I riti di “Su mortu mortu” questa sera la grande festa
di Alessandro Mele
Gruppi di bambini invaderanno i rioni della città a caccia di dolci, frutta e soldini Il fascino della tradizione che ancora riesce a resistere alla modernità
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NUORO. Ogni anno, durante le giornate di Ognissanti e della commemorazione dei defunti, i bambini, dagli scolari fino ai più piccoli, si riversano per le strade della città, specialmente degli antichi quartieri di Santu Predu e di Seuna, per ripetere l’antica usanza de “Su mortu mortu”. Una vera e propria tradizione che si tramanda di generazione in generazione e che ormai da oltre un secolo, coinvolge i bambini in quella che può essere definita una vera e propria ricerca, una inossidabile caccia al tesoro che ha come obiettivo, quello di riempire i sacchettini dalle variegate misure di caramelle, cioccolati e leccornie di ogni genere. L’ambito bottino, ricercato dai tanti bimbi, i quali si dividono in piccoli gruppi, si ottiene bussando alle porte delle case disseminate per le vie della città; e nell’udire la famosa frase “Su mortu mortu”, esclamata a gran voce dai piccoli visitatori, coloro che si trovano ad aprire, rispondono alla tradizionale chiamata, riempendo i vari sacchetti con piccoli doni di ogni tipo, per poi salutarli con un sorriso invitandoli a tornare anche il prossimo anno. In tanti, soprattutto tra i più anziani rispettano appieno questa curiosa tradizione donando, oltre alle varie leccornie, anche prodotti tipici del periodo autunnale tra cui le castagne o le mele cotogne; oltre agli immancabili “papassinos”, dolce tipico del periodo. Il fascino della tradizione de “su mortu mortu”, una delle poche rimaste pressochè intatte, sta nel fatto di riuscire ad unire, grandi e piccini in quello che è un vero e proprio passatempo comune, in grado di abbracciare tutte le fasce di età, poiché tutti, come fosse una tappa imprescindibile della vita, passano dal richiedere al donare come in un sistema perfettamente circolare di tale affascinante tradizione. Spesso anche tanti genitori tornano bambini in occasione di questa due giorni di ricerca, accompagnando i più piccoli nelle case approfittando del clima autunnale per una passeggiata con la propria famiglia. Il rito de “su mortu mortu” resta vivo in tutte le località della regione, con le sue più stravaganti denominazioni (su ‘ene ‘e sas animas, is animeddas, peti arina, peti cocone e appunto su mortu mortu). Nonostante le sempre più frequenti influenze, provenienti dal mondo globalizzato, come l’importazione dei festeggiamenti per Halloween; e negli ultimi anni è stato oggetto di particolare rivalutazione e studi, grazie al lavoro di vari organismi del mondo culturale come L’Istituto Superiore Regionale Etnografico che negli anni passati spesso ha donato ai più piccoli sacchetti carichi di dolciumi nella cornice della casa natale del Premio Nobel Grazia Deledda tra i selciati di Santu Predu, creando dunque una particolare assonanza tra questa vera e propria tradizione dei bambini ed il mondo della cultura contribuendo alla conservazione negli anni di questo avvenimento.
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