Cucca: «I dissidenti Pd sono a caccia di poltrone»
di Francesco Pirisi
Il senatore e segretario regionale replica alle accuse di chi lascia il partito «Siamo un luogo di confronto, non uno strumento per ottenere incarichi»
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NUORO. Troppe posizioni di dissenso e allontanamenti dal Partito democratico nel territorio per lasciare indifferenti e muta la dirigenza. Per comunicare la posizione del partito rispetto alle ultime vicende, e ai diversi mancati rinnovi della tessera, scende in campo lo stesso segretario regionale, Giuseppe Luigi Cucca: «Chi oggi polemizza, e legittimamente decide di uscire dal partito, adotta argomentazioni del tutto strumentali, che nascondono ambizioni personali evidentemente disattese. Voglio ricordare che i ruoli non vanno pretesi, ma conquistati attraverso grande dedizione e spirito di servizio». Nel mirino del senatore nuorese le recenti note di addio, non senza polemica, di Tore Porcu, a Nuoro, Luca Carta, a Siniscola. Entrambi ex amministratori della Provincia e dei rispettivi comuni di provenienza. Tutte e due propugnatori di un’anima di sinistra, «tradita da questo Pd, sia a livello nazionale, sia a livello locale». Prima di loro una lunga sfilza di distacchi, iniziati con il renziano della prima ora Diego Bagiella, proseguiti a Nuoro con l’ex sindaco, Mario Zidda, il consigliere comunale Tore Sulas, lo stesso ex vice-sindaco della giunta Bianchi Leonardo Moro, assente dai congressi cittadino e provinciale che tra ottobre e novembre hanno rinnovato le segreterie, sempre intorno alla leadership dello stesso Cucca e del consigliere regionale Roberto Deriu. Da parte di questi ultimi l’insofferenza «per le scelte politiche della dirigenza, quelle del job act, prima di tutto, ma anche sulla non-decisione rispetto alla promessa di eliminare i vitalizi». Nel terreno di casa, soprattutto l’accusa su un partito «privato del confronto interno, quello dato dalla partecipazione della base, e assente dai temi della società nuorese».
Attacco che Giuseppe Luigi Cucca ha ribattuto con l’uso degli stessi argomenti, con convinzioni che sono l’esatto opposto di quanto incassato: «Il Partito democratico è un luogo di confronto e partecipazione, aperto in maniera costante al contributo di tutti e al dialogo con la gente, non certamente uno strumento per ottenere incarichi». Quest’ultima una chance negata anche nella sola condizione di mera possibilità, nella replica del senatore Pd, tanto da fare pensare che tra i motivi considerati per gli addii dai democratici ci siano le stesse scelte nelle nomine di sottogoverno. Anche se gli spazi di gestione nel territorio si sono ridotti prima di tutto per pure conseguenze elettorali (leggasi la sconfitta alle comunali nel 2015, ndc) e tra i pochi incarichi rimasti, comunque in capo al Partito democratico, risultano oggi quelli dell’amministrazione straordinaria della Provincia e della presidenza dell’Isre». Il senatore però non fa sconti, né lesina giudizi, sempre con considerazioni generali, ma con destinatari individuati: «Nel Pd non c'è spazio per chi ha questa visione distorta della militanza politica, tesa esclusivamente verso mire personalistiche di potere». Il principio per ruoli e posizioni apicali è quello meritocratico, ricordato prima: «Non si può prescindere da ciò. Chi non è d'accordo è giusto che si faccia da parte». La forza delle parole è anche quella che gli deriva dal ruolo di guida regionale del partito, assunta nel maggio di quest’anno. L’avvocato-senatore di Nuoro è stato l’uomo della sintesi tra le correnti del partito, di Cabras-Fadda, Soru e la terza espressa dallo stesso Cucca e dal senatore Ignazio Angioni. Nomina successiva al periodo di vacanza nella segreteria per via delle dimissioni di Soru, in seguito alla condanna per frode fiscale nel suo lavoro di imprenditore, successivamente ribaltata dalla magistratura. Negli stessi giorni in provincia i democratici più che la distanza tra i leader regionali hanno vissuto il dualismo tra Deriu e Cucca, vissuta anche nella divisione per la sfida alla segreteria nazionale del 2014 tra Renzi, Cuperlo e Civati. Sino all'accordo tra i due capi-corrente, che nel 2015 ha portato alla segreteria Daniela Forma, consigliera regionale.
Attacco che Giuseppe Luigi Cucca ha ribattuto con l’uso degli stessi argomenti, con convinzioni che sono l’esatto opposto di quanto incassato: «Il Partito democratico è un luogo di confronto e partecipazione, aperto in maniera costante al contributo di tutti e al dialogo con la gente, non certamente uno strumento per ottenere incarichi». Quest’ultima una chance negata anche nella sola condizione di mera possibilità, nella replica del senatore Pd, tanto da fare pensare che tra i motivi considerati per gli addii dai democratici ci siano le stesse scelte nelle nomine di sottogoverno. Anche se gli spazi di gestione nel territorio si sono ridotti prima di tutto per pure conseguenze elettorali (leggasi la sconfitta alle comunali nel 2015, ndc) e tra i pochi incarichi rimasti, comunque in capo al Partito democratico, risultano oggi quelli dell’amministrazione straordinaria della Provincia e della presidenza dell’Isre». Il senatore però non fa sconti, né lesina giudizi, sempre con considerazioni generali, ma con destinatari individuati: «Nel Pd non c'è spazio per chi ha questa visione distorta della militanza politica, tesa esclusivamente verso mire personalistiche di potere». Il principio per ruoli e posizioni apicali è quello meritocratico, ricordato prima: «Non si può prescindere da ciò. Chi non è d'accordo è giusto che si faccia da parte». La forza delle parole è anche quella che gli deriva dal ruolo di guida regionale del partito, assunta nel maggio di quest’anno. L’avvocato-senatore di Nuoro è stato l’uomo della sintesi tra le correnti del partito, di Cabras-Fadda, Soru e la terza espressa dallo stesso Cucca e dal senatore Ignazio Angioni. Nomina successiva al periodo di vacanza nella segreteria per via delle dimissioni di Soru, in seguito alla condanna per frode fiscale nel suo lavoro di imprenditore, successivamente ribaltata dalla magistratura. Negli stessi giorni in provincia i democratici più che la distanza tra i leader regionali hanno vissuto il dualismo tra Deriu e Cucca, vissuta anche nella divisione per la sfida alla segreteria nazionale del 2014 tra Renzi, Cuperlo e Civati. Sino all'accordo tra i due capi-corrente, che nel 2015 ha portato alla segreteria Daniela Forma, consigliera regionale.
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