entro il 31 marzo
Provincia, i consigli eleggono i rappresentanti
di Giusy Ferreli
NUORO. Ci sono due date che fanno da spartiacque nelle complesse vicende delle province sarde. La prima è quella del 6 maggio 2012, data del referendum regionale che sancì l’abolizione dei quattro...
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NUORO. Ci sono due date che fanno da spartiacque nelle complesse vicende delle province sarde. La prima è quella del 6 maggio 2012, data del referendum regionale che sancì l’abolizione dei quattro nuovi enti intermedi di investitura regionale. La seconda, che ancora una volta riguarda un referendum, è il 4 dicembre 2016 che ha sancito la sopravvivenza di quelle storiche. Nel bel mezzo c’è la legge di riforma degli enti locali, voluta dall’attuale assessore regionale agli Enti locali, Cristiano Erriu che prevede una rivoluzione nell’assetto isolano. Risultato di questa incertezza un ente intermedio sempre più indebolito nelle sue funzione ma anche nella dotazione organica e nelle risorse. Il 2018 consegnerà la provincia di Nuoro (di cui fa parte anche l’area omogenea dell’Ogliastra) ad una nuova assemblea provinciale composta da 12 rappresentanti (3 saranno ogliastrini) che non sarà più emanazione diretta della volontà popolare ma il frutto di elezioni di secondo livello. In estrema sintesi, saranno i 75 consigli comunali del territorio attraverso il voto ponderato, una formula matematica che dovrebbe garantire la giusta rappresentatività anche alle realtà più piccole. La comunicazione della Regione che indica nel 31 marzo la data entro la quale i consiglieri comunali dovranno andare alle urne, dalla fine di dicembre è sulla scrivania dell’amministratore straordinario della provincia di Nuoro, Costantino Tidu. Politico di lungo corso, nell’ultimo anno ha avuto l’onore e l’onere di reggere le sorti di un ente destinato a mutar pelle, dato per morto e poi resuscitato . E il quadro per dirla tutta non è dei più confortanti. «Ci siamo mossi in una situazione di estrema complessità . In questi anni – spiega l’amministratore straordinario abbiamo assistito ad un vero e proprio esodo dei dipendenti. In tutto una quarantina che in virtù del la mobilità, il distacco presso altre sedi o il prepensionamento, non sono più in forze all’ente. A questo si deve aggiungere il divieto di assunzione che è derivato dal patto di stabilità». Gli ultimi quindici hanno levato le tende di recente, dopo l’approvazione della legge di riordino sul turismo trasferimento delle funzioni sul turismo all’amministrazione regionale. Sul versante finanziario va anche peggio. La provincia esattrice riscuote Rca e altri carichi tributari che vengono poi incamerati dallo Stato. E se l’area omogenea dell’Ogliastra ha fatto a meno di 3 milioni di euro, quattrini che sarebbero serviti per la manutenzione delle strade o degli edifici scolastici, alla stessa maniera la provincia di Nuoro ha dovuto rinunciare complessivamente a 13 milioni di euro. Nonostante le poche risorse a disposizione (aumentate solo nell’ultimo anno in virtù della sconfitta al referendum della riforma costituzionale che aboliva gli enti intermedi) l’amministrazione ha mantenuto importanti competenze come la viabilità, l’edilizia scolastica e l’ambiente. «Sono competenze importanti – sottolinea ancora Tidu– che devono avere la giusta dote finanziaria». Tra qualche mese, dopo un anno di mandato l’amministratore cederà la guida ai nuovi organi. «Auspico che la nuova provincia possa funzionare, venga dotate delle risorse adeguate svolgere appieno il suo ruolo istituzionale ma ciò che auspico maggiormente è che ci c sia un dialogo pi tra i vari livelli istituzionali: comuni, enti sovracomunali, provincia e amministrazione regionale». Solo con la collaborazione tra tutte queste realtà si potrà vincere la scommessa. «Fare sistema: questo è quello che serve al territorio. E questo – conclude Tidu – è il consiglio che mi sento di dare ai nuovi amministratori della nuova provincia di Nuoro».
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