La Regione: «L'inceneritore di Tossilo non è un pericolo»
La società che gestisce l’impianto dovrà comunque adempiere quanto prima alle prescrizioni della diffida provinciale
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MACOMER. Le inosservanze riscontrate nell’inceneritore di Tossilo devono essere eliminate entro i termini previsti dalla diffida emessa dalla Provincia di Nuoro, ma la loro entità non è tale da configurare una situazione di pericolo e di danno per l’ambiente. Questo, in sintesi, è quello che scrive l’assessorato regionale all’Ambiente in una nota indirizzata al sindaco di Macomer, Antonio Succu.
Era stato il primo cittadino, con una nota dello scorso 17 novembre, ad esprimere forte preoccupazione per i contenuti della diffida provinciale del 9. Il provvedimento aveva fatto emergere una serie di criticità ambientali e di prescrizioni Aia non rispettate da parte del gestore dell’impianto che gestisce i rifiuti solidi urbani nell’area di Tossilo, e richiedeva un parere ed un riscontro sulla effettiva portata del problema.
Nella risposta, la Regione spiega anzitutto che l’ispezione dell’Arpas, che ha portato alla diffida, «rientra tra i controlli previsti dal Piano regionale delle ispezioni ambientali finalizzato ad assicurare un alto livello di protezione ambientale». Non solo, sottolinea inoltre che l’agenzia regionale di vigilanza ambientale ha eseguito per 4 giorni consecutivi (a partire dal 18 luglio) una accurata visita ispettiva, rilevando alcune non conformità alle prescrizioni Aia, alcune formali, altre sostanziali, e diverse criticità che necessitano di misure correttive.
Nella nota, la Regione specifica che il mancato rispetto delle prescrizioni Aia viene “punito” sulla base di un decreto legislativo, il 152 del 2006, che prevede «livelli progressivi di severità a seconda della gravità delle non conformità». Il caso Tossilo rientra, secondo l’assessorato regionale, nella prima fattispecie, quella che, attraverso una diffida, impone un termine entro il quale eliminare le inosservanze. In sostanza, se le criticità riscontrate a Tossilo fossero state tali da determinare un pericolo per l’ambiente, alla diffida sarebbe seguita una sospensione delle attività dell’impianto di trattamento dei rifiuti oppure una revoca dell’autorizzazione e quindi la chiusura dell’impianto. Cosa che non è accaduta
L’assessorato ridimensiona dunque il peso effettivo della denuncia da parte della Provincia, che faceva emergere un quadro di irregolarità e che avevano allarmato non poco i cittadini e gli amministratori del territorio. Resta ovviamente l’obbligo per la Tossilo Spa di adempiere a quanto prescritto dalla provincia nei tempi stabiliti: tra questi adempimenti c’è anche quello di presentare entro 3 mesi un piano di chiusura definitiva della Discarica di Monte Muradu.
Era stato il primo cittadino, con una nota dello scorso 17 novembre, ad esprimere forte preoccupazione per i contenuti della diffida provinciale del 9. Il provvedimento aveva fatto emergere una serie di criticità ambientali e di prescrizioni Aia non rispettate da parte del gestore dell’impianto che gestisce i rifiuti solidi urbani nell’area di Tossilo, e richiedeva un parere ed un riscontro sulla effettiva portata del problema.
Nella risposta, la Regione spiega anzitutto che l’ispezione dell’Arpas, che ha portato alla diffida, «rientra tra i controlli previsti dal Piano regionale delle ispezioni ambientali finalizzato ad assicurare un alto livello di protezione ambientale». Non solo, sottolinea inoltre che l’agenzia regionale di vigilanza ambientale ha eseguito per 4 giorni consecutivi (a partire dal 18 luglio) una accurata visita ispettiva, rilevando alcune non conformità alle prescrizioni Aia, alcune formali, altre sostanziali, e diverse criticità che necessitano di misure correttive.
Nella nota, la Regione specifica che il mancato rispetto delle prescrizioni Aia viene “punito” sulla base di un decreto legislativo, il 152 del 2006, che prevede «livelli progressivi di severità a seconda della gravità delle non conformità». Il caso Tossilo rientra, secondo l’assessorato regionale, nella prima fattispecie, quella che, attraverso una diffida, impone un termine entro il quale eliminare le inosservanze. In sostanza, se le criticità riscontrate a Tossilo fossero state tali da determinare un pericolo per l’ambiente, alla diffida sarebbe seguita una sospensione delle attività dell’impianto di trattamento dei rifiuti oppure una revoca dell’autorizzazione e quindi la chiusura dell’impianto. Cosa che non è accaduta
L’assessorato ridimensiona dunque il peso effettivo della denuncia da parte della Provincia, che faceva emergere un quadro di irregolarità e che avevano allarmato non poco i cittadini e gli amministratori del territorio. Resta ovviamente l’obbligo per la Tossilo Spa di adempiere a quanto prescritto dalla provincia nei tempi stabiliti: tra questi adempimenti c’è anche quello di presentare entro 3 mesi un piano di chiusura definitiva della Discarica di Monte Muradu.
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