Arrivate le lettere agli ultimi licenziati Sipario su Ottana
di Federico Sedda
La storia dell’industria nei racconti dei lavoratori espulsi «Dalle Industriali di Tonara ai Polimeri e ora che cosa farò?»
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OTTANA. Ottana Polimeri, la fabbrica che un tempo produceva plastica per bottiglie dando lavoro a centinaia di persone, da ieri produce soltanto disoccupati: tutti i 58 lavoratori che erano in cassa integrazione da tre anni e da ieri sono per strada. Per loro sono rimaste soltanto amarezza e rassegnazione.
«Domani andrò a iscrivermi all’ufficio di collocamento e poi comincerò a mandare curriculum, con la speranza di trovare un nuovo lavoro» ha detto Fabrizio Porcu, 34 anni, di Ottana, da ieri un ex lavoratore di Ottana Polimeri. Anche lui, come gli altri 57 suoi colleghi senza lavoro e in cassa integrazione dal 2014, ieri ha ricevuto la lettera di licenziamento del patron Paolo Clivati. «Il recesso dal rapporto di lavoro – si legge nella raccomandata – avrà effetto dal 23 settembre 2017». Da domani, quando Fabrizio si iscriverà negli elenchi della Naspi, come si chiamano ora le vecchie liste degli uffici di collocamento, sarà ufficialmente disoccupato. Un trentaquattrenne disoccupato dopo dieci anni di lavoro alimentato dal sogno di avere trovato un futuro, a 22 anni. Un sogno che si è infranto quando la lettera di licenziamento è diventata operativa.
La storia. «Sono entrato in fabbrica nel febbraio del 2005 – racconta Fabrizio – dopo essermi diplomato al Liceo scientifico di Nuoro. Il mio primo stipendio era di mille e 200 euro. Ho fatto i corsi e poi sono entrato in turno nel reparto tereftalico a fare il quadrista e lo stipendio è aumentato». Così Fabrizio aveva cominciato a pensare al futuro. «Nel 2009 – sottolinea con amarezza – ho fatto il progetto per costruirmi la casa a Ottana, a pochi chilometri da quello che consideravo un lavoro sicuro».
Invece, ha dovuto ricredersi. «Nel 2012 – continua l’ormai ex operaio chimico – alle prime avvisaglie di crisi di Ottana Polimeri ho preferito mollare tutto perché non mi sentivo sicuro. Addio al sogno di costruirmi la casa e potermi sposare. A novembre del 2014 – racconta ancora Fabrizio Porcu – il reparto tereftalico ha chiuso ed è cominciata la cassa integrazione. Fino a ieri. Tre anni che sono serviti a illuderci su nuovi progetti industriali che, invece, non c'erano. Tre anni persi. Sarebbe stato meglio se ci avessero licenziato allora così avrei avuto più tempo per cercare un altro lavoro».
Ma Fabrizio ha anche un altro rammarico: «In questi tre anni mi è stato impedito di entrare in fabbrica per controllare gli impianti, in qualità di Rsl (rappresentante della sicurezza dei lavoratori, ndr). Mi auguro ora che quegli impianti non vengano smantellati».
Sì, perché quegli impianti, ristrutturati dieci anni fa con soldi pubblici, sono ancora efficienti e in grado di produrre.
Il veterano. «Il paradosso più grande – osserva Carlo Dearca di Tonara, che con i suoi 61 anni era il veterano della fabbrica ottanese –- è che l'industria chimica ha chiuso in un periodo in cui il pet (plastica per bottiglie) ha un mercato in attivo, come dimostrano le industrie olandesi. Non capisco perché a Ottana si è voluto chiudere». Da ieri anche Carlo Dearca è disoccupato. «Ma – fa sapere – dopo due anni di Naspi forse troverò l’aggancio per potere andare in pensione».
Le Industriali di Tonara. La sua storia, oltre che con la fabbrica, si incarna con quella dell’Istituto industriale di Tonara, corso per chimici. Un corso nato nei primi anni Settanta proprio in funzione della fabbrica di Ottana. «Nel 1974 – racconta Carlo Dearca – sono stato il primo diplomato di quel corso. Ho lavorato subito alla Rumianca di Cagliari. Nel 1983 sono entrato nel reparto tereftalico di Ottana come capo turno. Ho vissuto tutte le ristrutturazioni e le diminuzioni di personale e purtroppo fino alla chiusura totale». Una vita vissuta in fabbrica dove Carlo Dearca sperava di dare un futuro alla figlia, anche lei alunna delle Industriali di Tonara. «Ma – dice sconsolato l’ormai ex operaio – quando si diplomerà dovrà cercare lavoro altrove».
La chiusura della fabbrica ha interrotto il passaggio generazionale degli operai. Molti lavoratori licenziati ieri sono figli di ex lavoratori ormai in pensione. Alcuni ingegneri, altri diplomati e diplomate proprio alle Industriali di Tonara. Età media: 40 anni. Troppo giovani per non lavorare e forse troppo vecchi per trovare un altro lavoro. La storia dell’industria chimica di Ottana si chiude nel modo peggiore: senza alternative alla disoccupazione. Una fine annunciata e attesa con rassegnazione, come se quella fabbrica, dove centinaia di persone si erano costruite la vita, sia scomparsa nel nulla. Nel silenzio di tutti.
«Domani andrò a iscrivermi all’ufficio di collocamento e poi comincerò a mandare curriculum, con la speranza di trovare un nuovo lavoro» ha detto Fabrizio Porcu, 34 anni, di Ottana, da ieri un ex lavoratore di Ottana Polimeri. Anche lui, come gli altri 57 suoi colleghi senza lavoro e in cassa integrazione dal 2014, ieri ha ricevuto la lettera di licenziamento del patron Paolo Clivati. «Il recesso dal rapporto di lavoro – si legge nella raccomandata – avrà effetto dal 23 settembre 2017». Da domani, quando Fabrizio si iscriverà negli elenchi della Naspi, come si chiamano ora le vecchie liste degli uffici di collocamento, sarà ufficialmente disoccupato. Un trentaquattrenne disoccupato dopo dieci anni di lavoro alimentato dal sogno di avere trovato un futuro, a 22 anni. Un sogno che si è infranto quando la lettera di licenziamento è diventata operativa.
La storia. «Sono entrato in fabbrica nel febbraio del 2005 – racconta Fabrizio – dopo essermi diplomato al Liceo scientifico di Nuoro. Il mio primo stipendio era di mille e 200 euro. Ho fatto i corsi e poi sono entrato in turno nel reparto tereftalico a fare il quadrista e lo stipendio è aumentato». Così Fabrizio aveva cominciato a pensare al futuro. «Nel 2009 – sottolinea con amarezza – ho fatto il progetto per costruirmi la casa a Ottana, a pochi chilometri da quello che consideravo un lavoro sicuro».
Invece, ha dovuto ricredersi. «Nel 2012 – continua l’ormai ex operaio chimico – alle prime avvisaglie di crisi di Ottana Polimeri ho preferito mollare tutto perché non mi sentivo sicuro. Addio al sogno di costruirmi la casa e potermi sposare. A novembre del 2014 – racconta ancora Fabrizio Porcu – il reparto tereftalico ha chiuso ed è cominciata la cassa integrazione. Fino a ieri. Tre anni che sono serviti a illuderci su nuovi progetti industriali che, invece, non c'erano. Tre anni persi. Sarebbe stato meglio se ci avessero licenziato allora così avrei avuto più tempo per cercare un altro lavoro».
Ma Fabrizio ha anche un altro rammarico: «In questi tre anni mi è stato impedito di entrare in fabbrica per controllare gli impianti, in qualità di Rsl (rappresentante della sicurezza dei lavoratori, ndr). Mi auguro ora che quegli impianti non vengano smantellati».
Sì, perché quegli impianti, ristrutturati dieci anni fa con soldi pubblici, sono ancora efficienti e in grado di produrre.
Il veterano. «Il paradosso più grande – osserva Carlo Dearca di Tonara, che con i suoi 61 anni era il veterano della fabbrica ottanese –- è che l'industria chimica ha chiuso in un periodo in cui il pet (plastica per bottiglie) ha un mercato in attivo, come dimostrano le industrie olandesi. Non capisco perché a Ottana si è voluto chiudere». Da ieri anche Carlo Dearca è disoccupato. «Ma – fa sapere – dopo due anni di Naspi forse troverò l’aggancio per potere andare in pensione».
Le Industriali di Tonara. La sua storia, oltre che con la fabbrica, si incarna con quella dell’Istituto industriale di Tonara, corso per chimici. Un corso nato nei primi anni Settanta proprio in funzione della fabbrica di Ottana. «Nel 1974 – racconta Carlo Dearca – sono stato il primo diplomato di quel corso. Ho lavorato subito alla Rumianca di Cagliari. Nel 1983 sono entrato nel reparto tereftalico di Ottana come capo turno. Ho vissuto tutte le ristrutturazioni e le diminuzioni di personale e purtroppo fino alla chiusura totale». Una vita vissuta in fabbrica dove Carlo Dearca sperava di dare un futuro alla figlia, anche lei alunna delle Industriali di Tonara. «Ma – dice sconsolato l’ormai ex operaio – quando si diplomerà dovrà cercare lavoro altrove».
La chiusura della fabbrica ha interrotto il passaggio generazionale degli operai. Molti lavoratori licenziati ieri sono figli di ex lavoratori ormai in pensione. Alcuni ingegneri, altri diplomati e diplomate proprio alle Industriali di Tonara. Età media: 40 anni. Troppo giovani per non lavorare e forse troppo vecchi per trovare un altro lavoro. La storia dell’industria chimica di Ottana si chiude nel modo peggiore: senza alternative alla disoccupazione. Una fine annunciata e attesa con rassegnazione, come se quella fabbrica, dove centinaia di persone si erano costruite la vita, sia scomparsa nel nulla. Nel silenzio di tutti.
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