Migliaia di bambini in giro per fare “Su mortu mortu”
di Alessandro Mele
Una tradizione antica che si rinnova con successo bussando alle porte delle case «Abbiamo riempito di leccornie i sacchetti grazie alla generosità della gente»
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NUORO. “Su mortu mortu”! Questa è la frase che si poteva sentire in città, pronunciata da migliaia di bambini che si sono riversati per le strade per il tradizionale appuntamento in salsa barbarbaricina dell’ormai globalizzata “Festa di Halloween”. “Su mortu mortu” è il nostrano “dolcetto scherzetto” attraverso il quale i bambini riempiono di ogni sorta di leccornia il loro sacchetto grazie al tradizionale dono fatto dagli abitanti di tutta la città. Tutte le strade sono state letteralmente prese d’assalto dai piccoli, dal corso Garibaldi ai quartieri storici di Santu Predu e Seuna ma anche nei quartieri periferici. Tanti anche i genitori che hanno accompagnato i più piccoli per insegnargli l’antica usanza così come usavano loro da ragazzini. Il sorriso ha accompagnato tutti nei tragitti più disparati: bussando alle porte delle case, salendo le scale dei tanti condomini che sono stati battuti palmo a palmo. Con una tecnica collaudata: si bussa alla porta e si esclama a gran voce: “Su mortu mortu”. La risposta di chi apre la porta è sempre gentile e intrisa di disponibilità e via subito ai doni più disparati: dolci, caramelle, qualche moneta, frutta secca e frutta di stagione. Un piccolo omaggio per far andare via il piccolo ospite con il sorriso.
Anche i bar e le attività commerciali si sono prestate a rispettare la tradizione non esitando nell’offrire il loro piccolo ma importante regalo a chiunque lo richiedesse. «Io e tutti i miei amici siamo molto felici – ha raccontato la piccola Federica, 11 anni – aspettiamo questo giorno con trepidazione e ci divertiamo tantissimo ad andare di casa in casa». «Incontriamo sempre persone molto gentili – prosegue Matteo – nessuno ci nega un dolce o un sorriso. Ci divertiamo molto nel portare avanti questa tradizione che ci hanno raccontato i nostri nonni e i nostri genitori».
Una tradizione che si tramanda di generazione in generazione e che ormai da oltre un secolo, coinvolge i bambini in quella che può essere definita una vera e propria ricerca, un’inossidabile caccia al tesoro che ha come obiettivo, quello di riempire i sacchettini dalle variegate misure di caramelle, cioccolati e leccornie di ogni genere. Il fascino della tradizione de “Su mortu mortu”, una delle poche rimaste pressochè intatte, sta nel fatto di riuscire ad unire, grandi e piccini in quello che è un vero e proprio passatempo comune, il rito de “Su mortu mortu” resta vivo anche quest’anno in tutte le località della regione, con le sue più stravaganti denominazioni: “Su ’ene ’e sas animas”, “Is animeddas”, “Peti arina, peti cocone” e appunto “Su mortu mortu”.
Anche i bar e le attività commerciali si sono prestate a rispettare la tradizione non esitando nell’offrire il loro piccolo ma importante regalo a chiunque lo richiedesse. «Io e tutti i miei amici siamo molto felici – ha raccontato la piccola Federica, 11 anni – aspettiamo questo giorno con trepidazione e ci divertiamo tantissimo ad andare di casa in casa». «Incontriamo sempre persone molto gentili – prosegue Matteo – nessuno ci nega un dolce o un sorriso. Ci divertiamo molto nel portare avanti questa tradizione che ci hanno raccontato i nostri nonni e i nostri genitori».
Una tradizione che si tramanda di generazione in generazione e che ormai da oltre un secolo, coinvolge i bambini in quella che può essere definita una vera e propria ricerca, un’inossidabile caccia al tesoro che ha come obiettivo, quello di riempire i sacchettini dalle variegate misure di caramelle, cioccolati e leccornie di ogni genere. Il fascino della tradizione de “Su mortu mortu”, una delle poche rimaste pressochè intatte, sta nel fatto di riuscire ad unire, grandi e piccini in quello che è un vero e proprio passatempo comune, il rito de “Su mortu mortu” resta vivo anche quest’anno in tutte le località della regione, con le sue più stravaganti denominazioni: “Su ’ene ’e sas animas”, “Is animeddas”, “Peti arina, peti cocone” e appunto “Su mortu mortu”.
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