Morbo blue tongue i pastori ogliastrini vogliono risposte
di Giusy Ferreli
Tertenia, richieste di risarcimento per il settore in ginocchio Oggi l’incontro nella sede della cooperativa Sant’Antonio
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TERTENIA. Epidemia di Blue tongue: le accuse rivolte nei giorni scorsi dai pastori ogliastrini alla Regione sembrano più che fondate. E le loro richieste di risarcimento motivate. Basta dare un’occhiata al decreto dell’assessorato regionale alla Sanità per rendersi conto che le prime avvisaglie del problema che sta mettendo in ginocchio il comparto in Ogliastra e nel Sarrabus siano state sottovalutate. Nel provvedimento, risalente allo scorso 9 marzo, i vertici regionali danno indicazioni precise su come affrontare il morbo che aveva già fatto la sua comparsa a novembre dello scorso anno.
Ma le misure, anche alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni, si sono rivelate del tutto insufficienti. All’origine delle recriminazione degli allevatori il fatto che le prime avvisaglie sulla diffusione del virus, con la comparsa di un nuovo sierotipo, il 4, si erano presentate già lo scorso autunno. E le domande sul perché la Regione non abbia provveduto ad una vaccinazione a tappeto ma si sia limitata a effettuare la profilassi solo nel raggio dei venti chilometri dai tre focolai del virus riscontrati nei comuni di San Teodoro, Ottana e nel sassarese, si susseguono senza sosta. Perché nel programma di profilassi vaccinale contro la febbre catarrale degli ovini, documento allegato al decreto firmato dall'assessore Luigi Arru, nessuna campagna vaccinale è stata prevista per l’intero territorio regionale? Perché ci si è limitati ad un’area circoscritta nei territori della Sardegna nord orientale nelle provincie di Sassari, Nuoro e Olbia-Tempio? Sono in tanti a ritenere che quando il 14 agosto scorso il sierotipo 4 – noto nel resto del territorio nazionale ma sino allo scorso novembre ancora sconosciuto in Sardegna – ha fatto la sua comparsa a Bari Sardo abbia avuto gioco facile proprio a causa della mancata vaccinazione. Da quel giorno si è propagato rapidamente senza alcun argine diffondendosi in centinaia di aziende. Queste stesse domande i pastori le hanno formulate anche nell’assemblea che si è tenuta giovedì passato a Bari Sardo alla presenza di Alberto Laddoma, direttore generale dell’istituto zooprofilattico, e di Franco Sgarangella, direttore dipartimento di prevenzione della Asl unica. Ora però non si limitano alla denuncia ma invocano soluzioni concrete. Il rischio è che il diffondersi della malattia si trasformi nel colpo di grazia per un comparto che paga pegno alla siccità e all'annosa vertenza sul prezzo del latte Qualche risposta in questo senso potrebbe arrivare questa mattina nel corso dell’incontro in programma a Tertenia, altro centro gravemente colpito dall’epidemia. All’iniziativa che si terrà alla 10,30 nella sede della cooperativa Latteria sociale Sant’Antonio parteciperà il consigliere regionale ogliastrino Franco Sabatini.
Ma le misure, anche alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni, si sono rivelate del tutto insufficienti. All’origine delle recriminazione degli allevatori il fatto che le prime avvisaglie sulla diffusione del virus, con la comparsa di un nuovo sierotipo, il 4, si erano presentate già lo scorso autunno. E le domande sul perché la Regione non abbia provveduto ad una vaccinazione a tappeto ma si sia limitata a effettuare la profilassi solo nel raggio dei venti chilometri dai tre focolai del virus riscontrati nei comuni di San Teodoro, Ottana e nel sassarese, si susseguono senza sosta. Perché nel programma di profilassi vaccinale contro la febbre catarrale degli ovini, documento allegato al decreto firmato dall'assessore Luigi Arru, nessuna campagna vaccinale è stata prevista per l’intero territorio regionale? Perché ci si è limitati ad un’area circoscritta nei territori della Sardegna nord orientale nelle provincie di Sassari, Nuoro e Olbia-Tempio? Sono in tanti a ritenere che quando il 14 agosto scorso il sierotipo 4 – noto nel resto del territorio nazionale ma sino allo scorso novembre ancora sconosciuto in Sardegna – ha fatto la sua comparsa a Bari Sardo abbia avuto gioco facile proprio a causa della mancata vaccinazione. Da quel giorno si è propagato rapidamente senza alcun argine diffondendosi in centinaia di aziende. Queste stesse domande i pastori le hanno formulate anche nell’assemblea che si è tenuta giovedì passato a Bari Sardo alla presenza di Alberto Laddoma, direttore generale dell’istituto zooprofilattico, e di Franco Sgarangella, direttore dipartimento di prevenzione della Asl unica. Ora però non si limitano alla denuncia ma invocano soluzioni concrete. Il rischio è che il diffondersi della malattia si trasformi nel colpo di grazia per un comparto che paga pegno alla siccità e all'annosa vertenza sul prezzo del latte Qualche risposta in questo senso potrebbe arrivare questa mattina nel corso dell’incontro in programma a Tertenia, altro centro gravemente colpito dall’epidemia. All’iniziativa che si terrà alla 10,30 nella sede della cooperativa Latteria sociale Sant’Antonio parteciperà il consigliere regionale ogliastrino Franco Sabatini.
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