MACOMER. A pochi chilometri da Macomer, sulla statale 129bis, si erge l’imponente nuraghe “Succuronis” scelto come roccaforte dal deputato di Unidos, Mauro Pili, per concludere la campagna “Sardegna No scorie”, promossa dal movimento politico e iniziata ad agosto a Ottana. Proprio oggi si conclude la consultazione per la valutazione ambientale strategica (VAS), la procedura per la scelta del deposito unico nazionale per la gestione dei combustibili esauriti e delle scorie nucleari.
«Il Governo – afferma Pili – con il programma nazionale depositato ad agosto al ministero dell’ambiente per la VAS punta ancora una volta alla nostra isola. Un piano subdolo che non indica mai il nome ma che nei contenuti punta esplicitamente ancora una volta alla Sardegna. La consultazione pubblica per la VAS è apparentemente rivolta al metodo ma è in realtà incentrata sul documento dell’Ispra il cui piano ha un solo comune denominatore: escludere tutte le aree a rischio nel territorio nazionale. Documenti e studi oltre a carte e mappe che indicano rischi e pericoli – conclude il deputato di Unidos – in sintesi affermano che la Sardegna sarebbe la terra più sicura per il deposito di scorie nucleari».
Nonostante le forti raffiche di maestrale sull’altipiano di Bara dentro la fortezza nuragica, scelta proprio come simbolo ideale di resistenza del Popolo sardo per respingere l’ennesimo agguato di Stato alla Sardegna, tante le presenze di amministratori e cittadini mentre sono intervenuti, oltre a Mauro Pili, anche il leader dell’indipendentismo sardo Bainzu Piliu e, a nome degli amministratori, il sindaco di Sedilo Salvatore Pes che hanno rimarcato la necessità di «difendere la nostra identità e la nostra terra senza subire altre angherie dallo Stato mettendo in marcia il popolo sardo».
Durante la manifestazione è stato lanciato l’ennesimo appello ai sindaci perché inviino entro oggi al ministero dell’ambiente il documento di opposizione alla realizzazione nell’isola del deposito unico per materiale radioattivo. Con una affluenza record nel 2011 nel referendum costituzionale quasi 900mila sardi dissero no alla costruzione di centrali nucleari e allo stoccaggio delle scorie radioattive nell'isola.