Così si può far rinascere il centro storico di Oliena
di Michela Columbu
Studenti di architettura da tutta Italia hanno partecipato al workshop Re-Start L’iniziativa del Politecnico di Milano insieme agli atenei di Sassari e Cagliari
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OLIENA. Non solo recupero strutturale e nuova vita per gli immobili del centro storico, ma uno studio globale che comprende anche abitudini, consuetudini e un modo di vivere che, in parte, Oliena nel tempo ha smarrito. Perché ritrovare i luoghi che anticamente davano spazio a una socialità diversa, e lì costruire gli spazi per un nuovo modo di abitare il paese tornando a vivere il centro storico, è possibile. Ne sono convinti gli studenti di architettura che hanno partecipato dal primo al dieci settembre al workshop Re-Start, architecture end urban design, articolato in un momento di studio e scoperta del territorio, e dopo di progettazione da parte di sei gruppi di lavoro. Un nutrito gruppo di studenti delle facoltà del Politecnico di Milano, Università di Cagliari, di Sassari e Alghero, ma anche una studentessa da Madrid e uno dalla Cina, seguiti da docenti e tutor delle proprie università e da quelle di Lisbona, de Alcalà de Madrid e da quella cinese di Tianjin, hanno abitato e osservato Oliena e il suo territorio per dieci giorni, con lo spirito di trovare e reinterpretare gli elementi comunitari, simbolo di una economia antica, fiorente e basata sull'agricoltura.
I progetti. Sei progetti sono stati quindi presentati alla popolazione in occasione di Cortes Apertas, ognuno di questi pensato per rivalutare un aspetto urbano e economico, con l’occhio puntato sul centro matrice, che negli anni è stato abbandonato e che ora è necessario recuperare. E la stessa popolazione li ha valutati e studiati, premiando quelli che più si avvicinavano alle esigenze reali della popolazione e del paese. Ma ogni recupero si sa, deve essere fatto in un contesto che ne garantisca un utilizzo e una funzionalità, per questo motivo è stato necessario immergersi nella quotidianità cittadina. È stato semplice per i ragazzi individuare nelle panche in granito che affollano gli ingressi delle vecchie case i luoghi che un tempo erano dello scambio e del confronto. Così come ripensare a una diversa fruizione del Rio Golati, il corso d’acqua che attraversa il paese, e che «attualmente è un elemento avulso, inquadrato nei suoi argini di calcestruzzo che trancia l’organismo urbano e non dialoga con esso». Obiettivo di uno degli elaborati è proprio quello di rimettere il corso d’acqua al centro della vita urbana, attraverso la riattivazione degli orti urbani e una zona pedonale. Allo stesso modo, in un altro progetto, per dare visibilità alle piccole attività economiche che appunto avrebbero la loro sede nel centro storico, si è pensato tra le altre cose alla costituzione di una associazione e l’attivazione di un canale di vendita che utilizzi la rete. Puntando anche sulla formazione degli operatori. Accoglienza socio sanitaria diffusa e recupero degli immobili in funzione di servizi alla persona è stato invece lo scopo di un altro progetto, che ha visto nel centro storico il luogo ideale per l’insediamento di tutti quei servizi sanitari capaci di rispettare gli stili di vita propri della Barbagia, patria di numerosi centenari. I progetti ovviamente, nel rispetto dell'iniziativa, sono stati costruiti con obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
Il gruppo di lavoro. A coordinare il tutto i docenti Laura Daglio, Roberto Podda e Giuseppe Boi del Politecnico di Milano, con Francesco Spanedda dell’Università di Sassari e Carlo Atzeni da quella di Cagliari. «I ragazzi non hanno solo abitato a Oliena, ma hanno proprio vissuto il paese – spiega Laura Daglio, professore associato in tecnologia dell'architettura al Politecnico di Milano –, hanno conosciuto la vera ospitalità olianese, hanno assaporato il piacere di essere invitati dentro casa a bere un caffè, e hanno scoperto un territorio ricco dove l’agricoltura è elemento centrale». Ed è proprio quella economia che ha caratterizzato il centro storico, fatto di antichi cortili e cantine nascoste, scrigno dei prodotti più preziosi del paese ai piedi del Corrasi: olio e nepente. «Prossimo obiettivo è quello di organizzare un altro workshop, sulla linea di questo e della tavola rotonda “Innesti urbani” dell’anno scorso, alla quale parteciparono gli stessi partner».
I progetti. Sei progetti sono stati quindi presentati alla popolazione in occasione di Cortes Apertas, ognuno di questi pensato per rivalutare un aspetto urbano e economico, con l’occhio puntato sul centro matrice, che negli anni è stato abbandonato e che ora è necessario recuperare. E la stessa popolazione li ha valutati e studiati, premiando quelli che più si avvicinavano alle esigenze reali della popolazione e del paese. Ma ogni recupero si sa, deve essere fatto in un contesto che ne garantisca un utilizzo e una funzionalità, per questo motivo è stato necessario immergersi nella quotidianità cittadina. È stato semplice per i ragazzi individuare nelle panche in granito che affollano gli ingressi delle vecchie case i luoghi che un tempo erano dello scambio e del confronto. Così come ripensare a una diversa fruizione del Rio Golati, il corso d’acqua che attraversa il paese, e che «attualmente è un elemento avulso, inquadrato nei suoi argini di calcestruzzo che trancia l’organismo urbano e non dialoga con esso». Obiettivo di uno degli elaborati è proprio quello di rimettere il corso d’acqua al centro della vita urbana, attraverso la riattivazione degli orti urbani e una zona pedonale. Allo stesso modo, in un altro progetto, per dare visibilità alle piccole attività economiche che appunto avrebbero la loro sede nel centro storico, si è pensato tra le altre cose alla costituzione di una associazione e l’attivazione di un canale di vendita che utilizzi la rete. Puntando anche sulla formazione degli operatori. Accoglienza socio sanitaria diffusa e recupero degli immobili in funzione di servizi alla persona è stato invece lo scopo di un altro progetto, che ha visto nel centro storico il luogo ideale per l’insediamento di tutti quei servizi sanitari capaci di rispettare gli stili di vita propri della Barbagia, patria di numerosi centenari. I progetti ovviamente, nel rispetto dell'iniziativa, sono stati costruiti con obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
Il gruppo di lavoro. A coordinare il tutto i docenti Laura Daglio, Roberto Podda e Giuseppe Boi del Politecnico di Milano, con Francesco Spanedda dell’Università di Sassari e Carlo Atzeni da quella di Cagliari. «I ragazzi non hanno solo abitato a Oliena, ma hanno proprio vissuto il paese – spiega Laura Daglio, professore associato in tecnologia dell'architettura al Politecnico di Milano –, hanno conosciuto la vera ospitalità olianese, hanno assaporato il piacere di essere invitati dentro casa a bere un caffè, e hanno scoperto un territorio ricco dove l’agricoltura è elemento centrale». Ed è proprio quella economia che ha caratterizzato il centro storico, fatto di antichi cortili e cantine nascoste, scrigno dei prodotti più preziosi del paese ai piedi del Corrasi: olio e nepente. «Prossimo obiettivo è quello di organizzare un altro workshop, sulla linea di questo e della tavola rotonda “Innesti urbani” dell’anno scorso, alla quale parteciparono gli stessi partner».
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