All’asta i macchinari dell’ex calzificio Queen di Macomer
di Paolo Maurizio Sechi
La vendita on line delle attrezzature terminerà il 17 ottobre Si chiude uno dei capitoli della storia economica della città
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MACOMER. Con l’asta giudiziaria per la vendita degli ultimi macchinari e attrezzature del comparto della tessitura per il fallimento del calzificio Queen si chiude definitivamente l’importante comparto del tessile che ha caratterizzato la storia e l’economia della città nel secolo scorso. L’asta on line a offerta libera che terminerà martedì 17 ottobre comprende le ultime attrezzature e macchinari del calzificio Queen dopo il fallimento decretato dal Tribunale di Oristano nel 2012. Attualmente sono in vendita presso il sito Gobid.it, il magazzino meccanico rotante, l’impianto di dosaggio dei prodotti chimici, tinture e cucina colori, le strutture e gli accessori di alimentazione delle macchine di tessitura collant donna e intimo, l’impianto di aspirazione e filtrazione, i carrelli elevatori della Fiat-Om e diverse scaffalature metalliche modulari porta pallets. Ora del settore tessile a Macomer rimangono solo i vecchi telai e altre attrezzature nella struttura ora ristrutturata dell’ex Alas, l’antico stabilimento della Società Lanaria Sarda situati nei pressi delle Ferrovie Complementari che dagli anni trenta rappresentò il cuore produttivo di Macomer anche per la presenza di diversi caseifici e uno dei primissimi nuclei industriali della Sardegna. L’Alas, nata inizialmente nei primi anni Trenta per la lavorazione artigianale della lana, materia prima del settore della pastorizia, per la produzione del tessuto chiamato “fresi” o orbace, divenne poi stabilimento per la lavatura, follatura, tintura e rifinitura del tessuto fino al completamento della struttura e con nuovi macchinari nel 1947 con produzione di coperte, e panno grigio verde destinato soprattutto al Ministero della Difesa per i militari arrivando ad occupare quasi 500 dipendenti tra cui tantissime donne.
Dopo la chiusura dell’Alas aprì nel 1989 la Texal, degli imprenditori di Prato Giannerini e Scarserini che produceva a Tossilo tessuti e tappeti rilevata poi dal GST, Gruppo Tessile Mediterraneo, fallito poi nel 2003. La Legler, nata come Tirsotex nel 1972, apri gli stabilimenti di Ottana, Siniscola e Macomer per tessitura e filatura nel 1990 e dopo varie riduzioni di personale, mobilità e cassa integrazione dovute anche alla crisi del denim fu dichiarato il fallimento nel 2010 e il successivo un anno dopo con la società Texer. Anche il calzificio Quenn è nato nel 1990 nel moderno stabilimento di Tossilo come società Intex, una diramazione della finanziaria regionale Sfirs, per la produzione di collant e intimo. La fabbrica dopo varie vertenze e interventi di ammortizzatori sociali per i dipendenti fu rilevata dalla società Ft Calze nel 2009 con 58 lavoratori e chiusa nel 2012. Il Calzificio Queen negli anni di maggior produzione ha avuto oltre 500 dipendenti.
Dopo la chiusura dell’Alas aprì nel 1989 la Texal, degli imprenditori di Prato Giannerini e Scarserini che produceva a Tossilo tessuti e tappeti rilevata poi dal GST, Gruppo Tessile Mediterraneo, fallito poi nel 2003. La Legler, nata come Tirsotex nel 1972, apri gli stabilimenti di Ottana, Siniscola e Macomer per tessitura e filatura nel 1990 e dopo varie riduzioni di personale, mobilità e cassa integrazione dovute anche alla crisi del denim fu dichiarato il fallimento nel 2010 e il successivo un anno dopo con la società Texer. Anche il calzificio Quenn è nato nel 1990 nel moderno stabilimento di Tossilo come società Intex, una diramazione della finanziaria regionale Sfirs, per la produzione di collant e intimo. La fabbrica dopo varie vertenze e interventi di ammortizzatori sociali per i dipendenti fu rilevata dalla società Ft Calze nel 2009 con 58 lavoratori e chiusa nel 2012. Il Calzificio Queen negli anni di maggior produzione ha avuto oltre 500 dipendenti.
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