Lettere ai Re magi i sogni dei bambini
di Stefania Vatieri
Folla alla cerimonia di premiazione nella chiesa del Rosario Lìteras a sos tres res: qualità e partecipazione in crescita
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NUORO. C’è chi chiede un fratellino col quale giocare, chi invoca il dio Amazon per avere in dote super poteri e curare così nonni malati o un compagnetto sfortunato. Altri invece, preoccupati dalla grande siccità chiedono l’acqua: «Semos bidende chi sa natura est sicca meda, non proet dae paritzos meses, tottu est siccu». Nelle duecento letterine in sardo provenienti da ogni angolo dell’isola e indirizzate ai Re Magi, ci sono mille sogni e mille desideri. Ieri mattina nella chiesa del Rosario sono state premiate le 60 lettere in limba scelte tra le centinaia arrivate, e scritte dai numerosi alunni che anche quest’anno hanno partecipato al concorso Iscrie una lìtera a sos tres res, ideato e organizzato dalla casa editrice Papiros edizioni. Alle 11 in punto, il rintocco delle campane nel cuore del rione Santu Predu ha aperto ufficialmente la cerimonia di premiazione dei piccoli scrittori in sardo che con un sorriso smagliante e un pizzico di emozione si sono schierati lungo il presbiterio della chiesa stringendo tra le mani la propria letterina. Davanti a loro un esercito di genitori e parenti muniti di macchine fotografiche e cineprese, pronti a immortalare l’attimo in cui alcune delle lettere scelte, circa quindici, sono state lette al pubblico da alcuni bambini.
«Anche quest’anno è stato un successo – ha commentato Diego Corraine, direttore della casa editrice Papiros e organizzatore del concorso –, la partecipazione è stata alta e la qualità delle lettere cresce ad ogni edizione. È grazie agli insegnanti più illuminati se a distanza di ventisei anni siamo ancora qui».
Le “literas” recapitate a “sos tres res”, i Re Magi, quest’anno sono state circa 200 in tutto, cinquanta in meno rispetto all’edizione scorsa, e sono arrivate da venticinque scuole elementari della Sardegna distribuite sopratutto nei piccoli centri dove ancora la lingua sarda è parlata anche in famiglia. Qui, le centinaia di piccoli scrittori con l’aiuto delle insegnanti hanno confezionato le originali letterine, ambasciatrici dei segreti e dei desideri più nascosti da recapitare ai famosi Re Magi. E partecipare così al rinomato concorso dedicato agli allievi delle scuole elementari dell’isola, ai quali viene chiesto di scrivere in sardo una lettera a Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. A ciascun alunno premiato è stato regalato un puzzle da 100 pezzi (36×48 cm), realizzato appositamente per questa edizione con l’immagine simbolo di quest’anno, i Re Magi che nella banchina di una stazione si guardano attorno spaesati, realizzata da Pia Valentinis, la nota illustratrice che ogni anno realizza la copertina del libro e il simbolo della singola edizione.
«L’obiettivo che da tempo ci siamo prefissati è quello di incentivare l’uso della lingua sarda nelle scuole, come d’altronde prevede la legge – spiega ancora Corraine –, ma ai nostri politici sembra non interessare l’argomento, nessuno infatti ha accolto il nostro invito. Persino ai tanti indipendentisti che scrivono continuamente e senza alcun ritegno solamente in italiano, magari per difendere i diritti della Sardegna, dei sardi e delle minoranze – ammonisce Corraine –. Che futuro ha la Sardegna in queste condizioni? Ben misero. La tentazione di mollare c’è, ma resistiamo e teniamo alta la bandiera». Per Diego Corraine, infatti, la lingua è un mondo, un universo, un immaginario, un sistema relazionale.
«È la capacità di raccontare e di vedere un territorio, in questo caso la Sardegna, unico ed insostituibile – sottolinea con amarezza –, se perdiamo questo grande dono non rimarrà più niente di noi». Un appello che Corraine lancia anche agli intellettuali sardi, in particolare i docenti universitari, per i quali dispensa parole di rimprovero. «Sono tutti pronti a discettare sull’importanza dell’apprendimento delle lingue, nonché sugli standard e le minoranze, ma poi se conti quanti scrivono in sardo o fanno lezione in sardo, le dita di una mano bastano» conclude. La manifestazione è stata aperta come da tradizione, dalla presidente della casa editrice Papiros Mariolina Mannia, e chiusa invece da Antonello Garau, che ha portato il saluto del Comitato di sostegno che ha contribuito a finanziare la manifestazione, la stampa del libro e la pubblicazione del puzzle.
«Anche quest’anno è stato un successo – ha commentato Diego Corraine, direttore della casa editrice Papiros e organizzatore del concorso –, la partecipazione è stata alta e la qualità delle lettere cresce ad ogni edizione. È grazie agli insegnanti più illuminati se a distanza di ventisei anni siamo ancora qui».
Le “literas” recapitate a “sos tres res”, i Re Magi, quest’anno sono state circa 200 in tutto, cinquanta in meno rispetto all’edizione scorsa, e sono arrivate da venticinque scuole elementari della Sardegna distribuite sopratutto nei piccoli centri dove ancora la lingua sarda è parlata anche in famiglia. Qui, le centinaia di piccoli scrittori con l’aiuto delle insegnanti hanno confezionato le originali letterine, ambasciatrici dei segreti e dei desideri più nascosti da recapitare ai famosi Re Magi. E partecipare così al rinomato concorso dedicato agli allievi delle scuole elementari dell’isola, ai quali viene chiesto di scrivere in sardo una lettera a Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. A ciascun alunno premiato è stato regalato un puzzle da 100 pezzi (36×48 cm), realizzato appositamente per questa edizione con l’immagine simbolo di quest’anno, i Re Magi che nella banchina di una stazione si guardano attorno spaesati, realizzata da Pia Valentinis, la nota illustratrice che ogni anno realizza la copertina del libro e il simbolo della singola edizione.
«L’obiettivo che da tempo ci siamo prefissati è quello di incentivare l’uso della lingua sarda nelle scuole, come d’altronde prevede la legge – spiega ancora Corraine –, ma ai nostri politici sembra non interessare l’argomento, nessuno infatti ha accolto il nostro invito. Persino ai tanti indipendentisti che scrivono continuamente e senza alcun ritegno solamente in italiano, magari per difendere i diritti della Sardegna, dei sardi e delle minoranze – ammonisce Corraine –. Che futuro ha la Sardegna in queste condizioni? Ben misero. La tentazione di mollare c’è, ma resistiamo e teniamo alta la bandiera». Per Diego Corraine, infatti, la lingua è un mondo, un universo, un immaginario, un sistema relazionale.
«È la capacità di raccontare e di vedere un territorio, in questo caso la Sardegna, unico ed insostituibile – sottolinea con amarezza –, se perdiamo questo grande dono non rimarrà più niente di noi». Un appello che Corraine lancia anche agli intellettuali sardi, in particolare i docenti universitari, per i quali dispensa parole di rimprovero. «Sono tutti pronti a discettare sull’importanza dell’apprendimento delle lingue, nonché sugli standard e le minoranze, ma poi se conti quanti scrivono in sardo o fanno lezione in sardo, le dita di una mano bastano» conclude. La manifestazione è stata aperta come da tradizione, dalla presidente della casa editrice Papiros Mariolina Mannia, e chiusa invece da Antonello Garau, che ha portato il saluto del Comitato di sostegno che ha contribuito a finanziare la manifestazione, la stampa del libro e la pubblicazione del puzzle.
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