IL PARERE DELL’ESPERTO
«I ragazzi non sono “vaccinati” per affrontare le insidie»
NUORO. Si possono pubblicare foto o video fatti nelle aule delle scuole? La risposta è negativa, a meno che non ci sia l’autorizzazione delle persone che appaiono nelle immagini. A ribadire il...
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NUORO. Si possono pubblicare foto o video fatti nelle aule delle scuole? La risposta è negativa, a meno che non ci sia l’autorizzazione delle persone che appaiono nelle immagini. A ribadire il concetto, diventato persino oggetto di un vero e proprio vademecum da parte del Garante della privacy, è il sociologo nuorese Gianfranco Oppo, esperto in dinamiche giovanili.
«Purtroppo i giovani navigatori di oggi non sono consapevoli dei rischi che i media e i social network possono causare – spiega lo studioso –. Non sono “vaccinati” per affrontare le insidie che si nascondono dietro le nuove tecnologie perché i genitori e le scuole non gli offrono gli strumenti per capire che certi comportamenti in rete e sulle chat hanno una risonanza devastante – prosegue Oppo –. Inoltre i ragazzi in questione hanno commesso un reato violando la privacy». Dalle ultime ricerche sul fenomeno è emerso infatti che oltre un terzo degli adolescenti italiani è convinto che i contenuti postati sui social siano visibili esclusivamente dai destinatari.
«Ai teenager oggi viene affidata un arma, lo smartphone, senza spiegargli come si usa e i pericoli che in rete dilagano, come il cyber bullismo il sexting, l’adescamento e il revenge porn – chiosa il sociologo –. La scuola in tutto ciò considera il cellulare e il mondo dei social network come qualcosa di estraneo ai banchi scolastici, ma sappiamo bene che non è così. I ragazzi trascorrono 10 ore al giorno con il telefonino in mano. È la realtà di oggi». Sul provvedimento preso dalla scuola nei confronti dei 15 alunni lo studioso di dinamiche giovali commenta: «Non sono del tutto convinto che gli studenti sospesi abbiano realmente capito la gravità del gesto compiuto – conclude –. È necessario che le scuole si occupino del problema attraverso progetti e lezioni sul corretto uso degli smartphone, dei social network e della rete». (s.v.)
«Purtroppo i giovani navigatori di oggi non sono consapevoli dei rischi che i media e i social network possono causare – spiega lo studioso –. Non sono “vaccinati” per affrontare le insidie che si nascondono dietro le nuove tecnologie perché i genitori e le scuole non gli offrono gli strumenti per capire che certi comportamenti in rete e sulle chat hanno una risonanza devastante – prosegue Oppo –. Inoltre i ragazzi in questione hanno commesso un reato violando la privacy». Dalle ultime ricerche sul fenomeno è emerso infatti che oltre un terzo degli adolescenti italiani è convinto che i contenuti postati sui social siano visibili esclusivamente dai destinatari.
«Ai teenager oggi viene affidata un arma, lo smartphone, senza spiegargli come si usa e i pericoli che in rete dilagano, come il cyber bullismo il sexting, l’adescamento e il revenge porn – chiosa il sociologo –. La scuola in tutto ciò considera il cellulare e il mondo dei social network come qualcosa di estraneo ai banchi scolastici, ma sappiamo bene che non è così. I ragazzi trascorrono 10 ore al giorno con il telefonino in mano. È la realtà di oggi». Sul provvedimento preso dalla scuola nei confronti dei 15 alunni lo studioso di dinamiche giovali commenta: «Non sono del tutto convinto che gli studenti sospesi abbiano realmente capito la gravità del gesto compiuto – conclude –. È necessario che le scuole si occupino del problema attraverso progetti e lezioni sul corretto uso degli smartphone, dei social network e della rete». (s.v.)
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