nel parco bellavista
Cani randagi fanno strage di un piccolo gregge di pecore
ARBATAX. Nuova strage di animali, a opera di un branco formato da numerosi cani randagi, che nella nottata fra mercoledì e ieri hanno sbranato ben 10 pecore di una varietà sarda praticamente estinta,...
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ARBATAX. Nuova strage di animali, a opera di un branco formato da numerosi cani randagi, che nella nottata fra mercoledì e ieri hanno sbranato ben 10 pecore di una varietà sarda praticamente estinta, che stavano tranquillamente all’interno del Parco naturalistico Bellavista (di una quarantina di ettari) nell’Arbatax park resort. A ritrovare la decina di pecore sbranate dal branco di randagi, è stato il titolare dello s esso Apr, l’imprenditore turistico Giorgio Mazzella.
«Non è certo la prima volta – ha detto sconsolato Mazzella - che questo branco di una dozzina di cani attacca i nostri animali all’interno del parco naturalistico Bellavista. Hanno già sbranato, anche nel recente passato, daini, mufloni, anatre e altri animai che stanno in cattività. Spero che chi di dovere intervenga quanto prima per porre fine al fenomeno del randagismo. Anche perché sono contrario a predisporre determinati tipi di trappole».
Giorgio Mazzella ha anche spiegato che non è certo la prima volta che insieme a dei suoi collaboratori ha fatto il giro completo della recinzione nella zona del Parco naturalistitico Bellavista e non riesce a spiegarsi come possano entrare all’interno, considerato che non vi sono buchi. «Non vorrei – ha proseguito – che questi cani randagi, in un modo o nell’altro, abbiamo imparato come “arrampicarsi” e superare la recinzione». (l.cu.)
«Non è certo la prima volta – ha detto sconsolato Mazzella - che questo branco di una dozzina di cani attacca i nostri animali all’interno del parco naturalistico Bellavista. Hanno già sbranato, anche nel recente passato, daini, mufloni, anatre e altri animai che stanno in cattività. Spero che chi di dovere intervenga quanto prima per porre fine al fenomeno del randagismo. Anche perché sono contrario a predisporre determinati tipi di trappole».
Giorgio Mazzella ha anche spiegato che non è certo la prima volta che insieme a dei suoi collaboratori ha fatto il giro completo della recinzione nella zona del Parco naturalistitico Bellavista e non riesce a spiegarsi come possano entrare all’interno, considerato che non vi sono buchi. «Non vorrei – ha proseguito – che questi cani randagi, in un modo o nell’altro, abbiamo imparato come “arrampicarsi” e superare la recinzione». (l.cu.)
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