Morti nella casa di riposo, il pm: «Costretti a dividere pure il cibo»
di Valeria Gianoglio
Lunga requisitoria del pubblico ministero al processo per i fatti nella residenza anziani di via Aosta «Tutto nasce da una grave carenza di personale: giorno e notte c’erano solo 2 operatori per 44 ospiti»
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NUORO. Alzati dal letto tra le 4.30 e le 5 del mattino, perché, come ricorda ieri il pm Giorgio Bocciarelli, «le direttive erano inderogabili: entro le 6 del mattino gli anziani ospiti della residenza dovevano essere pronti per la colazione». L’igiene personale? Spesso era fatta al freddo, ricorda anche la pubblica accusa, «perché il riscaldamento non sempre veniva acceso, in base ad altre direttive». I pasti? «Non esisteva un menù, né una certificazione Asl. E spesso, come hanno testimoniato alcuni operatori socio-sanitari che lavoravano nella residenza di via Aosta, “eravamo costretti a dividere una banana, o una fettina, per farle bastare. Mentre di acqua, anche d’estate, spesso se ne dava solo una bottiglietta da mezzo litro al giorno». E se, fatto ancora più grave e preoccupante, una ospite veniva sorpresa per due volte con una sedia vicino alla finestra, minacciando di buttarsi giù, beh, dice ancora il pm, «nel registro di ogni ospite non bisognava scrivere niente di brutto perché così voleva la direttrice per non far agitare i parenti». Per non parlare, poi, della presenza di farmaci scaduti, del sistema antincendio che non funzionava, della cronica carenza di personale: con circa 37 ospiti non autosufficienti, ci sarebbero dovuti essere almeno 6 oss a turno, e invece, dice il pm, ce n’erano solo 3, a volte anche solo 2 per 44 ospiti.
È il racconto di un quadro inquietante fatto di incuria, omissioni, abbandono di persone incapaci di agire in modo autonomo, lesioni, e persino due morti, quello che ieri traccia nella sua requisitoria-fiume, il pm Giorgio Bocciarelli, al processo che vede imputati l’ex direttrice della residenza per anziani di via Aosta, Rosanna Serra, e l’ex presidente dell’associazione che gestiva la residenza, Gianluca Masala. «I due imputati sono, in un certo senso, “negazionisti” – ricorda il pubblico ministero, poco prima delle 18, quando si accinge a terminare la prima parte della sua requisitoria – negano tutto, e scaricano le colpe sul personale, dicono che loro non sapevano nulla e che nella struttura c’era un gruppetto di oss che stava decidendo tutto in modo autonomo. E secondo gli imputati non li informavano di nulla. Preciso, gli imputati hanno il diritto di mentire, ci sta, ma dicono il falso e sono smentiti da decine di testimoni che nella residenza hanno lavorato a lungo. Tutti, tranne uno: l’Oss Antonio Pireddu». «Pireddu – dice, infatti, il pm – è l’unico operatore socio-sanitario che lavora lì che è in contraddizione con quanto raccontano tutti gli altri testimoni, lavoratori come lui. Per lui andava tutto bene. Peccato che abbia un interesse forte: è responsabile di due atti, di alzare le mani contro due pazienti».
Nelle ore precedenti, nel corso di una requisitoria cominciata alle 9.30 e terminata solo alle 18 (ma si concluderà il 22 novembre) oltre a ripercorrere le testimonianze che per l’accusa inchioderebbero i due imputati, l’accusa aveva anche battuto molto sulle norme che impongono a una residenza per anziani di avere un certo organico. E questo, precisa il pm, «perché il personale è un presidio per la sicurezza degli ospiti. E proprio perché l’organico era carente che è successo tutto quel che è successo. Tutte le condotte derivano da quello».
È il racconto di un quadro inquietante fatto di incuria, omissioni, abbandono di persone incapaci di agire in modo autonomo, lesioni, e persino due morti, quello che ieri traccia nella sua requisitoria-fiume, il pm Giorgio Bocciarelli, al processo che vede imputati l’ex direttrice della residenza per anziani di via Aosta, Rosanna Serra, e l’ex presidente dell’associazione che gestiva la residenza, Gianluca Masala. «I due imputati sono, in un certo senso, “negazionisti” – ricorda il pubblico ministero, poco prima delle 18, quando si accinge a terminare la prima parte della sua requisitoria – negano tutto, e scaricano le colpe sul personale, dicono che loro non sapevano nulla e che nella struttura c’era un gruppetto di oss che stava decidendo tutto in modo autonomo. E secondo gli imputati non li informavano di nulla. Preciso, gli imputati hanno il diritto di mentire, ci sta, ma dicono il falso e sono smentiti da decine di testimoni che nella residenza hanno lavorato a lungo. Tutti, tranne uno: l’Oss Antonio Pireddu». «Pireddu – dice, infatti, il pm – è l’unico operatore socio-sanitario che lavora lì che è in contraddizione con quanto raccontano tutti gli altri testimoni, lavoratori come lui. Per lui andava tutto bene. Peccato che abbia un interesse forte: è responsabile di due atti, di alzare le mani contro due pazienti».
Nelle ore precedenti, nel corso di una requisitoria cominciata alle 9.30 e terminata solo alle 18 (ma si concluderà il 22 novembre) oltre a ripercorrere le testimonianze che per l’accusa inchioderebbero i due imputati, l’accusa aveva anche battuto molto sulle norme che impongono a una residenza per anziani di avere un certo organico. E questo, precisa il pm, «perché il personale è un presidio per la sicurezza degli ospiti. E proprio perché l’organico era carente che è successo tutto quel che è successo. Tutte le condotte derivano da quello».
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