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Nuoro

Il Consorzio rilancia il vecchio progetto della diga a Giunturas

di Sergio Secci
Il Consorzio rilancia il vecchio progetto della diga a Giunturas

Lodè, uno sbarramento alla confluenza del Rio Posada Ma Spanu e Tola si oppongono: «No dallo statuto del Parco»

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LODÈ. Si torna a parlare della realizzazione di una nuova diga in località Giunturas agro di Lodè, uno sbarramento alla confluenza del fiume Posada e del Rio Mannu che dovrebbe invasare circa settanta milioni di metri cubi d’acqua per risolvere in maniera definitiva i problemi idrici della baronia e della bassa Gallura. A far tornare in auge un piano caduto nell’oblio dopo i miliardi di lire spesi dalla Regione una dozzina di anni orsono per progettazione e carotaggi, è stato il presidente del Consorzio di bonifica, Ambrogio Guiso. Nella riunione per fare il punto sulla tragica situazione idrica che affligge i centri della costa, Guiso ha proposto di rispolverare il vecchio progetto. Una richiesta che ha però trovato la netta opposizione del presidente del parco di Tepilora Graziano Spanu e del sindaco di Posada Roberto Tola mentre il primo cittadino di Torpè Omar Cabras non si è detto contrario a priori a patto che si pensi prima a concludere i lavori dell’invaso del Maccheronis.

«Guiso parla di realizzare un nuovo invaso – spiega Spanu – ma l’indirizzo politico attuale della Regione, è ben diverso visto che lo statuto del parco di Tepilora approvato nel 2014, all’articolo 1, esclude la realizzazione in area protetta di nuovi sbarramenti artificiali per evitare il fenomeno dell’arretramento della costa. Singolare che il presidente del Consorzio – continua il sindaco – pensi a progetti ancora da finanziare mentre si dovrebbe concentrare sulle priorità urgenti, ossia far collaudare e riprendere i lavori della diga esistente. L’università di Cagliari che si occupa degli studi sulla sicurezza dopo l’alluvione del 2013, dica con chiarezza se sono fattibili i lavori d’innalzamento del Maccheronis perché con 35 milioni di mc, ci sarebbe acqua a sufficienza sia per le campagne che per scopi potabili. Gli amministratori del Consorzio – conclude il presidente del parco – dovrebbero richiamare i politici a prendere posizione sul perché i lavori siano fermi da quattro anni e sollecitare un indagine per risalire ad eventuali responsabilità». Gli studi effettuati dai tecnici dell’Università non sono stati pubblicati ma pare che il bacino imbrifero del Posada, vasto 680 km quadri, sarebbe capace di sviluppare un’ondata di massima piena di oltre 5000 metri cubi al secondo, ben superiore quindi secondo i nuovi calcoli a quella fatta registrate nel corso dell’alluvione del 2013. Dati che se confermati, potranno portare a rivedere l’intero progetto dell’innalzamento del Maccheronis e cambiare l’impostazione della diga. Probabilmente, andrebbero rivisti anche i piani relativi ai pericoli da allagamenti in tutta la vallata ricalcolando i tempi dell’ondata di piena e i rischi di pericolosità idraulica.

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