Ore 19, a Torpè comincia l’apocalisse
di Sergio Secci
Il 18 novembre resterà impresso nella memoria degli abitanti della Baronia. Dalla diga si levò un’onda di fango e acqua
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TORPÈ. Il 18 novembre è una data che resterà impressa a lungo nella memoria degli abitanti di Posada e Torpè. Oggi cade infatti il quarto anniversario dell’alluvione che ha sconvolto la vita di tantissime persone e causato la morte della pensionata Maria Frigiolini, l’anziana vedova di 88 anni che si trovava nell’abitazione di Su Poiu a poche decine di metri dall’argine. A Bitti si conta anche la seconda vittima, l’'allevatore Giovanni Farre, il cui corpo non è mai stato ritrovato dopo essere stato trascinato via dalle acque nelle campagne di Su Tunnu. Erano passate da poco le diciannove del 18 novembre 2013 quando ore di piogge torrenziali cadute nell’entroterra provocarono un’enorme ondata di piena, che forse fu solo rallentata dalla diga Maccheronis, riversandosi poi con grande impeto nelle campagne di Torpè e Posada. Un mare di acqua e fango che travolse tutto ciò che si trovava a valle superando facilmente gli argini ( in quello di destra erano in coso dei lavori) e inondando decine di abitazioni della piana.
In tanti, per evitare di affogare, si rifugiarono sui tetti e furono poi portati recuperati dai soccorritori con barche e gommoni. Niente da fare purtroppo per la donna di Torpè che i familiari non riuscirono a portare in salvo. Nei giorni successivi chi non era rimasto coinvolto direttamente nell’alluvione si rimboccò le maniche per aiutare i concittadini più sfortunati. A Torpè e Posada arrivarono centinaia di volontari e mezzi, forze dell’ordine, forestali, vigili del fuoco, Forestas e protezione civile, le case vennero liberate dai detriti e successivamente rimesse nelle condizioni di poter nuovamente ospitare gli sfollati che, per qualche tempo, dovettero alloggiare presso parenti e amici o in alcuni alloggi messi a disposizione dal Comune.
«Si farà sicuramente luce su eventuali casi di dolo e ritardi nei lavori che riguardano la diga e la manutenzione degli argini», aveva detto don Salvatore Zizi il parroco di Torpè durante la celebrazione del funerale dell’anziana pensionata, e anche il vescovo monsignor Meloni aveva ribadito che è spesso l’uomo con i suoi comportamenti a violentare la natura.
Il processo penale dopo numerosi rinvii a giudizio non è ancora entrato nel vivo, per quanto invece riguarda la messa in sicurezza del territorio si è riusciti a completare e sollevare l’argine di destra del fiume, quello che mette in sicurezza gli abitati di Posada e Torpè, e rifare strade e sentieri di campagna. È stata portata avanto la pulizia dei canali mentre sono ancora fermi i lavori per raccogliere l'acqua piovana di Monte Nurres, che sovrasta l'abitato di Torpè. Ma sopratutto il completamento dei lavori della diga di Maccheronis è ancora lontano nonostante le rassicurazioni.
In tanti, per evitare di affogare, si rifugiarono sui tetti e furono poi portati recuperati dai soccorritori con barche e gommoni. Niente da fare purtroppo per la donna di Torpè che i familiari non riuscirono a portare in salvo. Nei giorni successivi chi non era rimasto coinvolto direttamente nell’alluvione si rimboccò le maniche per aiutare i concittadini più sfortunati. A Torpè e Posada arrivarono centinaia di volontari e mezzi, forze dell’ordine, forestali, vigili del fuoco, Forestas e protezione civile, le case vennero liberate dai detriti e successivamente rimesse nelle condizioni di poter nuovamente ospitare gli sfollati che, per qualche tempo, dovettero alloggiare presso parenti e amici o in alcuni alloggi messi a disposizione dal Comune.
«Si farà sicuramente luce su eventuali casi di dolo e ritardi nei lavori che riguardano la diga e la manutenzione degli argini», aveva detto don Salvatore Zizi il parroco di Torpè durante la celebrazione del funerale dell’anziana pensionata, e anche il vescovo monsignor Meloni aveva ribadito che è spesso l’uomo con i suoi comportamenti a violentare la natura.
Il processo penale dopo numerosi rinvii a giudizio non è ancora entrato nel vivo, per quanto invece riguarda la messa in sicurezza del territorio si è riusciti a completare e sollevare l’argine di destra del fiume, quello che mette in sicurezza gli abitati di Posada e Torpè, e rifare strade e sentieri di campagna. È stata portata avanto la pulizia dei canali mentre sono ancora fermi i lavori per raccogliere l'acqua piovana di Monte Nurres, che sovrasta l'abitato di Torpè. Ma sopratutto il completamento dei lavori della diga di Maccheronis è ancora lontano nonostante le rassicurazioni.
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