Nuoro, barriere architettoniche: scontro politico in aula
di Francesco Pirisi
Il Consiglio comunale approva un emendamento a una mozione del Movimento 5 Stelle. La protesta: «Non serve a nulla visto che non sono previsti i tempi di intervento»
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NUORO. L’amministrazione civica disegna la città del futuro, tecnologica ma anche armonica tra le sue componenti urbane e sociali. Lo strumento è quello del piano delle periferie che ha una dote di 39 milioni di euro, tra fondi del Cipe (il Comitato per la programmazione economica) e il cofinanziamento di competenza della Regione e dei privati. Tra gli obiettivi una città più vivibile da tutti i cittadini. Assicurazione che gli attivisti del Movimento cinque Stelle hanno preso in parola. Tanto da proporre un piano nel piano più ampio, per eliminare le barriere architettoniche che a Nuoro ostacolano l’accesso a uffici e spazi pubblici per disabili, anziani e mamme con passeggini. La mozione contenente il Peba (piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche) è passata nell’ultimo consiglio comunale, ma per ironia della politica alla fine non ha avuto il voto di Mara Sanna, rappresentante del movimento pentastellato.
Tra la presentazione all’assemblea e il voto si è incuneato l’emendamento alla mozione da parte della Città in Comune, con Paolo Manca e Francesco Fadda. Per cui la richiesta di un piano entro sei mesi, secondo la volontà di Sanna, è diventato un programma di eliminazione delle barriere per progetti-stralcio, senza più tempi rigidi, ma affidato alle disponibilità delle casse del municipio, che è risaputo non sono ricche. Modifiche e nuovo testo approvato con 15 voti della maggioranza. Consensi talmente convinti da fare pensare anche a un ritorno di fiamma tra il governo municipale e una delle sue anime, da qualche tempo divisi soprattutto sui metodi.
Inversamente proporzionale la delusione di Mara Sanna, legata in maniera morbosa alla sua “creatura” da non consentire ad alcuno di toccarla e, quindi, neppure di cambiarla. Al punto da arrivare all’abiura. Non senza un perché specifico: «Mi chiedo a cosa serva deliberare su un piano se poi non si fissa un tempo per la sua adozione. Si tratta infatti di recuperare ritardi di tre decenni, considerato che la legge in materia è del 1986 e i comuni si sarebbero dovuti adeguare entro l’anno successivo». L’amministrazione civica di Nuoro è in buona (o, meglio, in cattiva) compagnia, considerato che solo il 20 per cento dei municipi italiani ha dato seguito alla norma. Ancora l’esponente di Cinque Stelle: «La nostra mozione è stata accompagnata da una documentazione video e fotografica che conferma la massiccia presenza di barriere davanti a uffici e piazze, che ogni giorno complicano la vita a disabili e anziani. Vengono lesi i diritti alla mobilità a cui è collegata la possibilità di integrarsi della vita sociale della città. Vi è un altro aspetto: le amministrazioni comunali possono essere chiamate a rispondere penalmente per queste carenze».
Più che il voto a dare merito alla consigliera Sanna sono diversi componenti dell’assemblea, compresi i gruppi che sostengono la giunta Soddu, da Michele Siotto a Giovanna Zedde (esponenti della Base), da Chiara Flore allo stesso consigliere Paolo Manca. Non sino ad accettarne la scansione dei tempi per l’approvazione del Peba e i lavori infrastrutturali: «L’ente oggi non si può permettere l’impegno. Meglio l’adeguamento per gradi. Così come non si può destinare a un monitoraggio delle zone più critiche il corpo dei vigili urbani, non nutrito negli uomini in organico e impegnato in molte altre incombenze». Ragioni queste ultime stroncate dal consigliere di Nuova Nuoro, Peppe Montesu: «Trovo aberrante che si vogliano programmare interventi a rate, in un quartiere sì e nell’altro no». Con Montesu Nicola Porcu (La Nuoro che vogliamo) e Gian Piero Gusai (Pds). L’esponente della Città in Comune rintuzza l’attacco: «Il piano va fatto subito, gli interventi quando le finanze lo consentiranno». Non basta però a far rinascere l’idillio tra Sanna e il progetto curato a lungo. Non lo riconosce più. Gli volta le spalle: «Senza tempi certi, le barriere continueranno a durare. I diritti dei disabili saranno ancora sacrificati».
Tra la presentazione all’assemblea e il voto si è incuneato l’emendamento alla mozione da parte della Città in Comune, con Paolo Manca e Francesco Fadda. Per cui la richiesta di un piano entro sei mesi, secondo la volontà di Sanna, è diventato un programma di eliminazione delle barriere per progetti-stralcio, senza più tempi rigidi, ma affidato alle disponibilità delle casse del municipio, che è risaputo non sono ricche. Modifiche e nuovo testo approvato con 15 voti della maggioranza. Consensi talmente convinti da fare pensare anche a un ritorno di fiamma tra il governo municipale e una delle sue anime, da qualche tempo divisi soprattutto sui metodi.
Inversamente proporzionale la delusione di Mara Sanna, legata in maniera morbosa alla sua “creatura” da non consentire ad alcuno di toccarla e, quindi, neppure di cambiarla. Al punto da arrivare all’abiura. Non senza un perché specifico: «Mi chiedo a cosa serva deliberare su un piano se poi non si fissa un tempo per la sua adozione. Si tratta infatti di recuperare ritardi di tre decenni, considerato che la legge in materia è del 1986 e i comuni si sarebbero dovuti adeguare entro l’anno successivo». L’amministrazione civica di Nuoro è in buona (o, meglio, in cattiva) compagnia, considerato che solo il 20 per cento dei municipi italiani ha dato seguito alla norma. Ancora l’esponente di Cinque Stelle: «La nostra mozione è stata accompagnata da una documentazione video e fotografica che conferma la massiccia presenza di barriere davanti a uffici e piazze, che ogni giorno complicano la vita a disabili e anziani. Vengono lesi i diritti alla mobilità a cui è collegata la possibilità di integrarsi della vita sociale della città. Vi è un altro aspetto: le amministrazioni comunali possono essere chiamate a rispondere penalmente per queste carenze».
Più che il voto a dare merito alla consigliera Sanna sono diversi componenti dell’assemblea, compresi i gruppi che sostengono la giunta Soddu, da Michele Siotto a Giovanna Zedde (esponenti della Base), da Chiara Flore allo stesso consigliere Paolo Manca. Non sino ad accettarne la scansione dei tempi per l’approvazione del Peba e i lavori infrastrutturali: «L’ente oggi non si può permettere l’impegno. Meglio l’adeguamento per gradi. Così come non si può destinare a un monitoraggio delle zone più critiche il corpo dei vigili urbani, non nutrito negli uomini in organico e impegnato in molte altre incombenze». Ragioni queste ultime stroncate dal consigliere di Nuova Nuoro, Peppe Montesu: «Trovo aberrante che si vogliano programmare interventi a rate, in un quartiere sì e nell’altro no». Con Montesu Nicola Porcu (La Nuoro che vogliamo) e Gian Piero Gusai (Pds). L’esponente della Città in Comune rintuzza l’attacco: «Il piano va fatto subito, gli interventi quando le finanze lo consentiranno». Non basta però a far rinascere l’idillio tra Sanna e il progetto curato a lungo. Non lo riconosce più. Gli volta le spalle: «Senza tempi certi, le barriere continueranno a durare. I diritti dei disabili saranno ancora sacrificati».
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