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Nuoro

I 250 lavoratori: «Siamo preoccupati per il nostro futuro»

di Francesco Pirisi
I 250 lavoratori: «Siamo preoccupati per il nostro futuro»

NUORO. Nuovo giro di attesa e preoccupazione per i 250 lavoratori impegnati nei servizi della sanità in città e provincia. Operatori del portierato e Cup (centro prenotazioni), insieme a un centinaio...

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NUORO. Nuovo giro di attesa e preoccupazione per i 250 lavoratori impegnati nei servizi della sanità in città e provincia. Operatori del portierato e Cup (centro prenotazioni), insieme a un centinaio di ausiliari, molti dei quali entrati a lavorare nel 2008 nelle società appaltatrici del project financing. Il contratto da oltre un miliardo di euro, per 27 anni, è stato però abbattuto prima dall’ex Asl e ora dalla stessa sentenza del Tar che ha respinto il ricorso della parte contraente, il Pssc (Polo sanitario della Sardegna centrale). Il destino dei servizi e dei posti di lavoro è il primo assillo di queste ore, visto che appalti specifici e contratti di lavoro seguono l’epilogo dell’accordo principale. Piero Salerno, da anni impiegato al Cup dell’ex Inam: «La preoccupazione e l’ansia sono diffuse e palpabili, dopo le ultime vicende. C’è poi un altro aspetto che appesantisce il nostro stato d’animo: nessuno ci informa sulla situazione attuale e il futuro». Gli unici a farsi sentire negli ultimi mesi sono stati i dirigenti della società di appartenenza, l’Aep Multiservizi: «A maggio ci hanno incontrato e spiegato che ormai la loro presenza nell’Area sanitaria nuorese era alla fine e dunque saremo stati licenziati». Epilogo tra l’altro messo in conto. La decisione di chiudere con il progetto di finanza ha rappresentato per gli operatori dei servizi l’inizio dell’instabilità di lavoro ed economica. Sono del novembre scorso le prime denunce di stipendi ritardati o pagati a metà. Ritardi che la ditta ha giustificato con il mancato incasso delle spettanze dovutele dall’ex Asl. Paradossalmente i mesi successivi, quelli dove il disagio avrebbe dovuto raggiungere l’apice, sono scivolati con meno patemi. Perché, afferma Salerno, «siamo stati retribuiti in maniera regolare, o con ritardi di qualche giorno. Nonostante la società abbia subito il taglio dei trasferimenti per i servizi appaltati». Dopo la stagione piatta, si ritorna all’origine dei problemi, conferma l’operatore del Cup: «Ci eravamo convinti che in questi mesi si trovasse la soluzione definitiva per la nostra collocazione. A gennaio abbiamo avuto un incontro con l’assessore regionale della Sanità, Luigi Arru, dove siamo stati rassicurati sul futuro, con la prospettiva di entrare nei ranghi dell’azienda sanitaria. Soluzione peraltro già attivata dall’ex commissario della Asl, Palermo, che aveva fatto la richiesta formale alla Regione. Ma da quell’incontro non c’è stata più alcuna comunicazione». Piero Salerno, con i suoi colleghi, non vede soluzioni differenti: «La via è quella naturale, considerato che operiamo all’interno dei diversi servizi che la sanità dà ai cittadini. Questo vale soprattutto per gli impiegati del Cup e gli ausiliari. Qualche problema potrebbe sussistere per l’inquadramento degli addetti al portierato, se l’azienda dovesse decidere di trasferirli in carico alle società di vigilanza, che prendono gli appalti dell’Ats. Con i rischi di turni delle volte massacranti e senza un corrispondente riconoscimento economico». Tra i vantaggi dell’assorbimento dei lavoratori, Salerno ci mette anche quello economico per l’azienda: «Ho calcolato un risparmio complessivo di 2 milioni all’anno. Questo perché? Con l’attuale sistema all’Ats ogni lavoratore dei servizi costa 21 euro all’ora, mentre a noi ne vanno appena 7, per uno stipendio mensile di 850. Con la nova soluzione il costo orario scenderebbe a 13 euro».

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