Turismo rurale, comincia la sfida delle zone interne
di Paolo Merlini
A Orgosolo un incontro promosso da Banco di Sardegna e Camera di commercio Come trasformare l’esperienza di Autunno in Barbagia in un processo virtuoso
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ORGOSOLO. Il miglior spot delle zone interne sono le testimonianze degli operatori turistici, il racconto in prima persona di chi si è inventato un lavoro basato sull’accoglienza in questa Barbagia spopolata e dalla fama sinistra, e Orgosolo ne è una sintesi perfetta nel bene e nel male. Persone come Miriam Corrias, bibliotecaria di lungo corso all’istituto etnografico e poi costretta a inventarsi un lavoro nel paese natale. Ci ha pensato un po’ e si è resa conto che in un paese che ha 150mila presenze turistiche l’anno mancava un ufficio informazioni. Così ha aperto un chioschetto in piazza dei Caduti e ha messo su un tour audioguidato dei murales in sei lingue. O Teresa Podda, artista dei murales e punto di riferimento del loro restauro, che ha modernizzato il bar di famiglia facendone un Internet Cafè dove oggi si può anche soggiornare. E Gino Dore, che 25 anni fa con l’amico Pietrino Cossu ha preso in gestione il camping comunale, dove ha aperto il ristorante Supramonte, e ha fatto diventare il consueto pranzo con i pastori un’opportunità turistica e di promozione per i prodotti a chilometro zero del territorio.
Presenze raddoppiate. Sono tre storie, ma soltanto a Orgosolo potrebbero essercene altre trenta, che il Banco di Sardegna ha voluto portare come testimonial al convegno “Ospitalità e turismo rurale” organizzato con l’Aspen, l’azienda speciale della Camera di commercio di Nuoro, e la Regione. Un convegno in concomitanza con la prima giornata delle cortes apertas di Orgosolo, che qui si chiamano “Gustos e Nuscos” e richiamano ogni anno migliaia di turisti (oggi è in programma la seconda e ultima giornata).
Coordinati dalla giornalista Anna Piras e introdotti dal sindaco Dionigi Deledda, i lavori sono entrati nel vivo con l’intervento di Agostino Cicalò, presidente della Camera di commercio. Cioè l’ente che vent’anni fa inventò con Autunno in Barbagia la formula delle Cortes, poi imitata senza la stessa efficacia in altre aree dell’isola. «Negli ultimi cinque anni il numero dei visitatori è raddoppiato – dice Cicalò – e con esso il volume d’affari: parliamo di un giro di 10-12 milioni l’anno per quella che è la cifra misurabile. Il fenomeno ha incentivato l’agroalimentare di qualità, il settore dell’ospitalità, ha favorito la nascita di attività commerciali e artigianali formate da più persone e non solo individuali.
A lezione di ospitalità. Fabrizio Mureddu, commissario straordinario del Consorzio Universitario Nuorese, si è attenuto strettamente al tema del convegno, illustrando una delle undici proposte sottoposte alla Regione nell’ambito del Piano di rilancio del Nuorese (la notizia è che saranno approvate il primo novembre, come ha poi detto l’assessore regionale Paci). È la creazione di una “Scuola superiore di ospitalità e di formazione in prodotti tipici e sviluppo locale”, in sostanza un master per promuovere al meglio il genius loci barbaricino. «L’Unesco ha proclamato la dieta mediterranea patrimonio immateriale dell’umanità. Trasportato sul piano che ci riguarda, ciò significa che non ci occuperemo solo di cibo e prodotti genuini, ma di un’esperienza antropologica che dobbiamo incentivare e valorizzare. Il nostro corso avrà questo obiettivo».
No all’isolamento. Anche Antonello Arru, presidente del Banco di Sardegna, vede nel turismo rurale una chiave di svolta per le zone interne e assicura l’apporto dell’istituto di credito, evitando però sovrapposizioni tra i vari enti coinvolti in questo processo di cambiamento. «Lo spopolamento è un dato di fatto, l’immagine che vede l’isola come una ciambella dove crescono solo le comunità che si affacciano sulla costa è reale. Ma è un tendenza che si può invertire con azioni concrete». Come? «Attraverso l’istruzione, facendo in modo che l’università nuorese diventi un’eccellenza che accolga studenti venuti da fuori e con un corpo docente stabile. Ancora, dando vita a una valorizzazione del patrimonio archeologico, agevolando una rete dei musei. Favorendo la contaminazione tra realtà diverse, non l’isolamento» .
Giuseppe Cuccurese, direttore generale del Banco di Sardegna, illustra la politica dell’istituto per dare una spinta alle zone interne. «Nonostante molti pensino il contrario – dice – l’accesso al credito non è mai stato così facile. È difficile quando i progetti non sono sostenibili, dove il rischio riguarda sia l’utente sia la banca. Occorre fare tesoro degli errori del passato. Il Banco incentiva il turismo turale e ciò che vi è collegato, a cominciare dall’agricoltura, anticipando fondi europei, o intervenendo come ha fatto con il pegno rotativo sul pecorino romano, che nei fatti ha congelato il prezzo del formaggio per un anno in attesa di una sua rivalutazione. Poi ci sono i bandi del territorio, il microcredito: tutte occasioni di crescita per le zone interne».
Presenze raddoppiate. Sono tre storie, ma soltanto a Orgosolo potrebbero essercene altre trenta, che il Banco di Sardegna ha voluto portare come testimonial al convegno “Ospitalità e turismo rurale” organizzato con l’Aspen, l’azienda speciale della Camera di commercio di Nuoro, e la Regione. Un convegno in concomitanza con la prima giornata delle cortes apertas di Orgosolo, che qui si chiamano “Gustos e Nuscos” e richiamano ogni anno migliaia di turisti (oggi è in programma la seconda e ultima giornata).
Coordinati dalla giornalista Anna Piras e introdotti dal sindaco Dionigi Deledda, i lavori sono entrati nel vivo con l’intervento di Agostino Cicalò, presidente della Camera di commercio. Cioè l’ente che vent’anni fa inventò con Autunno in Barbagia la formula delle Cortes, poi imitata senza la stessa efficacia in altre aree dell’isola. «Negli ultimi cinque anni il numero dei visitatori è raddoppiato – dice Cicalò – e con esso il volume d’affari: parliamo di un giro di 10-12 milioni l’anno per quella che è la cifra misurabile. Il fenomeno ha incentivato l’agroalimentare di qualità, il settore dell’ospitalità, ha favorito la nascita di attività commerciali e artigianali formate da più persone e non solo individuali.
A lezione di ospitalità. Fabrizio Mureddu, commissario straordinario del Consorzio Universitario Nuorese, si è attenuto strettamente al tema del convegno, illustrando una delle undici proposte sottoposte alla Regione nell’ambito del Piano di rilancio del Nuorese (la notizia è che saranno approvate il primo novembre, come ha poi detto l’assessore regionale Paci). È la creazione di una “Scuola superiore di ospitalità e di formazione in prodotti tipici e sviluppo locale”, in sostanza un master per promuovere al meglio il genius loci barbaricino. «L’Unesco ha proclamato la dieta mediterranea patrimonio immateriale dell’umanità. Trasportato sul piano che ci riguarda, ciò significa che non ci occuperemo solo di cibo e prodotti genuini, ma di un’esperienza antropologica che dobbiamo incentivare e valorizzare. Il nostro corso avrà questo obiettivo».
No all’isolamento. Anche Antonello Arru, presidente del Banco di Sardegna, vede nel turismo rurale una chiave di svolta per le zone interne e assicura l’apporto dell’istituto di credito, evitando però sovrapposizioni tra i vari enti coinvolti in questo processo di cambiamento. «Lo spopolamento è un dato di fatto, l’immagine che vede l’isola come una ciambella dove crescono solo le comunità che si affacciano sulla costa è reale. Ma è un tendenza che si può invertire con azioni concrete». Come? «Attraverso l’istruzione, facendo in modo che l’università nuorese diventi un’eccellenza che accolga studenti venuti da fuori e con un corpo docente stabile. Ancora, dando vita a una valorizzazione del patrimonio archeologico, agevolando una rete dei musei. Favorendo la contaminazione tra realtà diverse, non l’isolamento» .
Giuseppe Cuccurese, direttore generale del Banco di Sardegna, illustra la politica dell’istituto per dare una spinta alle zone interne. «Nonostante molti pensino il contrario – dice – l’accesso al credito non è mai stato così facile. È difficile quando i progetti non sono sostenibili, dove il rischio riguarda sia l’utente sia la banca. Occorre fare tesoro degli errori del passato. Il Banco incentiva il turismo turale e ciò che vi è collegato, a cominciare dall’agricoltura, anticipando fondi europei, o intervenendo come ha fatto con il pegno rotativo sul pecorino romano, che nei fatti ha congelato il prezzo del formaggio per un anno in attesa di una sua rivalutazione. Poi ci sono i bandi del territorio, il microcredito: tutte occasioni di crescita per le zone interne».
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