«Il gestore dell’ospizio non ha colpe»
di Valeria Gianoglio
Casa di riposo di via Aosta, l’arringa della difesa. Tensione in aula per l’intervento della figlia di un ex ospite
3 MINUTI DI LETTURA
NUORO. E sul finale dell’arringa, al momento di affrontare uno degli argomenti chiave dell’intero processo – le violenze su un pensionato ospite della casa di riposo – quando l’avvocato Francesco Carboni, nel mezzo di una ricostruzione dettagliata dei fatti, descrive in sostanza come legittima difesa la reazione di un operatore socio-assistenziale nei confronti di un anziano ferito – la figlia di quest’ultimo non riesce a trattenere le parole. E interrompe con un urlo l’udienza in corte d’assise: «Si dovrebbe vergognare di dire certe cose!», grida, poco prima di essere accompagnata fuori dall’aula, con molto tatto, dal suo stesso avvocato Nazarena Tilocca.
È stata una udienza dove non sono mancati i momenti di tensione, dunque, quella che si è celebrata ieri, al processo per le violenze e le morti alla residenza per anziani di via Aosta, che vede l’ex direttrice della struttura, Rosanna Serra, e il presidente dell’associazione che la gestiva, Gianluca Masala, a giudizio per le accuse di abbandono di incapace, mancata predisposizione delle misure di sicurezza anti-incendio, lesioni personali di un paziente affetto da Alzheimer, omicidio colposo di un anziano, abbandono di altri anziani residenti nella struttura.
Dopo le richieste del pm Giorgio Bocciarelli – 5 anni per Rosanna Serra e 7 anni per Gianluca Masala – e l’arringa dell’avvocato di Rosanna Serra, Francesco Lai, ieri in corte d’assise è stato il turno dell’arringa dell’avvocato di Masala, Francesco Carboni. La sua discussione, durata più di quattro ore, è partita dall’analizzare uno dei casi di anziani morti, secondo la Procura, come conseguenza del clima di abbandono e di maltrattamenti nella struttura di via Aosta. L’anziano, esordisce Carboni, «è stato fatto passare dall’accusa come vittima di una disidratazione perdurante nel tempo, ma non è così, e sta scritto negli atti: era cardiopatico, aveva diverse infezioni in atto e sino a due giorni prima stava in piedi. Il 30 agosto gli esami non attestano la presenza di una disidratazione perdurante. Tutto, negli atti, esclude il nodo del rapporto causale tra la fattispecie dell’abbandono di incapace e l’evento aggravante. L’uomo non era disidratato per ragione della struttura». Poi, l’avvocato, tocca un altro argomento affrontato dall’accusa: quello degli interessi in causa, e della poca attendibilità di alcuni testi. «Se vogliamo proprio parlare di interessi nel campo della sanità – spiega l’avvocato Carboni – io ne so qualcosa». E da lì in poi il legale nuorese estende il discorso allo sfondo che secondo la difesa fa da retroscena all’intera inchiesta approdata poi in un processo. E racconta che «nel 2000 a Nuoro si affacciano alcuni imprenditori che volevano fare una Rsa e il Comune dà il via libera. Ma poi il vero potere di questa città fa vedere i denti da squalo a quegli imprenditori. E cosa resta del progetto Rsa a Nuoro? Resta che lo fanno a Padru e Nuoro è senza Rsa». Poi, continua Carboni, «dopo 12 anni compare a Nuoro Masala che non vuole fare la Rsa ma una struttura per anziani. Gianni Masala non lo conosceva nessuno, aveva schivato la politica e i banchetti». Ma poi, dice Carboni, «succedono alcune cose che decretano la fine morale di Masala». Arrivano, spiega l’avvocato, 16 anziani “sfrattati” dalla casa di riposo Sacro Cuore. E in via Aosta, ricorda l’avvocato, «li aveva mandati il prefetto, mica uno sprovveduto».
Secondo la difesa, dunque, la struttura di via Aosta era più che in regola, e in seguito ai rilievi della Procura che l’aveva sequestrata, aveva messo a norma anche altri aspetti. Per la difesa, in ogni caso, Masala è dovuto uscire di scena senza avere alcuna colpa nella gestione della struttura. Masala, dice Carboni, è stato l’unico a pagare, mentre «chi gli subentra non è la Vergine Maria ma un pluripregiudicato di Desulo. E i problemi continuano. A Masala è stato dato il marchio dell’infame, mentre chi lo ha sostituito non ha avuto problemi».
È stata una udienza dove non sono mancati i momenti di tensione, dunque, quella che si è celebrata ieri, al processo per le violenze e le morti alla residenza per anziani di via Aosta, che vede l’ex direttrice della struttura, Rosanna Serra, e il presidente dell’associazione che la gestiva, Gianluca Masala, a giudizio per le accuse di abbandono di incapace, mancata predisposizione delle misure di sicurezza anti-incendio, lesioni personali di un paziente affetto da Alzheimer, omicidio colposo di un anziano, abbandono di altri anziani residenti nella struttura.
Dopo le richieste del pm Giorgio Bocciarelli – 5 anni per Rosanna Serra e 7 anni per Gianluca Masala – e l’arringa dell’avvocato di Rosanna Serra, Francesco Lai, ieri in corte d’assise è stato il turno dell’arringa dell’avvocato di Masala, Francesco Carboni. La sua discussione, durata più di quattro ore, è partita dall’analizzare uno dei casi di anziani morti, secondo la Procura, come conseguenza del clima di abbandono e di maltrattamenti nella struttura di via Aosta. L’anziano, esordisce Carboni, «è stato fatto passare dall’accusa come vittima di una disidratazione perdurante nel tempo, ma non è così, e sta scritto negli atti: era cardiopatico, aveva diverse infezioni in atto e sino a due giorni prima stava in piedi. Il 30 agosto gli esami non attestano la presenza di una disidratazione perdurante. Tutto, negli atti, esclude il nodo del rapporto causale tra la fattispecie dell’abbandono di incapace e l’evento aggravante. L’uomo non era disidratato per ragione della struttura». Poi, l’avvocato, tocca un altro argomento affrontato dall’accusa: quello degli interessi in causa, e della poca attendibilità di alcuni testi. «Se vogliamo proprio parlare di interessi nel campo della sanità – spiega l’avvocato Carboni – io ne so qualcosa». E da lì in poi il legale nuorese estende il discorso allo sfondo che secondo la difesa fa da retroscena all’intera inchiesta approdata poi in un processo. E racconta che «nel 2000 a Nuoro si affacciano alcuni imprenditori che volevano fare una Rsa e il Comune dà il via libera. Ma poi il vero potere di questa città fa vedere i denti da squalo a quegli imprenditori. E cosa resta del progetto Rsa a Nuoro? Resta che lo fanno a Padru e Nuoro è senza Rsa». Poi, continua Carboni, «dopo 12 anni compare a Nuoro Masala che non vuole fare la Rsa ma una struttura per anziani. Gianni Masala non lo conosceva nessuno, aveva schivato la politica e i banchetti». Ma poi, dice Carboni, «succedono alcune cose che decretano la fine morale di Masala». Arrivano, spiega l’avvocato, 16 anziani “sfrattati” dalla casa di riposo Sacro Cuore. E in via Aosta, ricorda l’avvocato, «li aveva mandati il prefetto, mica uno sprovveduto».
Secondo la difesa, dunque, la struttura di via Aosta era più che in regola, e in seguito ai rilievi della Procura che l’aveva sequestrata, aveva messo a norma anche altri aspetti. Per la difesa, in ogni caso, Masala è dovuto uscire di scena senza avere alcuna colpa nella gestione della struttura. Masala, dice Carboni, è stato l’unico a pagare, mentre «chi gli subentra non è la Vergine Maria ma un pluripregiudicato di Desulo. E i problemi continuano. A Masala è stato dato il marchio dell’infame, mentre chi lo ha sostituito non ha avuto problemi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
