le testimonianze
«Ci colpiscono nel giorno di festa»
di Nino Muggianu
E il primo cittadino, Dionigi Deledda, chiede un incontro a Cagliari
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ORGOSOLO. «Hanno bloccato tutto fino al monte – dice il sindaco di Orgosolo Dionigi Deledda – Gli allevatori sono molto arrabbiati perché non hanno potuto accudire le loro greggi. Sono andato per parlare con loro e per stare vicino a loro. Questa azione arriva in un’annata che è tra l’altro è già molto critica, per il settore, Crea malumori e tensioni. I comitati spontanei erano disposti a dialogare e hanno tutto l’interesse a mettersi in regola, e poi, invece, arrivano questi colpi. Non si condivide né il metodo né la strategia. Mi faro promotore con gli altri sindaci affinché si possa fare un incontro a Cagliari con l’assessore Arru e Pigliaru alla presenza di tutti i comitati».
«Non ci aspettavamo che in un giorno così importante per la nostra cultura, il giorno nel quale si uccide il maiale per la nostra provvista, ci facessero questo affronto – dice l’allevatore di Orgosolo, Pietro Musina – è un’offesa a tutta la nostra cultura. Questo spiegamento di forze non c’era il 27 gennaio di quest’anno quando è arrivata la tempesta di neve che non ci ha permesso di andare ai nostri ovili. Loro dovrebbero lavorare con noi, non contro di noi. Siamo il settore primario e trainante di tutta l’economia ma ci stanno mettendo in condizioni di non poter lavorare». L’allevatore orgolese, insomma, è piuttosto arrabbiato e ferito. «Non siamo gli abusivi che vogliono dipingere – aggiunge – siamo persone che si sono prese la briga di farsi conoscere. E non è vero che siamo indisponibili. Quelli che non si sono presentati alle discussioni per la risoluzione del problema non siamo noi ma loro. Eravamo arrivati al punto nel quale si trattava semplicemente di discutere un piano di soluzioni: perché sappiamo benissimo che la peste suina africana danneggia prima di tutto noi stessi. Eravamo pronti al dialogo, ma non si sono voluti sedere al tavolo. Ci hanno detto che c’erano le risorse pronte che tutto era prono per la risoluzione e alla fine cosa hanno fatto? Hanno mandato persone a uccidere animali indifesi e a umiliare delle persone che fanno il loro lavoro con dignità». Pietro Musina tiene poi a ribadirlo: «L’allevamento che noi pratichiamo a Orgosolo è un allevamento eco-sostenibile e nel pieno rispetto degli animali e delle persone. Il lavoro lo facciamo come ci hanno insegnato i nostri nonni e nostri bisnonni e non penso che facessero fesserie».
La Regione e l’unità di progetto per l’eradicazione della peste suina, dal canto loro, ieri hanno ricordato che «sono diversi i provvedimenti promossi dall’unità di progetto e dal sistema Regione per favorire le buone pratiche dell’allevamento dei suini. Uno dei più importanti è il cosiddetto Ravvedimento operoso che accompagna il percorso di regolarizzazione e di emersione dei soggetti che detengono suini illegalmente».
«Non ci aspettavamo che in un giorno così importante per la nostra cultura, il giorno nel quale si uccide il maiale per la nostra provvista, ci facessero questo affronto – dice l’allevatore di Orgosolo, Pietro Musina – è un’offesa a tutta la nostra cultura. Questo spiegamento di forze non c’era il 27 gennaio di quest’anno quando è arrivata la tempesta di neve che non ci ha permesso di andare ai nostri ovili. Loro dovrebbero lavorare con noi, non contro di noi. Siamo il settore primario e trainante di tutta l’economia ma ci stanno mettendo in condizioni di non poter lavorare». L’allevatore orgolese, insomma, è piuttosto arrabbiato e ferito. «Non siamo gli abusivi che vogliono dipingere – aggiunge – siamo persone che si sono prese la briga di farsi conoscere. E non è vero che siamo indisponibili. Quelli che non si sono presentati alle discussioni per la risoluzione del problema non siamo noi ma loro. Eravamo arrivati al punto nel quale si trattava semplicemente di discutere un piano di soluzioni: perché sappiamo benissimo che la peste suina africana danneggia prima di tutto noi stessi. Eravamo pronti al dialogo, ma non si sono voluti sedere al tavolo. Ci hanno detto che c’erano le risorse pronte che tutto era prono per la risoluzione e alla fine cosa hanno fatto? Hanno mandato persone a uccidere animali indifesi e a umiliare delle persone che fanno il loro lavoro con dignità». Pietro Musina tiene poi a ribadirlo: «L’allevamento che noi pratichiamo a Orgosolo è un allevamento eco-sostenibile e nel pieno rispetto degli animali e delle persone. Il lavoro lo facciamo come ci hanno insegnato i nostri nonni e nostri bisnonni e non penso che facessero fesserie».
La Regione e l’unità di progetto per l’eradicazione della peste suina, dal canto loro, ieri hanno ricordato che «sono diversi i provvedimenti promossi dall’unità di progetto e dal sistema Regione per favorire le buone pratiche dell’allevamento dei suini. Uno dei più importanti è il cosiddetto Ravvedimento operoso che accompagna il percorso di regolarizzazione e di emersione dei soggetti che detengono suini illegalmente».
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