La Cisl critica l’Inps: «Le sedi decentrate non vanno chiuse»
A rischio Lanusei, Macomer, Gavoi, Siniscola e Sorgono Il segretario Fele: «Un altro passo verso lo spopolamento»
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NUORO. La notizia della chiusura di cinque sedi decentrate dell’Inps in provincia di Nuoro e in Ogliastra ha provocato la dura reazione del sindacato Cisl, che non è disposto ad accettare l’ennesimo ritiro dello Stato dal territorio. La bozza di ridimensionamento al vaglio del ministero dell’Economia prevede che la scure dei tagli si abbatta con forza su alcuni delle agenzie di produzione dellInps che garantiscono i servizi previdenziali sul territorio nuorese. Altri tagli dello Stato su un territorio già martoriato dalla crisi. La doccia fredda riguarda tutta l’Isola: gli sportelli, che secondo i parametri previsti dalla riorganizzazione ministeriale dovrebbero chiudere i battenti, sono 18 su 22 e ricadono nell’ambito di un programma complessivo di contenimento dei costi. In provincia di Nuoro rischiano la chiusura ben 5 sedi. Nella black list dei vertici ministeriali ci sarebbero dunque Lanusei, Macomer, Gavoi, Siniscola e Sorgono. Tra questi alcuni rischiano più di altri. Se la proposta dovesse andare in porto (all’iter manca solo l’emanazione di un decreto attuativo) potrebbe salvarsi soltanto Lanusei. Il piano di ridimensionamento sarà presentato venerdì 17 a Cagliari.
La chiusura delle sedi decentrate per la Cisl è paradossale. «La storia si ripete – scrive il segretario generale Michele Fele –. L’Istituto Previdenziale d’Italia, negli anni Ottanta e Novanta decise, in maniera lungimirante, di andare incontro alle periferie del paese con il massimo del decentramento. Oggi, invece pare che si voglia fare una clamorosa marcia indietro. La storia si ripete perché, anche negli anni scorsi, ci sono stati gli stessi tentativi ma, puntualmente, grazie alla mobilitazione e alla ribellione delle forze sociali territoriali e dell’Amministrazioni locali, sono stati immediatamente neutralizzati. Adesso, pare che sia la volta buona. Non tenendo conto che la logica ferrea dei numeri penalizza le zone più svantaggiate che, poi, sono le zone interne; in questo caso della Sardegna e, soprattutto, le zone montane scarsamente collegate col Comune capoluogo».
La Cisl Nuorese scenderà in campo con tutto il suo peso politico a difesa delle sedi decentrate di Macomer, Sorgono, Siniscola e Gavoi che, secondo i calcoli dell’Inps non hanno il numero degli utenti necessari per tenere aperte le sedi decentrate. «Tutto ciò – dice Fele – alla faccia della lotta contro lo spopolamento delle aree interne dove vengono fatti prevalere i parametri delle aree più ricche e avanzate del paese Italia. Se questo dovesse accadere, ci chiediamo noi: dov’è la socialità della Previdenza visto che anche lì prevalgono i calcoli econometrici? Probabilmente, le Organizzazioni Sindacali, nel passato, hanno commesso qualche errore nell’uscire da ogni responsabilità di gestione all’interno dell’Inps». Il sindacato denuncia che «per far quadrare i conti, si pensa di privare gli “azionisti dell’Inps”, cioè i cittadini, dei servizi dell’Istituto nei territori più disagiati. Se questo avverrà, noi siamo pronti a scendere in piazza insieme ai cittadini dei territori penalizzati per contrastare l’ennesimo disimpegno».
Con il decreto attuativo quasi tutte le sedi decentrate potrebbero essere soppresse o trasformate nei cosiddetti punti d’ascolto. A scendere sul piede di guerra anche i sindaci. Giovanni Cugusi, primo cittadino di Gavo,i è già passato per il ridimensionamento dello sportello e si dice preoccupato per quello che potrebbe accadere. «Faremmo rete con tutti gli altri sindaci, non è pensabile rinunciare ad un servizio che è rivolto alle fasce più deboli della nostra popolazione».
La chiusura delle sedi decentrate per la Cisl è paradossale. «La storia si ripete – scrive il segretario generale Michele Fele –. L’Istituto Previdenziale d’Italia, negli anni Ottanta e Novanta decise, in maniera lungimirante, di andare incontro alle periferie del paese con il massimo del decentramento. Oggi, invece pare che si voglia fare una clamorosa marcia indietro. La storia si ripete perché, anche negli anni scorsi, ci sono stati gli stessi tentativi ma, puntualmente, grazie alla mobilitazione e alla ribellione delle forze sociali territoriali e dell’Amministrazioni locali, sono stati immediatamente neutralizzati. Adesso, pare che sia la volta buona. Non tenendo conto che la logica ferrea dei numeri penalizza le zone più svantaggiate che, poi, sono le zone interne; in questo caso della Sardegna e, soprattutto, le zone montane scarsamente collegate col Comune capoluogo».
La Cisl Nuorese scenderà in campo con tutto il suo peso politico a difesa delle sedi decentrate di Macomer, Sorgono, Siniscola e Gavoi che, secondo i calcoli dell’Inps non hanno il numero degli utenti necessari per tenere aperte le sedi decentrate. «Tutto ciò – dice Fele – alla faccia della lotta contro lo spopolamento delle aree interne dove vengono fatti prevalere i parametri delle aree più ricche e avanzate del paese Italia. Se questo dovesse accadere, ci chiediamo noi: dov’è la socialità della Previdenza visto che anche lì prevalgono i calcoli econometrici? Probabilmente, le Organizzazioni Sindacali, nel passato, hanno commesso qualche errore nell’uscire da ogni responsabilità di gestione all’interno dell’Inps». Il sindacato denuncia che «per far quadrare i conti, si pensa di privare gli “azionisti dell’Inps”, cioè i cittadini, dei servizi dell’Istituto nei territori più disagiati. Se questo avverrà, noi siamo pronti a scendere in piazza insieme ai cittadini dei territori penalizzati per contrastare l’ennesimo disimpegno».
Con il decreto attuativo quasi tutte le sedi decentrate potrebbero essere soppresse o trasformate nei cosiddetti punti d’ascolto. A scendere sul piede di guerra anche i sindaci. Giovanni Cugusi, primo cittadino di Gavo,i è già passato per il ridimensionamento dello sportello e si dice preoccupato per quello che potrebbe accadere. «Faremmo rete con tutti gli altri sindaci, non è pensabile rinunciare ad un servizio che è rivolto alle fasce più deboli della nostra popolazione».
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