Lodè si ritrova attorno a “su pennetu”
di Bernardo Asproni
E una fiumana di bambini gira per le vie del paese per ricevere i dolci e i pani della tradizione
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LODÈ. In paese si respira l’aria della festa mentre fervono i preparativi della ricorrenza in onore di Sant’Antonio abate, i cui festeggiamenti sono previsti per i giorni 16 e 17 (messa e processione). È Sant’Antoni de su ocu, denominazione derivata dal grande falò che caratterizza il momento più vivo e palpitante della festa, martedì prossimo. Una ricorrenza che evidenzia la sintonia raggiunta tra l’aspetto laico-pagano che si fonde in modo perfetto con quello religioso.
Il 16 gennaio è un giorno che esprime uno dei momenti più caratterizzanti e originali di tutto il percorso di riti e tradizioni con la manifestazione “Jumpare su ocu”, allorché una vera fiumana dei bambini gira per le vie del paese e visitare le case dove vengono benevolmente accolti e gratificati con prodotti tipici locali. Fra tutti spiccano “sos calistros”, un pane dolce a intreccio.
Questa tradizione, volta ai ragazzi è preludio alla festa vera e propria, anticipando il cerimoniale a partire da “s’eremu”, ossia il taglio delle frasche, per realizzare “su pennetu”, il grande falò attorno a un lungo tronco d’albero.
Queste sono operazioni, secondo una collaudata tradizione che viene da lontano, vengono eseguite da “compagnie” di volontari.
Il corteo con il carico di frasche da sistemare attorno al tronco, già issato al terreno in piazza Sant’Antonio, arriva attorno alle 15.
L’accensione del falò, che sa di rito propiziatorio per la buona agraria, con la benedizione da parte del parroco don Alessandro Muggianu dopo aver compiuto tre giri attorno alla catasta che brucia, è prevista alle ore 17. E mentre un profumo, che sa di incenso, si spande in tutta l’aria circostante, i giovani danno il via alla sfida, coalizzati in gruppi, che si scontrano e confrontano in una gara, non certo facile, per raggiungere la cima de “su pennetu” e portare giù il trofeo, “sa pompia”.
Consumata l’impresa, il “balente” di turno viene calorosamente festeggiato dai suoi sostenitori e gratificato con premio rappresentato dalle “promissas”, le offerte donate dai fedeli al Santo.
Il premio lo si consuma in altra sede ma la festa continua, oltre la gara, intorno al falò, dove si mangia e si beve il locale vino d’annata, mentre si canta e si balla al suono delle note degli organettisti del paese. E un clima di euforia collettiva accompagna i festaioli sino a notte fonda. (b.a.)
Il 16 gennaio è un giorno che esprime uno dei momenti più caratterizzanti e originali di tutto il percorso di riti e tradizioni con la manifestazione “Jumpare su ocu”, allorché una vera fiumana dei bambini gira per le vie del paese e visitare le case dove vengono benevolmente accolti e gratificati con prodotti tipici locali. Fra tutti spiccano “sos calistros”, un pane dolce a intreccio.
Questa tradizione, volta ai ragazzi è preludio alla festa vera e propria, anticipando il cerimoniale a partire da “s’eremu”, ossia il taglio delle frasche, per realizzare “su pennetu”, il grande falò attorno a un lungo tronco d’albero.
Queste sono operazioni, secondo una collaudata tradizione che viene da lontano, vengono eseguite da “compagnie” di volontari.
Il corteo con il carico di frasche da sistemare attorno al tronco, già issato al terreno in piazza Sant’Antonio, arriva attorno alle 15.
L’accensione del falò, che sa di rito propiziatorio per la buona agraria, con la benedizione da parte del parroco don Alessandro Muggianu dopo aver compiuto tre giri attorno alla catasta che brucia, è prevista alle ore 17. E mentre un profumo, che sa di incenso, si spande in tutta l’aria circostante, i giovani danno il via alla sfida, coalizzati in gruppi, che si scontrano e confrontano in una gara, non certo facile, per raggiungere la cima de “su pennetu” e portare giù il trofeo, “sa pompia”.
Consumata l’impresa, il “balente” di turno viene calorosamente festeggiato dai suoi sostenitori e gratificato con premio rappresentato dalle “promissas”, le offerte donate dai fedeli al Santo.
Il premio lo si consuma in altra sede ma la festa continua, oltre la gara, intorno al falò, dove si mangia e si beve il locale vino d’annata, mentre si canta e si balla al suono delle note degli organettisti del paese. E un clima di euforia collettiva accompagna i festaioli sino a notte fonda. (b.a.)
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