Nuoro, la scuola di San Paolo apre le porte ai nonni e ai disabili della città

Un’oasi felice dove si sperimentano nuove forme didattiche Generazioni a confronto per dar vita a percorsi di crescita

NUORO. La scuola materna di via Tempio, meglio nota come scuola di San Paolo, ubicata nel rione di Monte Gurtei (da cui ha preso nome l’istituto comprensivo numero 4), diventato già da alcuni anni centro cittadino con una sua stabilità sociale per la presenza di un asilo nido, vari uffici pubblici, una biblioteca rionale, la parrocchia di San Paolo e negozi di diverso genere, è l’isola felice per decine di bambini che si affacciano per la prima volta al mondo della scuola. Un’oasi di serenità in cui i piccoli allievi sono chiamati a confrontarsi e basarsi su un concetto di didattica nuovo, fatto di novità e metodi di apprendimento diversi da quelli tradizionali.

«Che non vengono certo abbandonati – sottolineano gli educatori della scuola – ma affiancati ad altri. Così i concetti della matematica vengono appresi attraverso la psicomotricità che supporta i processi evolutivi dell’infanzia, valorizzando il bambino nell’integrazione delle sue componenti emotive, intellettive e corporee, nella specificità del suo mettersi in gioco attraverso l’azione».

La scuola di San Paolo


Una scuola che avendo poche risorse materiali attinge però da ciò che viene definita la comunità educante, utilizzando quindi le ricchezze che essa offre. Da questo innovativo concetto di didattica sono partiti nella scuola dell’infanzia di San Poalo, vari progetti sul territorio: diverse forme di relazione educativa in cui, per esempio, i nonni sono stati accolti per creare un confronto generazionale con i bambini.

«È stato fantastico vedere gli anziani della città giocare con i nostri allievi. Hanno fatto conoscere loro i giochi di una volta, della loro infanzia: sa bardofula (la trottola), la corda, riuscendo a conquistarli tutti. È proprio in quei momenti – aggiungono gli insegnanti – che ci si rende conto che ormai viviamo alla massima velocità e ogni tanto, invece, occorrerebbe rallentare, assaporare le piccole cose, apprezzare la vita anche attraverso la noia. Non solo – proseguono gli educatori – è importante preparare i nostri bambini ad affrontare una società sempre più complessa e difficile e, proprio per questo, riteniamo sia giusto per loro non usare una didattica “riparativa” bensì “normalizzante”, aperta appunto alla multidisciplinarietà che include, ovviamente, anche i metodi tradizionali che non vengono mai abbandonati». Un scuola dalle mille idee, dunque, che si appresta a vivere nuove esperienze aprendo le suo porte alla città. «Abbiamo in programma anche un progetto di avvicinamento alla lettura che incontra la diversità – concludono – Porteremo avanti il nostro lavoro insieme ad alcune associazioni che si prendono cura dei disabili che verranno nelle nostre classi, leggeranno le storie con i bambini e con loro si confronteranno».

Percorsi di crescita per promuovere processi educativi atti a formare giovani capaci di vincere le proprie paure grazie ai forti legami affettivi e al bagaglio culturale formato dai primi anni di vita. (k.s.)
 

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