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Lavoro, calo dei disoccupati Nel 2016 un tasso del 12,2%

di Lamberto Cugudda
Lavoro, calo dei disoccupati Nel 2016 un tasso del 12,2%

TORTOLÌ. Il mercato del lavoro nell’area dell’ex provincia dell’Ogliastra: dai dati Istat con elaborazione a cura dell’Aspal (Agenzia sarda politiche attive per il lavoro) emerge che dal 2008 fino...

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TORTOLÌ. Il mercato del lavoro nell’area dell’ex provincia dell’Ogliastra: dai dati Istat con elaborazione a cura dell’Aspal (Agenzia sarda politiche attive per il lavoro) emerge che dal 2008 fino allo scorso anno, mentre i maschi occupati sono scesi da 13mila fino a 10mila, le donne sono cresciute dalle 7mila di nove anni fa fino alle 9mila sempre nel 2016. Ma a fronte di questo, c’è da dire che, come emerso nel corso dell’incontro pubblico sulle politiche per il lavoro in Ogliastra, tenutosi lunedì mattina (e organizzato dal consigliere regionale del Pd, Franco Sabatini) nel corso del 2016, anche se 690 giovani hanno trovato lavoro, altri 3mila lo cercano in maniera attiva. Ma ecco altri dati sull’andamento del tasso di disoccupazione in Sardegna e nell’area della ex provincia Ogliastra fra il 2008 e il 2016. Come ha evidenziato Sabatini, nove anni fa si partì dallo stesso 12,2 per cento e in Ogliastra il picco massimo lo si raggiunse nel 2012 con un tasso di disoccupazione pari al 22,4 percento, mentre a livello isolano si era al 15,4. Nel 2013 ancora l’Ogliastra “in vantaggio” con il tasso di disoccupazione 19,3, mentre a livello generale sardo si era al 17,5. Nel 2014 “il sorpasso” a livello regionale con il 18,6 mentre l’Ogliastra scendeva al 16,9. E lo scorso anno, l’Ogliastra è tornata al dato del 2008, con un tasso di disoccupazione pari al 12,2 per cento, mentre quello isolano si è attestato al 17,3. Sulla base di dati Sil Sardegna, sempre elaborati dall’Aspal, è stato esaminato “il peso dei principali settori di atticvità economica per incidenza dei lavoratori assunti sul totale delle assunzioni nella provincia dell’Ogliastra, anno 2016”. In questo caso, a farla da padrone, è stato il settore alberghi e ristoranti con il 27 per cento. A seguire, con il 17 per cento, i servizi alle famiglie, agricoltura e pesca (15 per cento). Fanalino di coda l’industria, con appena il 7 per cento. “Altri settori” raggiungono il 34 per cento.

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