Ottana, i lavoratori licenziati: «Pronti a scendere in piazza»
di Federico Sedda
Un percorso di mobilitazione per coinvolgere operai, sindacati, politici, amministratori e Consorzio Il modo per ridare slancio alla vertenza Polimeri ed Energia e fare ripartire le prospettive industriali
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OTTANA. Un percorso di mobilitazione unitaria che coinvolga lavoratori, sindacati, politici, amministratori locali e consorzio industriale provinciale per ridare slancio alla vertenza di Ottana e fare ripartire le prospettive industriali del centro Sardegna. È quanto propone, in un lungo documento messo a punto al termine di diversi incontri tra i soggetti interessati, il coordinamento dei lavoratori del sito industriale di Ottana che comprende gli ex lavoratori di Ottana Polimeri, licenziati da due mesi, e quelli di Ottana Energia, ormai prossimi al licenziamento che dovrebbe concretizzarsi ad aprile del 2018 quando scadrà la cassa integrazione. Una vertenza, quella delle due realtà industriali di Ottana ferme da anni, che si riaffaccia nel contesto della crisi dell'occupazione nell'isola portandosi dietro il dramma di oltre 150 lavoratori rimasti senza lavoro. Un dramma che ha già interessato centinaia di operai delle manutenzioni, dell’indotto e del polo tessile della Legler senza lavoro da dieci anni e adesso anche senza ammortizzatori sociali. Ora, questi lavoratori chiedono una soluzione definitiva e un nuovo futuro. «Basta con le promesse non mantenute – si legge nel documento – basta tergiversare: abbiamo bisogno di risposte immediate dallo Stato e dalla Regione». I lavoratori di Ottana Polimeri e di Ottana Energia, del gruppo dell'imprenditore Paolo Clivati, chiedono un incontro urgente con il presidente della giunta regionale, Francesco Pigliaru, in modo da riportare la vertenza del centro Sardegna sui tavoli istituzionali. Contemporaneamente annunciano la ripresa della mobilitazione di piazza. «All’atto della convocazione – fanno sapere nella nota – pensiamo di organizzare una grande manifestazione dei lavoratori e delle loro famiglie di fronte al palazzo regionale». Il pressing dei lavoratori non è solo verso la Regione, ma anche nei confronti dello Stato. «Al governo – chiariscono nel documento – chiediamo che consideri la crisi del sito industriale di Ottana alla stessa stregua di altre realtà industriali del paese, cioè come una vera e propria emergenza nazionale e, in quanto tale, avvii un piano di interventi pubblici da inserire nella legge finanziaria». Il tutto per arginare una crisi occupazionale che rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza sociale. «L’intervento dello Stato – sottolinea ancora il coordinamento dei lavoratori di Ottana – deve essere finalizzato a creare prospettive industriali che puntino a rilanciare non solo le attività esistenti, ma anche a sviluppare nuove iniziative. Tutto questo – fanno sapere i lavoratori – non può essere affidato solamente al privato. Le ultime dismissioni della chimica e dell'energia e le disastrose vicende del Contratto d’area dimostrano, infatti, che le sole azioni di questi imprenditori non possono risolvere la crisi. Occorre l'intervento fattivo dello Stato e della Regione». E, per ottenerlo, sono pronti a tornare in piazza.
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