Soddu: «La città del sapere riparte dalle periferie»
di Francesco Pirisi
Il sindaco illustra il piano di rilancio con i 18 milioni messi a disposizione dal Cipe Dall’ex mulino Gallisai al recupero dell’Artiglieria: «Punteremo sull’università»
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NUORO. L'amministrazione civica ha avviato le progettazioni del piano di rilancio delle periferie, grazie ai fondi messi a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti. Diversi gli interventi previsti nel nucleo urbano. In cima alle molte opere la ristrutturazione del vecchio mulino Gallisai e degli spazi dell'ex Artiglieria. Il primo ospiterà la fabbrica del sapere, che detto in termini semplici indica laboratori e luoghi destinati ai corsi di studio e formazione, a iniziare da quelli collegati alla sede universitaria. Si tratta di una parte di quegli spazi e strutture previsti dalle precedenti giunte municipali nel complesso ex militare, di viale Sardegna. Là dove invece la parte preponderante sarà quella degli impianti sportivi, a vantaggio dell'intera collettività.
Le obiezioni. Mentre l’idea primordiale di allocarvi il campus vivrà nella parte destinata agli alloggi per gli studenti fuori sede. Troppo poco a sentire il consigliere di Uniti per Nuoro, Pier Luigi Saiu: «Credo debbano permanere le destinazioni già assegnate in precedenza, sia per i locali una volta del mulino, sia per quelli che hanno ospitato l’artiglieria. La Regione ha assegnato proprio per quegli obiettivi i fondi che oggi figurano nel monte finanziario a disposizione per il nuovo piano». Parole che non nascondono diffidenza e distanza dall'operazione dell'amministrazione guidata da Andrea Soddu.
Questo perché, spiega Pierluigi Saiu, «ogni buona idea e progetto devono essere valutati rispetto alla capacità che si ha di realizzarli». Negli uffici di via Dante idee e convinzioni sono definite con altrettanta precisione, ma hanno il segno che è l’esatto contrario rispetto all’opposizione consiliare.
Rilancio. Il sindaco Soddu li ha ribaditi non prima di un paio di settimane fa, durante il convegno su coesione sociale e sviluppo urbano, alla presenza dell'eurodeputato del Pd, Renato Soru. Con questi concetti di fondo: «Vogliamo rilanciare la nostra comunità attraverso la cultura. Parola e settore oggi visti in un’ottica economica, come produttori di Pil, di prodotto interno, ma da noi amministratori considerati innanzitutto nella capacità di consentire al cittadino di crescere e migliorarsi». Tanto centrale per il comune che ha deciso di candidarsi a capitale italiana della cultura per il 2020. Concorso di cui a metà novembre il ministero comunicherà le 10 finaliste, tra le 46 iscritte, e a gennaio indicherà la città regina, da incoronare.
Ancor prima, nello scorso giugno, è scattata la corsa più importante, quella del piano per le periferie, dove passa la rivoluzione sociale che Soddu con la propria compagine politica ha gantito 2 anni e mezzo fa, durante la propaganda per le comunali.
I fondi. Il Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica) vi ha destinato 18 milioni di euro, in un programma nazionale mirato a integrare nel tessuto urbano aree edificate in tempi successivi e rimaste ai margini. Vi si aggiungono i 21 di cofinanziamento, parte di competenza privata, e per un’altra fetta costituiti dai fondi della Regione, trasferiti a Nuoro alcuni anni addietro per ripensare l'area dell'artiglieria e ristrutturare il complesso del vecchio mulino, in via Grazia Deledda, acquistato dagli eredi Gallisai per farne il museo dell'identità.
Nel nuovo piano sono innanzitutto i due vertici tra i quali stendere la Nuoro del futuro, che pone nel suo cuore pulsante le periferie. Ancora Soddu: «La città a partire dagli anni '80 si è allargata, ma in maniera disordinata. Con i nuovi interventi si metteranno le premesse per farla diventare un tutt'uno, sotto l’aspetto sociale e identitario, oltreché economico».
Sport e natura. Con tre collegamenti, in teoria paralleli, ma nella pratica destinati a diventare il collante di un corpo urbano. Li elenca il sindaco: «La cultura, come detto, con i suoi due presìdi di nuova ricostruzione, insieme ad altrettante tappe e mete intermedie quanti sono i siti della storia intellettuale nuorese. Lo sport e il benessere fisico, oggi sempre più importanti, anche in considerazione che si vive più a lungo. L'ambiente: per Nuoro e il circondario è il valore aggiunto, in grado, questo sì, di offrire anche un introito economico, se solo pensiamo alle prospettive legate al monte Ortobene». Il piano dovrebbe trovare attuazione nel correre di un paio d'anni, per rispettare i tempi stabiliti dal ministero. Oltre il piano per le periferie, e i fondi annessi, con la Regione è invece iniziata la programmazione dei progetti per la riscoperta dell'antico cammino Antoniano, dal nome dell’ideatore, l’imperatore Antonino Caracalla, vissuto a cavallo del terzo secolo d. C.
La riscoperta passerà attraverso l'apporto scientifico di un corso accademico, il primo umanistico nel consorzio nuorese. Il costo per dieci anni sarà garantito da 11 milioni del progetto di rilancio del Nuorese, stanziati dalla Regione dentro la borsa di 55 milioni, in parte già ripartita tra i progetti approvati dalla cabina di regia e dagli uffici regionali competenti per la gestione dei fondi strutturali dell’Unione Europea, che sono il canale di finanziamento.
La scheda. In quegli uffici viene esaminata ora la scheda di Nuoro, così da riunire risorse di più fondi sino ad arrivare alla somma che, oltre per il “cammino” romano, darà le risorse per aprire un corso di studi per stranieri, come avviene da decenni a Perugia e Siena. «Vogliamo un’università in grado di fare cultura anche nella conoscenza del diverso», conclude Soddu.
Le obiezioni. Mentre l’idea primordiale di allocarvi il campus vivrà nella parte destinata agli alloggi per gli studenti fuori sede. Troppo poco a sentire il consigliere di Uniti per Nuoro, Pier Luigi Saiu: «Credo debbano permanere le destinazioni già assegnate in precedenza, sia per i locali una volta del mulino, sia per quelli che hanno ospitato l’artiglieria. La Regione ha assegnato proprio per quegli obiettivi i fondi che oggi figurano nel monte finanziario a disposizione per il nuovo piano». Parole che non nascondono diffidenza e distanza dall'operazione dell'amministrazione guidata da Andrea Soddu.
Questo perché, spiega Pierluigi Saiu, «ogni buona idea e progetto devono essere valutati rispetto alla capacità che si ha di realizzarli». Negli uffici di via Dante idee e convinzioni sono definite con altrettanta precisione, ma hanno il segno che è l’esatto contrario rispetto all’opposizione consiliare.
Rilancio. Il sindaco Soddu li ha ribaditi non prima di un paio di settimane fa, durante il convegno su coesione sociale e sviluppo urbano, alla presenza dell'eurodeputato del Pd, Renato Soru. Con questi concetti di fondo: «Vogliamo rilanciare la nostra comunità attraverso la cultura. Parola e settore oggi visti in un’ottica economica, come produttori di Pil, di prodotto interno, ma da noi amministratori considerati innanzitutto nella capacità di consentire al cittadino di crescere e migliorarsi». Tanto centrale per il comune che ha deciso di candidarsi a capitale italiana della cultura per il 2020. Concorso di cui a metà novembre il ministero comunicherà le 10 finaliste, tra le 46 iscritte, e a gennaio indicherà la città regina, da incoronare.
Ancor prima, nello scorso giugno, è scattata la corsa più importante, quella del piano per le periferie, dove passa la rivoluzione sociale che Soddu con la propria compagine politica ha gantito 2 anni e mezzo fa, durante la propaganda per le comunali.
I fondi. Il Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica) vi ha destinato 18 milioni di euro, in un programma nazionale mirato a integrare nel tessuto urbano aree edificate in tempi successivi e rimaste ai margini. Vi si aggiungono i 21 di cofinanziamento, parte di competenza privata, e per un’altra fetta costituiti dai fondi della Regione, trasferiti a Nuoro alcuni anni addietro per ripensare l'area dell'artiglieria e ristrutturare il complesso del vecchio mulino, in via Grazia Deledda, acquistato dagli eredi Gallisai per farne il museo dell'identità.
Nel nuovo piano sono innanzitutto i due vertici tra i quali stendere la Nuoro del futuro, che pone nel suo cuore pulsante le periferie. Ancora Soddu: «La città a partire dagli anni '80 si è allargata, ma in maniera disordinata. Con i nuovi interventi si metteranno le premesse per farla diventare un tutt'uno, sotto l’aspetto sociale e identitario, oltreché economico».
Sport e natura. Con tre collegamenti, in teoria paralleli, ma nella pratica destinati a diventare il collante di un corpo urbano. Li elenca il sindaco: «La cultura, come detto, con i suoi due presìdi di nuova ricostruzione, insieme ad altrettante tappe e mete intermedie quanti sono i siti della storia intellettuale nuorese. Lo sport e il benessere fisico, oggi sempre più importanti, anche in considerazione che si vive più a lungo. L'ambiente: per Nuoro e il circondario è il valore aggiunto, in grado, questo sì, di offrire anche un introito economico, se solo pensiamo alle prospettive legate al monte Ortobene». Il piano dovrebbe trovare attuazione nel correre di un paio d'anni, per rispettare i tempi stabiliti dal ministero. Oltre il piano per le periferie, e i fondi annessi, con la Regione è invece iniziata la programmazione dei progetti per la riscoperta dell'antico cammino Antoniano, dal nome dell’ideatore, l’imperatore Antonino Caracalla, vissuto a cavallo del terzo secolo d. C.
La riscoperta passerà attraverso l'apporto scientifico di un corso accademico, il primo umanistico nel consorzio nuorese. Il costo per dieci anni sarà garantito da 11 milioni del progetto di rilancio del Nuorese, stanziati dalla Regione dentro la borsa di 55 milioni, in parte già ripartita tra i progetti approvati dalla cabina di regia e dagli uffici regionali competenti per la gestione dei fondi strutturali dell’Unione Europea, che sono il canale di finanziamento.
La scheda. In quegli uffici viene esaminata ora la scheda di Nuoro, così da riunire risorse di più fondi sino ad arrivare alla somma che, oltre per il “cammino” romano, darà le risorse per aprire un corso di studi per stranieri, come avviene da decenni a Perugia e Siena. «Vogliamo un’università in grado di fare cultura anche nella conoscenza del diverso», conclude Soddu.
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