«Ho realizzato il sogno di incontrare il Papa»
di Alessandro Mele
Antonio Mele, disabile dopo un incidente, in Vaticano con il coro Canarjos Il gruppo si è esibito in piazza San Pietro durante l’udienza. «Emozione grande»
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NUORO. «A volte i sogni diventano realtà. Un momento intenso, bellissimo. Un momento unico dove quello che prima sembrava solo un sogno è diventato come per magica realtà. Un momento che forse non si presenterà più ma che per mia fortuna ho vissuto e che porterò sempre nel cuore. Ma non solo nel mio, anche in quello di mia moglie che al momento dell'incontro si trovava solo a pochi metri». A raccontarsi è Antonio Mele, 44 anni, originario di Mamoiada e componente del Coro Canarjos. Affetto da una forma di grave disabilità, che non gli consente di muoversi a un incidente automobilistico avuto nel 2001, grazie alla formazione corale nuorese diretta da Giampaolo Caldino (che si è esibita per l’occasione) è riuscito a incontrare Papa Francesco in occasione dell’udienza generale tenutasi qualche settimana fa in piazza San Pietro nella giornata dedicata agli sposi novelli. «Ho avuto la possibilità di parlare col Santo Padre, di chiedergli un miracolo: l’arrivo di una nuova gioia nella mia, nella nostra vita, di quelle gioie che hanno solo gli occhi dei bambini. Non quello di camminare nuovamente ma qualcosa di molto più grande. Un’emozione forte ha attraversato la mia anima, il Papa mi guardava fisso negli occhi. Lui mi ha capito». Antonio e la moglie Bastianina non hanno chiesto la guarigione dalla disabilità che lo accompagna ormai da 17 anni nella lettera consegnata direttamente nelle mani del Santo Padre, ma un miracolo molto più importante (l’arrivo in famiglia di un bambino attraverso l’adozione) ed attendono speranzosi una risposa del Pontefice. «Faccia portare questa lettera sulla mia scrivania, la voglio leggere più tardi». Questa la richiesta formulata da Papa Francesco al cerimoniere che, come da protocollo, era pronto a mettere i fogli di carta arrivati direttamente da Nuoro insieme alle tante altre lettere che ogni giorno giungono in Vaticano con richieste di grazia o semplicemente di una preghiera particolare. «Questo incontro rappresenta un momento storico nella mia vita, certe esperienze bisogna saperle vivere e la vita in sé vale la pena di essere vissuta. In diciassette anni che convivo con la mia sedia ho vissuto molto di più dei ventotto anni precedenti, non bisogna mai buttarsi giù e lo raccomando a tutti, volere è potere». Parole forti e significative quelle di Antonio Mele, un uomo che, oltre alla sua professione di trattorista, ha sempre coltivato diverse passioni: non solo il folklore, prima con i Mamuthones di Mamoiada e successivamente con l’esperienza corale, ma anche l’hobby della caccia e della pesca oltre a una particolare passione per lo sport estremo del parapendio. «Mi ha sorriso e una delicata carezza ha accompagnato il suo saluto – ha concluso Antonio – è comunque un grande miracolo quello di essere arrivato così vicino al Papa, un'emozione che tutti dovrebbero provare». Un’esperienza importante anche per gli altri compagni di viaggio del Coro Canarjos che hanno portato in una Piazza San Pietro, gremita, uno spaccato delle tradizioni popolari della Sardegna attraverso i canti del proprio repertorio eseguiti indossando il costume tradizionale nuorese.
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