sit-in in prefettura
I lavoratori forestali: «Pari diritti con le altre categorie»
di Francesco Pirisi
Manifestazione anche in città promossa dal sindacato Fai Cisl a favore di una nuova proposta di legge
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NUORO. Nel tempo in cui politica previdenziale è protesa verso l’innalzamento dell’età pensionabile, il comparto agricolo e forestale chiede sia fatto un passo indietro. Lo affiderà a una proposta di legge di iniziativa popolare, per la quale da ieri è iniziata la raccolta delle firme in tutta Italia. Qualche momento prima di allestire banchetti e chiedere adesioni, il comparto sardo si è presentato con una manifestazione a Nuoro, davanti agli uffici della prefettura, promossa dal sindacato confederale Fai Cisl. Soluzione logistica alternativa alla prima scelta di Cagliari per evitare nel capoluogo sovrapposizioni e scarsa attenzione delle istituzioni per via della concomitante assise delle Settimane sociali dei cattolici. Senza per questo tuttavia perdere alcuno per strada.
Nel gruppo riunito in città i lavoratori agricoli, forestali, quelli dei comparti dell’agro-alimentare, del florovivaismo, dei consorzi di bonifica, della pesca, presente con gli operatori di Cala Gonone e La Caletta. La rappresentanza sindacale, guidata dal segretario territoriale Nicola Gaddone, ha portato a Nuoro il responsabile regionale di categoria, Bruno Olivieri. Con loro i segretari territoriali Giorgio Vargiu (Sassari), Tommaso Bazzu (Olbia), Alessandro Perdixi (Oristano), Emanuele Incani e Giuseppe Marrocu in rappresentanza della Fai Cisl di Cagliari. Dirigenti che dalla piazza si sono spostati alla sala delle riunioni della prefettura, accolti dal capo di gabinetto, Donatella Toresi, in rappresentanza del prefetto Bellantoni.
Così come per altre vicende e vertenze del mondo del lavoro nuorese e sardo, nel confronto con la funzionaria la presentazione di molte sofferenze. Nicola Gaddone: «Gli argomenti dell’incontro sono quelli contenuti nella proposta di legge da presentare al governo. Sono costituiti dalla richiesta di far riconoscere allo Stato alcune peculiarità del nostro comparto, a iniziare dal fatto che si tratta di lavori pesanti e usuranti, per i quali vanno garantite maggiori tutele. Tra di esse, la possibilità di andare in pensione a 35 anni. E non come si pensa oggi a 68 e tre mesi, periodo che dovrebbe diventare effettivo tra una decina di anni. Altro punto la disoccupazione: l’assegno dovrebbe essere garantito per intero in tutto il periodo per il quale è dovuto, senza i tagli mensili che oggi lo riducono ad appena il 30 per cento della retribuzione di riferimento». I punti nevralgici di una serie di attenzioni da parte delle istituzioni sulle quali si cercherà di ottenere il riconoscimento legislativo, con la proposta popolare che dovrebbe finire sul tavolo dell’esecutivo nazionale tra la fine di dicembre e l’inizio del 2018.
Nel gruppo riunito in città i lavoratori agricoli, forestali, quelli dei comparti dell’agro-alimentare, del florovivaismo, dei consorzi di bonifica, della pesca, presente con gli operatori di Cala Gonone e La Caletta. La rappresentanza sindacale, guidata dal segretario territoriale Nicola Gaddone, ha portato a Nuoro il responsabile regionale di categoria, Bruno Olivieri. Con loro i segretari territoriali Giorgio Vargiu (Sassari), Tommaso Bazzu (Olbia), Alessandro Perdixi (Oristano), Emanuele Incani e Giuseppe Marrocu in rappresentanza della Fai Cisl di Cagliari. Dirigenti che dalla piazza si sono spostati alla sala delle riunioni della prefettura, accolti dal capo di gabinetto, Donatella Toresi, in rappresentanza del prefetto Bellantoni.
Così come per altre vicende e vertenze del mondo del lavoro nuorese e sardo, nel confronto con la funzionaria la presentazione di molte sofferenze. Nicola Gaddone: «Gli argomenti dell’incontro sono quelli contenuti nella proposta di legge da presentare al governo. Sono costituiti dalla richiesta di far riconoscere allo Stato alcune peculiarità del nostro comparto, a iniziare dal fatto che si tratta di lavori pesanti e usuranti, per i quali vanno garantite maggiori tutele. Tra di esse, la possibilità di andare in pensione a 35 anni. E non come si pensa oggi a 68 e tre mesi, periodo che dovrebbe diventare effettivo tra una decina di anni. Altro punto la disoccupazione: l’assegno dovrebbe essere garantito per intero in tutto il periodo per il quale è dovuto, senza i tagli mensili che oggi lo riducono ad appena il 30 per cento della retribuzione di riferimento». I punti nevralgici di una serie di attenzioni da parte delle istituzioni sulle quali si cercherà di ottenere il riconoscimento legislativo, con la proposta popolare che dovrebbe finire sul tavolo dell’esecutivo nazionale tra la fine di dicembre e l’inizio del 2018.
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