la lettera
I sindaci Soddu e Sanna: «Pigliaru firmi il protocollo»
NUORO. Il sindaco di Nuoro, Andrea Soddu, e quello di Sassari, Nicola Sanna, si sono consultati a lungo in questo periodo e alla fine hanno deciso di inviare un lettera al presidente della Regione,...
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NUORO. Il sindaco di Nuoro, Andrea Soddu, e quello di Sassari, Nicola Sanna, si sono consultati a lungo in questo periodo e alla fine hanno deciso di inviare un lettera al presidente della Regione, Francesco Pigliaru, per chiedergli di prendere una posizione chiara sulla vicenda delle servitù militari. Perchè il ministero della Difesa e lo stato maggiore dell’Esercito hanno strettamente collegato all’apertura della caserma a Pratosardo e, soprattutto, alla permanenza e l’ampliamento della gloriosa Brigata Sassari, corpo d’èlite che tra pochi giorni partirà per una difficile missione all’estero dividendosi tra Afghianista, Iraq e Libia.
La lettera. «Caro Francesco, già nel 1981 Mario Melis denunciò la sproporzione tra il peso delle servitù militari gravanti sull'isola e quello imposto invece alle altre regioni italiane. È da lì che parte una rivendicazione della Sardegna per tornare ad avere piena disponibilità di quei territori, oggi occupati dalle servitù militari. Siamo convinti che la tua posizione, espressa alla Camera dei deputati il 10 giugno 2014, e il successivo ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale il 17 giugno 2014, abbia indicato qual è la strada percorribile per l'avvio di un processo graduale di dismissione di parte dei poligoni e abbia individuato misure di riequilibrio e armonizzazione in termini quantitativi e qualitativi della presenza militare.
Riequilibrio. Siamo convinti che il vero obiettivo che dobbiamo perseguire tutti insieme sia il “riequilibrio” di questa situazione, concetto che ribadisci da sempre con forza. Abbiamo bisogno di un riequilibrio che porti davvero a un’intesa, tenendo in considerazione quanto riportato nell'articolo 14 della Costituzione. Dettato dal quale non possiamo prescindere. Gli assi portanti di questo percorso condiviso sono la tutela della salute dei cittadini, la tutela ambientale e la sostenibilità delle presenze militari nei vari poligoni e territori interessati in Sardegna.
Iniziative. Attività che devono essere compatibili non solo con il territorio, ma con le profonde trasformazioni in atto e le necessarie e urgenti iniziative volte a rendere moderna e compatibile una presenza militare da sempre contrastata in maniera forte da una parte dei nostri corregionali. Questa presenza deve diventare uno strumento di sviluppo per le comunità. Crediamo che i presupposti del “Protocollo di intesa tra il ministero della Difesa e la Regione Sardegna per il coordinamento delle attività militari presenti nel territorio della Regione” contengano questi temi quasi nella loro interezza.
Ricerca. Ci riferiamo in particolare alle attività di ricerca e innovazione tecnologica da localizzare nell'isola, allo sviluppo di programmi di studio, ricerca e sperimentazione tecnologico-industriale che individui attività di comune interesse tra il ministero della Difesa, il Mise, il Miur e la Regione. Tra queste, alcune vengono esplicitamente citate nel Protocollo: cyber-defense, cyber-security e modeling&simualtion, una importante scuola di protezione civile e le possibili attività nel settore spaziale a sostegno della politica nazionale, l'attività di sperimentazione, certificazione e training dei droni. Attività che una volta individuate con metodi e modalità diverse di intervento da parte del ministero della Difesa, se correttamente messe in atto e valorizzate, possono creare un volano moderno e intelligente di sviluppo e una riqualificazione di zone della Sardegna isolate ma di grande valore per il loro carattere naturalistico, ambientale e turistico.
Il percorso. Ridisegnare lo sviluppo di queste aree partendo da questi presupposti è un importante obiettivo che dobbiamo perseguire tutti insieme. E per riuscirci dobbiamo continuare a seguire quel percorso iniziato dal compianto presidente Mario Melis - che sin dal 1981 espresse forti preoccupazioni sul peso e il futuro delle servitù militari. Ecco perché siamo convinti della giustezza del Protocollo di intesa e in questa forma vediamo il tuo importante richiamo al riequilibrio dei rapporti tra il ministero della Difesa e la Regione Sardegna. Siamo convinti che questo Protocollo sia un passo importante e decisivo di quella strada da percorrere insieme.
Le ricadute. Ci aspettiamo che nel protocollo e negli atti aggiuntivi o sussidiari si abbiano immediate ricadute nella disponibilità dei beni inseriti all'interno della cinta urbana delle nostre città, che devono essere subito convertiti all’uso civile ed essere funzionali ai progetti di sviluppo e riqualificazione urbana».
La lettera. «Caro Francesco, già nel 1981 Mario Melis denunciò la sproporzione tra il peso delle servitù militari gravanti sull'isola e quello imposto invece alle altre regioni italiane. È da lì che parte una rivendicazione della Sardegna per tornare ad avere piena disponibilità di quei territori, oggi occupati dalle servitù militari. Siamo convinti che la tua posizione, espressa alla Camera dei deputati il 10 giugno 2014, e il successivo ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale il 17 giugno 2014, abbia indicato qual è la strada percorribile per l'avvio di un processo graduale di dismissione di parte dei poligoni e abbia individuato misure di riequilibrio e armonizzazione in termini quantitativi e qualitativi della presenza militare.
Riequilibrio. Siamo convinti che il vero obiettivo che dobbiamo perseguire tutti insieme sia il “riequilibrio” di questa situazione, concetto che ribadisci da sempre con forza. Abbiamo bisogno di un riequilibrio che porti davvero a un’intesa, tenendo in considerazione quanto riportato nell'articolo 14 della Costituzione. Dettato dal quale non possiamo prescindere. Gli assi portanti di questo percorso condiviso sono la tutela della salute dei cittadini, la tutela ambientale e la sostenibilità delle presenze militari nei vari poligoni e territori interessati in Sardegna.
Iniziative. Attività che devono essere compatibili non solo con il territorio, ma con le profonde trasformazioni in atto e le necessarie e urgenti iniziative volte a rendere moderna e compatibile una presenza militare da sempre contrastata in maniera forte da una parte dei nostri corregionali. Questa presenza deve diventare uno strumento di sviluppo per le comunità. Crediamo che i presupposti del “Protocollo di intesa tra il ministero della Difesa e la Regione Sardegna per il coordinamento delle attività militari presenti nel territorio della Regione” contengano questi temi quasi nella loro interezza.
Ricerca. Ci riferiamo in particolare alle attività di ricerca e innovazione tecnologica da localizzare nell'isola, allo sviluppo di programmi di studio, ricerca e sperimentazione tecnologico-industriale che individui attività di comune interesse tra il ministero della Difesa, il Mise, il Miur e la Regione. Tra queste, alcune vengono esplicitamente citate nel Protocollo: cyber-defense, cyber-security e modeling&simualtion, una importante scuola di protezione civile e le possibili attività nel settore spaziale a sostegno della politica nazionale, l'attività di sperimentazione, certificazione e training dei droni. Attività che una volta individuate con metodi e modalità diverse di intervento da parte del ministero della Difesa, se correttamente messe in atto e valorizzate, possono creare un volano moderno e intelligente di sviluppo e una riqualificazione di zone della Sardegna isolate ma di grande valore per il loro carattere naturalistico, ambientale e turistico.
Il percorso. Ridisegnare lo sviluppo di queste aree partendo da questi presupposti è un importante obiettivo che dobbiamo perseguire tutti insieme. E per riuscirci dobbiamo continuare a seguire quel percorso iniziato dal compianto presidente Mario Melis - che sin dal 1981 espresse forti preoccupazioni sul peso e il futuro delle servitù militari. Ecco perché siamo convinti della giustezza del Protocollo di intesa e in questa forma vediamo il tuo importante richiamo al riequilibrio dei rapporti tra il ministero della Difesa e la Regione Sardegna. Siamo convinti che questo Protocollo sia un passo importante e decisivo di quella strada da percorrere insieme.
Le ricadute. Ci aspettiamo che nel protocollo e negli atti aggiuntivi o sussidiari si abbiano immediate ricadute nella disponibilità dei beni inseriti all'interno della cinta urbana delle nostre città, che devono essere subito convertiti all’uso civile ed essere funzionali ai progetti di sviluppo e riqualificazione urbana».
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