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Rogo al cantiere di Galtellì, il sindaco: «Siamo tutti con voi»

OROSEI. È tempo di fare la conta dei danni a poche ore dallo spegnimento del vasto incendio che nel primo pomeriggio di sabato ha danneggiato il cantiere della Nuova Unità Cooperativa di Galtellì che...

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OROSEI. È tempo di fare la conta dei danni a poche ore dallo spegnimento del vasto incendio che nel primo pomeriggio di sabato ha danneggiato il cantiere della Nuova Unità Cooperativa di Galtellì che opera nel settore del calcestruzzo, distruggendo cinque autobetoniere. L’azienda fondata nel 1978 aveva iniziato con tre associati fino ad arrivare alle dieci unità di oggi. Le indagini per stabilire le cause del rogo che, al momento sembrerebbero di natura accidentale, sono ancora in corso ma, a un giorno di distanza dal fatto, resta il dramma per le dieci famiglie che vanno incontro a un triste e incerto Natale. Giovani che hanno ereditato il posto di lavoro dai padri fondatori che, sabato, benché in pensione, erano lì, in località Zanzi a pochi chilometri dall’abitato di Orosei, per assistere inermi alla distruzione dell’azienda. «Un danno dal valore enorme – ha detto il sindaco Giovanni Santo Porcu – Lo scenario che si è consumato nel piazzale della cooperativa, che ospitava il parco macchine, è stato veramente scoraggiante. Il lavoro dei diversi soci è andato completamente distrutto. Vederli tutti impotenti, affranti, qualcuno piangere, davanti a quel disastro – ha aggiunto il sindaco Porcu – mi ha veramente scosso». Poi cerca parole di conforto il primo cittadino di Galtellì nel tentativo di alleviare le sofferenze dei suo compaesani colpiti. «Al momento non so come rincuorarli, le parole di circostanza non servono. Non so in che termini qualcuno del settore possa contribuire a dare loro una mano, non so se la famosa “paratura” esiste in questo ambiente. Però – aggiunge Porcu – di una cosa sono sicuro: passato lo sconforto iniziale questi giovani sapranno reagire. Certo sarà dura all'inizio, ma da questa situazione ne usciranno più forti di prima. Lo devono ai loro genitori, a loro stessi per un futuro lavorativo. Per quanto sarà nelle mie possibilità, insieme ad altre persone saremo al loro fianco. Per ripartire. Coraggio Nuova Unità». (k.s.)

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