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Nuoro

Crisponi: «Indagini sulle troppe morti al Provveditorato»

Crisponi: «Indagini sulle troppe morti al Provveditorato»

Interrogazione del consigliere regionale dei Riformatori E i parenti delle vittime stanno valutando azioni legali

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NUORO. Un silenzio inquietante. I morti non possono parlare e i vivi preferiscono stare zitti. Le bocche cucite dalla paura. Così, in quel palazzo di via Veneto che ospita il Provveditorato agli studi si continua a lavorare quotidianamente come se nulla fosse accaduto. Come se i tanti, troppi morti degli ultimi quindici anni e i tanti malati di tumore siano soltanto una fastidiosa seccatura da lasciare chiusa dentro quella specie di “bara di cellophane” che è stata realizzata nell’ala considerata pericolosa. Un’area blindata si fa per dire, visto che c’è solo il cellophane a separarla dal resto degli uffici e non si sa bene per quale motivo sia stata considerata pericolosa: infatti, non ci sarebbe alcuna documentazione ufficiale che ne certifichi la pericolosità. E allora, perché chiuderla e interdirla ai lavoratori e al pubblico? Soltanto una precauzione? E se anche fosse una precauzione per quale motivo? Perché non è mai stata fatta una segnalazione all’Asl? Perché non è stato fatto un accertamento più approfondito, dopo quello sulle onde elettromagnetiche, visto che i dipendenti continuavano ad ammalarsi e a morire? Perché è stato sottovalutato l’allarme-amianto lanciato dall’unico tecnico che ha cercato veramente di fare luce sulle cause della morti nel palazzo di via Veneto? Misteri che prima o poi dovranno essere chiariti, nonostante i tentativi di tenere la situazione sotto controllo. E coperta dal silenzio.

Un silenzio che non potrà durare in eterno visto che a chiedere di fare chiarezza sull’inquietante vicenda del palazzo che ospita l’Ufficio scolastico provinciale è adesso il consigliere regionale dei Riformatori sardi, Luigi Crisponi, che ha presentato un’interrogazione urgente al presidente della Regione e agli assessori regionali alla Sanità e alla Pubblica istruzione, sulla presenza di fibre di amianto e sulla possibile correlazione sui casi di tumore e sulle morti sospette fra i dipendenti dell'ex Provveditorato agli Studi di via Veneto. «Impensabile – ha sostenuto Luigi Crisponi – non reagire a una sequenza preoccupante di persone colpite da patologie così gravi nello stesso ambiente di lavoro. Impossibile liquidare la questione come semplice casualità. Credoo sia doveroso, nel rispetto di tutti, sollevare un caso che riguarda la salute dei lavoratori, auspicando immediati interventi che facciano chiarezza su una vicenda che ha fin troppi lati oscuri e che non pare dissimile da altre per le quali il territorio ha già pagato prezzi altissimi alla noncuranza. Mi pare – ha concluso Crisponi – che si profili un’autentica emergenza, ma non vedo azioni volte a fare luce sul perchè si continui ad operare in uffici pubblici in parte sigillati proprio per il rischio sanitario». (st.v.)



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