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Nuoro

Trentasei anni tra i libri: Cugusi saluta la Satta

di Valeria Gianoglio
Trentasei anni tra i libri: Cugusi saluta la Satta

Ultimo giorno di lavoro per il direttore del Consorzio. Tra ricordi, crucci e auguri «Lascio una struttura abbandonata dalla politica, ma ricca di forze, idee e futuro»

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NUORO. Trentasei anni e tre mesi fa, in quel caldo primo luglio del 1981, Tonino Cugusi era un giovane di 30 anni che varcava l’ingresso della biblioteca Satta, salutava la sua vita fino ad allora fatta di banchi e lezioni di francese da impartire a un mucchio di studenti, e si infilava, nel ruolo di vice-direttore, in quella nuova avventura di piazza Asproni, tutta scaffali, montagne di libri, gestione del personale, e conti da far quadrare. Tre dozzine di anni dopo, e a poche ore dal raggiungimento della pensione, in fondo per lui non è neppure cambiato poi tanto. «Le ultime cose che ho seguito fino a poco fa? – dice, ieri mattina facendo spallucce e rispondendo ai curiosi – ho mandato due pratiche alla Regione per chiedere contributi per l’acquisto di libri e alcuni arredi. E poi ho definito il passaggio del sistema di vigilanza della biblioteca: da quello con guardie giurate armate al portierato. Ci consentirà di risparmiare un bel po’, viste le difficoltà che stiamo attraversando: la mancanza di un organo politico, commissario o presidente per me non fa tanta differenza, e di conseguenza anche la mancata approvazione di un bilancio».

L’ultimo giorno da direttore, dunque, per l’ex trentenne originario di Gavoi e che ricorda con orgoglio la sua militanza da comunista verace, racconta in piccolo una intera stagione della Satta: quella che dal 1981 lo ha visto alla guida prima come vicedirettore, poi, dal settembre del 1986, come direttore dopo il passaggio del concorso. Erano anni, racconta, dove il sistema bibliotecario territoriale era ancora tutto da costruire. «Anni eccezionali – spiega – allora le biblioteche funzionavano come centri culturali permanenti. E nell’84, insieme a Provincia e a Regione, abbiamo fatto anche la prima campagna pubblicitaria in Italia per una biblioteca. Il marchio, quello che esiste ancora, ce lo aveva disegnato Renato Calligaro, un pittore e artista di Udine che avevo conosciuto a Milano».

E da lì, da quegli anni epici e ricchi di progetti, novità e sfide, Tonino Cugusi ne ha viste e attraversate davvero tante. Ha lavorato, fianco a fianco, con sei presidenti – Giacomino Zirottu, Mario Zidda, Anna Saderi, Priamo Siotto, Giovanni Piga – ha incontrato diverse generazioni di politici e collaboratori: con tanti ha stretto amicizie solide, con altri forse un po’ meno. «Se c’è un difetto che mi trovo – dice, senza perdere, sotto i baffi, il suo sorriso beffardo – è che avrei dovuto essere più cattivo. Ma è anche vero che le cose non le ho mai mandate a dire e questo mi ha attirato diverse antipatie. Oggi, purtroppo, lascio una biblioteca a pezzi, grazie a una classe politica nuorese che dal 2000 ha minato il Consorzio da un lato sottraendo risorse finanziarie dovute, dall’altro contribuendo al bilancio del Consorzio in modo discontinuo e ostacolando così la programmazione. Questi ultimi nove mesi ne ho fatti tre con un commissario e altri sei senza un organo politico, per cui non è stato approvato il bilancio del 2016, né quello del 2017. Lascio, purtroppo, anche una biblioteca di quartiere allagata e chiusa, quella di Monte Gurtei. Noi abbiamo sempre segnalato il problema, dal 2009, ma il Comune avrebbe dovuto fare causa subito ad Area proprietaria dell’immobile che sta sopra».

Eppure, nonostante tanti problemi e difficoltà degli ultimi anni, Tonino Cugusi, sul finale, non lo nasconde: «Sono orgoglioso – dice – di avere fatto il lavoro più bello del mondo, perché chi lavora in biblioteca apre le porte alla conoscenza. Sono orgoglioso anche di aver conosciuto e lavorato con tante belle persone. L’augurio per la Satta? Un nuovo progetto per far diventare il Consorzio il polo della cooperazione bibliotecaria regionale. Ma bisogna assumere nuovi bibliotecari, serve un organo politico, un dirigente e un vicedirigente visto che sta per andare via anche la mia vice. Per me, questa biblioteca, resta un gioiello, nonostante tutto, e lo è grazie al sostegno dell’opinione pubblica e della stampa. È il frutto di una impresa collettiva. Lo dico dal cuore: se potessi, ricomincerei da capo».

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