Veleni di Quirra, falsa testimonianza al processo: militare a rischio
Tensione alle stelle durante il processo a Lanusei Il pm: troppe discordanze nel racconto dell’ex sottufficiale
LANUSEI. Tensione alle stelle e gelo in aula per un processo, quello sui veleni di Quirra, che non smette di riservare colpi di scena. L’ex sottufficiale dell’Aeronautica Antonino Cangemi, militare in forze al Poligono dal giugno del 2000 ad aprile del 2005, impiegato nel deposito materiali speciali di Perdasdefogu, era uno dei testimoni più attesi del dibattimento che vede alla sbarra 8 ex comandanti della base. E ieri mattina, nel tribunale di Lanusei ha rischiato un’accusa per falsa testimonianza.
Chiamato a deporre dalla pubblica accusa e arrivato dalla Sicilia accompagnato dai carabinieri, Cangemi, ha risposto alle domande dei pm in maniera opposta rispetto a quanto dichiarato nel 2011 alla polizia di Palermo . Testimonianza costellata da innumerevoli contestazioni che sin dalle prime battute hanno innescato le reazioni dei pm. «Immagazzinavo pezzi di ricambio e altro materiale. A volte trasportavo munizioni per le esercitazioni» è stato l’esordio dell’ex sergente, subito contestato dal pubblico ministero Daniele Loi che ha ricordato come quanto sostenuto in aula non corrispondesse al verbale firmato nel 2011 nel commissariato Libertà del capoluogo siciliano.
«Ero addetto al deposito e nello specifico mi occupava di recuperare materiale delle esercitazioni sia tiro che di quelle con i mezzi pesanti"" quanto dichiarato ai poliziotto palermitani. Le altre risposte alle contestazioni ha fatto sbottare il procuratore Biagio Mazzeo: «O sta dicendo il falso adesso o lo ha fatto allora facendo ora. Non possiamo utilizzare il verbale in questa sede ma potremmo usarlo in un processo per falsa testimonianza».
Anche il giudice Nicole Serra, verbale alla mano, ha rivolto diverse domande al testimone per chiarire le discordanze. E così il pm Mazzeo ha insistito, con l’opposizione della difesa degli imputati (Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi, Paolo Ricci, Gianfranco Fois, Fulvio Ragazzon) sino a quando Cangemi non ha confermato quanto dichiarato 6 anni fa. «Non partecipavo alla raccolta dei residuati ma vedevo gli altri che lo facevano, erano orientativamente una ventina di persone. Non avevamo disposizioni per utilizzare precauzioni e io quando trasportavo ciò che rimaneva delle esercitazioni non indossava».
Chiarite anche le circostanze sul suo stato di salute: quella che nel 2005 venne scambiato per leucemia era, invece, un linfonodo reattivo allo stress termico, un errore sanitario costato caro a Cangemi. L’esame testimoniale dell’ex sergente, congedato e ora in causa con lo Stato, è proseguito con le domande di Bachisio Mele, avvocato di parte civile, e con il controinterrogatorio della difesa tenuto dall’avvocato Andrea Chelo. La testimonianza ha inframmezzato la seconda tranche della lunghissima deposizione dell’ispettore capo della squadra mobile di Nuoro Roberto Sechi, che si è soffermato sull’elenco dettagliato dei materiali fatti brillare nella zona Torri e della durata delle campagne. Campagne che durarono sino al 2010: l'ultima attività di brillamento avvenne il 22 novembre di quell'anno. Il processo riprenderà il 22 novembre ancora una volta con la deposizione di Sechi.
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