La Nuova Sardegna

Nuoro

Meningite, ricoverati disabile e badante

di Stefania Vatieri
Meningite, ricoverati disabile e badante

L’uomo è un cinquantenne che frequenta il centro di Progetto uomo al Nuraghe, lei l’assistente romena che lo segue a casa

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NUORO. Allarme meningite al San Francesco: due nuovi casi nel giro di 24 ore. Meningite batterica da meningococco B. È questa la diagnosi sulle condizioni di salute di un disabile nuorese di 50 anni e della sua assistente familiare 43enne proveniente dalla Romania, ricoverati d'urgenza qualche giorno fa nel reparto Malattie infettive dell'ospedale nuorese. La Assl di Nuoro ha avviato nell'immediato la profilassi antibiotica prevista in questi casi: sono circa una trentina infatti le persone venute a contatto con l'uomo, che frequenta il centro per disabili gravi nel quartiere Nuraghe, gestito dalla cooperativa Progetto uomo. Per i familiari è scattata invece la procedura di sorveglianza sanitaria per dieci giorni, dove viene monitorato lo stato di salute dei familiari.

Il ricovero. L'allarme è scattato la mattina di capodanno, quando il disabile nuorese, in stato febbrile ma senza sintomi sospetti, è stato accompagnato dai familiari al pronto soccorso dell'ospedale San Francesco. Dopo i primi accertamenti gli è stata diagnosticata una forma contagiosa di meningite di tipo B, che colpisce generalmente bambini e adolescenti e meno frequentemente gli adulti. Qualche ora dopo la stessa sorte è toccata anche alla donna che assiste in casa il cinquantenne contagiato dal batterio, anche lei ricoverata e tenuta sotto stretto controllo. I medici del reparto li hanno sottoposti nell'immediato al protocollo di cura previsto nei casi di meningite anche se, assicura Mario Usala, direttore del servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell'Assl nuorese. «Fortunatamente i due sono stati colpiti da un sierotipo decisamente meno aggressivo rispetto ad altri – spiega il medico –. Sono comunque in corso ulteriori accertamenti». Le condizioni di entrambi sembrerebbero stazionarie e non preoccupanti come riferiscono dal reparto di Malattie infettive.

I rischi. Il periodo di incubazione del batterio meningococco responsabile della meningite è in media di 3-4 giorni. A una settimana dall’ultimo contatto dunque il rischio di contagio sarebbe comunque molto basso e dopo 10 giorni praticamente nullo. «In tutti i casi la prima regola da seguire è non abbassare mai la guardia –ribadisce Mario Usala –. Non dimentichiamo che di meningite si muore ancora oggi e l'allarme è confermato dai numeri, che mettono in luce alla fine del 2017 numerosi casi di decesso da meningococco». Il fattore tempo è essenziale. «Il rapidissimo riconoscimento dei sintomi, il contatto col medico all’insorgere dei primi segni di alterazione, insieme con l'intervento tempestivo sono fattori fondamentali per una risoluzione dell’infezione e per evitare le conseguenze devastanti della malattia – aggiunge il direttore del servizio di Igiene e Sanità Pubblica –. La preoccupazione da parte nostra è sempre molto alta, sopratutto in considerazione del fatto che negli ultimi anni la copertura vaccinale si sia abbassata notevolmente».

La prevenzione. In questo scenario infatti, la vaccinazione riveste un ruolo fondamentale per prevenire la malattia e proteggere bambini e adulti dall’infezione. Ma anche coloro che sono impossibilitati ad essere vaccinati: per esempio i neonati o i pazienti immunodepressi, perché sotto chemio, o sieropositivi. In Italia era già disponibile la vaccinazione contro il ceppo C della meningite meningococcica, dal 2014 è possibile proteggersi con la vaccinazione specifica contro il meningococco di tipo B.

«La notizia che uno dei nostri "ragazzi" è stato colpito dalla meningite ci ha particolarmente scosso – spiega Elsa Muscu, responsabile del centro per disabili gravi "Progetto Uomo" frequentato dal cinquantenne colpito da meningite –. Eravamo molto preoccupati per lui e per gli altri disabili che frequentano il centro, ma anche per noi e per le nostre famiglie. Ma grazie al tempestivo ed efficace intervento dei sanitari che hanno provveduto a somministrarci gli antibiotici e le rassicurazioni del caso, ci siamo rasserenati. È solo quando succedono queste cose – conclude Muscu – che capisci l'importanza della prevenzione».

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