Peste suina, 60 aziende in regola
di Giusy Ferreli
Baunei, regolarizzate e riportate alla legalità sui terreni ad uso civico nell’arco di appena un anno
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BAUNEI. Far rispettare le regole si può. Anche nella quarantennale lotta alla peste suina africana che sembra sfuggire ad ogni tentativo di legalizzazione. E il modello attuato nel Supramonte di Baunei insegna. Qui, nel giro di un anno una sessantina di aziendine familiari sono state messe a norma.
I “clandestini”, maiali prima allevati allo stato brado, sono stati sottratti al circolo vizioso che contribuisce alla diffusione del morbo. Era il 5 dicembre dello scorso anno e il consiglio comunale deliberò la sospensione degli usi civici a favore di una sessantina. Il 29 di dicembre dello stesso anno, l’Argea, diede il via libera al mutamento di destinazione con la relativa sospensione degli usi civici per la durata di quindici anni in favore di quanti (oltre 60) avevano presentato la richiesta agli uffici comunali. Risultato? La regolarizzazione delle aziende suinicole secondo le direttive comunitarie e le norme sanitarie. «Oggi più che mai si impone la necessità di collaborare, sul piano sociale e istituzionale, tra Comuni, Regione, Argea, Laore e i servizi sanitarii» esordisce Salvatore Corrias. Un passaggio atteso dai tanti proprietari è il via libera degli uffici regionali che devono sancire la conformità paesaggistica delle strutture utilizzate per il ricovero degli animali «Solo la sinergia e l'intesa tra le istituzioni può consentire e rafforzare un processo di informazione e di sensibilizzazione già in atto presso le nostre comunità» prosegue il primo cittadino che parla di crescita civile ed economica con processi in grado di conciliare la tradizione con l’innovazione. «Solo così si può fare un salto di qualità culturale, sociale ed economico, con una grande opportunità per tutti, in particolare per i più giovani». Gino Cabras, un passato ultra decennale da guida turistica nel Supramonte ha presentato la pratica per mettere in regola la piccola azienda familiare in una delle vallata di Golgo. Ed ora guarda più in là. «Ho pensato di realizzare un progetto per l’allevamento dei maiali» spiega l’allevatore che ha in animo di realizzare prodotto di nicchia: prosciutti e salumi da vendere ai turisti e non solo. La sua azienda assorbirà una piccola porzione di terre pubbliche (un ettaro e mezzo al massimo due) dove i suini verranno allevati in biosicurezza. «Spero di poter far crescere l’attività e per affrontare il mercato dovevo mettermi in regola». L’azienda, una volta sconfitta la piaga della peste suina che non consente la commercializzazione oltre i confini della Sardegna dei prodotti locali, potrà contare sul valore aggiunto dato dai suini di razza sarda, tradizionalmente allevati al pascolo brado. Un sogno che ancora non è diventato realtà proprio a causa della mancata eradicazione del morbo. E i dati recentissimi non inducono alla speranza visto e considerato che gli ultimi abbattimenti tra Orgosolo, Desulo e Arzana hanno confermato ciò che si temeva. E cioè che è i “clandestini sono” i principali vettori della malattia. Su 150 campioni di oltre 200 maiali abbattuti l’8 dicembre ben 115 sono risultati sieropositivi alla peste suina africana con una percentuale di oltre il 75 per cento.
I “clandestini”, maiali prima allevati allo stato brado, sono stati sottratti al circolo vizioso che contribuisce alla diffusione del morbo. Era il 5 dicembre dello scorso anno e il consiglio comunale deliberò la sospensione degli usi civici a favore di una sessantina. Il 29 di dicembre dello stesso anno, l’Argea, diede il via libera al mutamento di destinazione con la relativa sospensione degli usi civici per la durata di quindici anni in favore di quanti (oltre 60) avevano presentato la richiesta agli uffici comunali. Risultato? La regolarizzazione delle aziende suinicole secondo le direttive comunitarie e le norme sanitarie. «Oggi più che mai si impone la necessità di collaborare, sul piano sociale e istituzionale, tra Comuni, Regione, Argea, Laore e i servizi sanitarii» esordisce Salvatore Corrias. Un passaggio atteso dai tanti proprietari è il via libera degli uffici regionali che devono sancire la conformità paesaggistica delle strutture utilizzate per il ricovero degli animali «Solo la sinergia e l'intesa tra le istituzioni può consentire e rafforzare un processo di informazione e di sensibilizzazione già in atto presso le nostre comunità» prosegue il primo cittadino che parla di crescita civile ed economica con processi in grado di conciliare la tradizione con l’innovazione. «Solo così si può fare un salto di qualità culturale, sociale ed economico, con una grande opportunità per tutti, in particolare per i più giovani». Gino Cabras, un passato ultra decennale da guida turistica nel Supramonte ha presentato la pratica per mettere in regola la piccola azienda familiare in una delle vallata di Golgo. Ed ora guarda più in là. «Ho pensato di realizzare un progetto per l’allevamento dei maiali» spiega l’allevatore che ha in animo di realizzare prodotto di nicchia: prosciutti e salumi da vendere ai turisti e non solo. La sua azienda assorbirà una piccola porzione di terre pubbliche (un ettaro e mezzo al massimo due) dove i suini verranno allevati in biosicurezza. «Spero di poter far crescere l’attività e per affrontare il mercato dovevo mettermi in regola». L’azienda, una volta sconfitta la piaga della peste suina che non consente la commercializzazione oltre i confini della Sardegna dei prodotti locali, potrà contare sul valore aggiunto dato dai suini di razza sarda, tradizionalmente allevati al pascolo brado. Un sogno che ancora non è diventato realtà proprio a causa della mancata eradicazione del morbo. E i dati recentissimi non inducono alla speranza visto e considerato che gli ultimi abbattimenti tra Orgosolo, Desulo e Arzana hanno confermato ciò che si temeva. E cioè che è i “clandestini sono” i principali vettori della malattia. Su 150 campioni di oltre 200 maiali abbattuti l’8 dicembre ben 115 sono risultati sieropositivi alla peste suina africana con una percentuale di oltre il 75 per cento.
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