La Nuova Sardegna

Nuoro

Ispettorato del lavoro sit-in dei 60 dipendenti

di Francesco Pirisi
Ispettorato del lavoro sit-in dei 60 dipendenti

Protesta davanti alla prefettura in concomitanza con l’agitazione nazionale I punti caldi: contratto fermo, rifiuto dello straordinario, rimborsi in ritardo

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NUORO. Rifiuto dello straordinario, così come del lavoro serale e notturno. I sessanta dipendenti dell'Ispettorato del lavoro di Nuoro sono passati alle maniere decise per fare sentire a Roma e alla stessa dirigenza territoriale la loro insoddisfazione e il disagio. Le questioni: un contratto di lavoro fermo al 2010, l'assenza di indennità per coprire i rischi legati alle ispezioni di controllo e i rimborsi per le missioni che vengono corrisposti dopo mesi di attesa. Condizione di tensione che ieri è stata segnata da un sit-in davanti alla prefettura, in concomitanza con un'agitazione a carattere nazionale dei colleghi di tutte le sedi provinciali dell’ispettorato. Questioni illustrate al vice-prefetto, Vincenzo D’Angelo, che ha incontrato i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil funzione pubblica, insieme ai segretari della Confsal, dell’Unione sindacale di base e della Federazione Intesa. Prefettura chiamata ora a girare a ministero il pacchetto con i mali denunciati da sindacati e lavoratori, interni a un ufficio che con l’ultima riforma del ministero del Lavoro è stato inglobato nell’agenzia dell’Ispettorato nazionale del lavoro. I suoi ispettori riuniti ai colleghi dell'Inps e Inail, per via dell’essere tecnici con un’identica missione professionale. Nelle voci e le ragioni della protesta di ieri il malcontento per un’azione di riordino fermatasi a metà, con risultati ancora lontani da quelli previsti e proclamati. Gli ispettori Giuseppe Ticca, Pietrina Corrias, Pietro Fadda e Ivana Mattu: «Svolgiamo gli stessi compiti ma continuiamo ad avere retribuzioni diverse e le nostre sono le più basse. Perché sotto l’aspetto economico sono rimasti in essere i tre comparti di provenienza. È emblematico il fatto che all’Inps e all’Inail si siano avute più progressione di carriera, mentre nel nostro ufficio appena una in dieci anni». Penalizzazione che i lavoratori dell’ex Ispettorato del lavoro spiegano con le cifre: «Abbiamo stipendi di circa 1500 euro al mese, anche dopo più di trent’anni di servizio. Una retribuzione inadeguata considerato che parliamo di dipendenti in molti casi con laurea in giurisprudenza e anche l’abilitazione alla professione di avvocati. Funzionari che vanno in giudizio per difendere sia l’amministrazione, sia I lavoratori contro le aziende non in regola. Il limite il ministero l’ha superato l’anno scorso, quando ci ha dimezzato gli assegni per la produttività». «Non possiamo nascondere che il nostro è un mestiere delicato. Tutti i giorni ci si trova a confrontarsi con le imprese. C’è chi osserva le regole e chi no, e mal sopporta le ispezioni per verificare se sono rispettati gli obblighi previdenziali e la sicurezza nel lavoro». L'agitazione andrà avanti sino al momento in cui le risposte non saranno ritenute adeguate.

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