Elaborazione del lutto: un gruppo per i genitori
Il servizio della Assl è rivolto ai papà e alle mamme che hanno perso un figlio Attivato alla fine del 2017 il percorso aiuta i familiari ad affrontare il dolore
NUORO. La scomparsa di un figlio è un’esperienza che lascia una ferita destinata a non rimarginarsi. Gli ultimi, tragici episodi di Nuoro, Galtellì e Tortolì sono anche – e soprattutto – le storie di famiglie lacerate da un profondo dolore che non potrà mai scomparire ma che potrà solo essere attenuato. Un dolore che durerà per sempre e che, tuttavia può essere affrontato e reso più tollerabile attraverso dei percorsi di sostegno psicologico. Questo è quanto si propone il servizio di elaborazione del lutto della Assl di Nuoro.
A capo c’è la psicologa e psicoterapeuta Nadia Brusasca. Alla fine del 2017 ha avviato un percorso riservato ai genitori che hanno perso un figlio. «Un genitore, dopo la perdita di un figlio deve avere la possibilità di essere sostenuto psicologicamente, perché sta attraversando la sofferenza più crudele che si possa immaginare. Dalla mia esperienza decennale – osserva la specialista – ho potuto constatare che la terapia più efficace per riuscire ad andare avanti è proprio quella che solo un gruppo di genitori può offrire nell'ottica della condivisione o divisione con gli altri del nostro fardello di sofferenza».
Convinta sostenitrice della forza terapeutica del gruppo la dottoressa Brusasca, da anni impegnata con passione e fatica sul delicatissimo fronte dell’elaborazione del lutto, indica una strada che ormai sono in tanti a seguire. «La terapia individuale – spiega la psicologa – non ha la stessa efficacia della terapia di gruppo. Dico spesso che la sofferenza nella solitudine diventa disperazione e solo attraverso la condivisione con le persone che hanno affrontato la stessa terribile esperienza della morte di un si può stabilizzare la sofferenza». Le modalità di approccio in questo caso sono leggermente diverse rispetto ai gruppi di elaborazione del lutto che Brusasca porta avanti da una decina d’anni nel centro dell’ospedale Zonchello: la psicologa non ha più il ruolo del terapeuta ma quello del facilitatore.
E aiuta a riconoscere, a definire e gestire le proprie emozioni. Che rischiano di essere devastanti. «L’improvvisa, imprevista morte di un figlio, per ogni famiglia, ha un effetto devastante. Non c’è tempo – sottolinea ancora – per prepararsi alla tragica perdita. I genitori si aspettano che i loro figli vivano a lungo, che gli sopravvivano». Quest’ultimo gruppo, come del resto gli altri, ha delle regole precise: l’ascolto, la riservatezza e il fatto che il dolore non si misuri.
Nato dall’esigenza di dare riposte ai papà e alle mamme prostrati da una tragedia davvero tropo grande per essere affrontata da soli nelle quattro mura di una casa, si è reso necessario quando si è capito che le riunione erano sempre più frequentate da genitori alla ricerca di un modo per alleviare le loro sofferenze. Il gruppo che viene definito di auto mutuo aiuto affonda le radici in un’esperienza nata una decina di anni nel capoluogo barbaricino, unico non solo nel panorama regionale ma anche in quello italiano.
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