peste suina
Il movimento pro territorio contro gli abbattimenti
di Alessandro Mele
NUORO. Il “Movimento sardo pro territorio” ha avuto un incontro con il prefetto Carolina Bellantoni per formalizzare la richiesta di un intervento di mediazione per porre fine agli abbattimenti dei...
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NUORO. Il “Movimento sardo pro territorio” ha avuto un incontro con il prefetto Carolina Bellantoni per formalizzare la richiesta di un intervento di mediazione per porre fine agli abbattimenti dei suini sul territorio nell’ambito della lotta alla peste suina. «Possiamo affermare che tutti gli allevatori si vogliono regolarizzare e si cerca, attraverso il prefetto, la possibilità di aprire un tavolo di filiera – dice il coordinatore regionale del movimento Alessio Pasella –. Esistiamo da oltre vent’anni e questa è la nostra ennesima battaglia al fine di evitare il proseguo di questo stato d’assedio al quale gli allevatori sono costretti. L’obiettivo è anche creare ulteriore situazioni di tensione. Chiediamo che il prefetto intervenga per porre fine agli abbattimenti ma è anche importante porre fine allo stato di assedio al quale le terre del centro Sardegna sono sottoposte in questo periodo».
«Secondo i nostri calcoli sono oltre un migliaio i capi abbattuti – dice Pietro Musina di Orgosolo – ma non è vero che non abbiamo volontà di regolarizzarci. Nel 2017 abbiamo formalizzato le richieste necessarie e siamo disposti a fare i controlli e a dare un identità ai capi. Non abbiamo mai avuto risposte, abbiamo sollecitato anche il presidente Pigliaru nel mese di settembre ma non ci ha mai risposto. Vogliamo dare un immagine positiva per il futuro anche ai nostri figli che non devono crescere nell’oppressione ecco perché dopo tutto quello che ci hanno fatto passare a livello anche di perdita economica, siamo comunque pronti alla regolarizzazione. Portiamo avanti fermamente la protesta contro la politica degli abbattimenti che avviene con metodi a nostro avviso anticostituzionali violando la tutela e il rispetto per la cultura e le tradizioni».
Era presente anche Valerio Ecca, presidente della cooperativa "Su porcu sardu": «Alleviamo la razza suina sarda regolarmente e siamo a favore della tutela del suino di razza sarda, se c’è possibilità di regolarizzare si regolarizzi e si dia anche possibilità agli allevatori di difendersi con delle controanalisi».
«Ci troviamo di fronte a un genocidio culturale e biologico – conclude Pasquale Zucca segretario regionale del movimento – perché stanno distruggendo l’allevamento all’interno dei demani civici e regionali, un vero e proprio attacco ai diritti costituzionali dell’uso civico. Diventa difficile cercare di impedire questa distruzione».
«Secondo i nostri calcoli sono oltre un migliaio i capi abbattuti – dice Pietro Musina di Orgosolo – ma non è vero che non abbiamo volontà di regolarizzarci. Nel 2017 abbiamo formalizzato le richieste necessarie e siamo disposti a fare i controlli e a dare un identità ai capi. Non abbiamo mai avuto risposte, abbiamo sollecitato anche il presidente Pigliaru nel mese di settembre ma non ci ha mai risposto. Vogliamo dare un immagine positiva per il futuro anche ai nostri figli che non devono crescere nell’oppressione ecco perché dopo tutto quello che ci hanno fatto passare a livello anche di perdita economica, siamo comunque pronti alla regolarizzazione. Portiamo avanti fermamente la protesta contro la politica degli abbattimenti che avviene con metodi a nostro avviso anticostituzionali violando la tutela e il rispetto per la cultura e le tradizioni».
Era presente anche Valerio Ecca, presidente della cooperativa "Su porcu sardu": «Alleviamo la razza suina sarda regolarmente e siamo a favore della tutela del suino di razza sarda, se c’è possibilità di regolarizzare si regolarizzi e si dia anche possibilità agli allevatori di difendersi con delle controanalisi».
«Ci troviamo di fronte a un genocidio culturale e biologico – conclude Pasquale Zucca segretario regionale del movimento – perché stanno distruggendo l’allevamento all’interno dei demani civici e regionali, un vero e proprio attacco ai diritti costituzionali dell’uso civico. Diventa difficile cercare di impedire questa distruzione».
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