La Nuova Sardegna

Nuoro

Due anni per peculato a un impiegato comunale

di Valeria Gianoglio
Due anni per peculato a un impiegato comunale

Lavoratori e mezzi dell’ente utilizzati per la pulizia del suo capanno di caccia È stato invece assolto dall’accusa di essersi appropriato di materiale del Comune

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NUORO. Condannato a 2 anni per induzione indebita e per peculato d’uso di alcuni mezzi di trasporto del Comune – pena sospesa con il beneficio della condizionale e la non menzione della condanna – assolto, invece, dall’accusa di peculato, ovvero l’appropriazione di una certa quantità di legna e di alcune plafoniere di una scuola comunale, “perché il fatto non sussiste”. Si è concluso così, nel primo pomeriggio di ieri, con la lettura del dispositivo della sentenza, il processo che vedeva un dipendente del Comune di Nuoro, Giuseppe Gianfranco Pinna, di 63 anni, a giudizio per un fatto emerso nella primavera del 2011 a Nuoro.

Pinna, difeso dagli avvocati Giuseppe Malandrino e Gianluca Sannio, era finito nei guai perché, secondo l’accusa sostenuta ieri in aula dal pm Tommaso Giovannetti, «in qualità di istruttore amministrativo e contabile del Comune di Nuoro, avendo, per ragioni di servizio, la disponibilità di mezzi e personale dell’amministrazione comunale, li impiegava per fini privati». In particolare, sempre secondo quanto avevano stabilito gli investigatori, Pinna, si sarebbe servito in più occasioni, e in orario di lavoro, dei lavoratori del servizio civile per sbrigare faccende sue. «Nel periodo tra novembre e dicembre 2010 – aveva stabilito l’accusa – e in particolare nei mesi di gennaio e febbraio, e di norma il lunedì, impiegava i suddetti lavoratori per le pulizie nel suo capanno di caccia in località Sa Toba, avvalendosi dei mezzi di trasporto del Comune». Pinna è finito a processo anche perché, secondo l’accusa, si era appropriato, durante l’orario di servizio, della plafoniere sottratte alle elementari di San Pietro e di proprietà del Comune che le aveva destinate temporaneamente al Cesp di Pratosardo. Ma per questo capo di imputazione è stato assolto “perché il fatto non sussiste”. Pinna è stato condannato a risarcire il danno causato all’unica lavoratrice che si è costituita parte civile, Daniela Brau, difesa dall’avvocato Emilia Fois. Ed è stato condannato a pagare le spese processuali. È stato condannato a due anni, infine, per il reato di induzione indebita, che per i giudici assorbe sia il reato di abuso d’ufficio, sia quello del peculato d’uso dei mezzi di trasporto. Gli sono state concesse le attenuanti generiche per «la particolare tenuità del fatto». (v.g.)

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