippo”. Non ha paura che possa accadere lo stesso?
«Non credo. Il risultato di quella scelta è sotto gli occhi di tutti, direi».
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