Orotelli, i thurpos aprono le danze
di Federico Sedda
Le maschere tradizionali compiranno antichi rituali al suono dei campanacci
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OROTELLI. Prima uscita dei thurpos, domani sera, martedì 16 gennaio, in occasione dell’accensione del grande fuoco in onore di sant’Antonio, nella piazza omonima. Il falò verrà acceso all’imbrunire, dopo i vespri e la messa che saranno celebrati dal parroco, don Franco Pala, nella piccola chiesa dedicata al santo, nel cuore del centro storico del paese. L’appuntamento con la prima uscita delle maschere etniche del 2018 coincide con i riti religiosi della vigilia della festa di sant’Antonio, patrono del fuoco. Una sorta di intreccio indissolubile tra sacro e profano che ha radici nella tradizione popolare contadina, dove i thurpos, con le loro maschere nere che danno vita ai riti augurali, sono una delle espressioni più misteriose. Dopo i riti religiosi e la benedizione del fuoco che illumina a giorno la piccola piazza, appariranno loro, i thurpos, simili a fantasmi misteriosi annunciati dal suono dei campanacci. Le maschere gireranno intorno al fuoco per esorcizzare, con i loro riti, i demoni che attentano alla buona annata del contadino e cercano di fare imbizzarrire i buoi che trascinano l’aratro. Una lotta impari tra uomo e natura. Quella di domani sarà una notte magica, di presagi e di riti propiziatori intorno al fuoco. I contadini di un tempo cercavano di interpretare l’annata in base alle figure disegnate dalle fiamme che si stagliavano verso il buio della notte. Domani, all’imbrunire, il rito si ripeterà ancora una volta, rievocando antiche suggestioni e misteri senza tempo. La presenza dei thurpos, infagottati nei loro vestiti d’orbace nero e con il viso annerito dalla fuliggine ricavata dall’abbruciamento del sughero, aprirà le porte al carnevale del 2018, dove le maschere etniche saranno protagoniste assolute. Oltre alla festa del santo del fuoco, domani sarà anche il preludio del carnevale: l’ennesimo legame tra sacro e profano. Un intreccio profondo, quello il santo e le maschere, che, la sera del 16 gennaio di ogni anno, rinnova la sintesi tra devozione e credenze popolari, tra riti religiosi e riti propiziatori legati alle credenze precristiane e ai riti della tradizione contadina.
Da una parte le preghiere e dall’altra le simbologie propiziatorie e il divertimento generale. In piazza, domani, si ballerà fino a notte fonda, intorno al fuoco, brindando con il vino nuovo e mangiando “fae ‘e lardu”, le fave con il lardo offerte da chi, in paese, porta il nome del santo. Il tutto aspettando il carnevale.
Da una parte le preghiere e dall’altra le simbologie propiziatorie e il divertimento generale. In piazza, domani, si ballerà fino a notte fonda, intorno al fuoco, brindando con il vino nuovo e mangiando “fae ‘e lardu”, le fave con il lardo offerte da chi, in paese, porta il nome del santo. Il tutto aspettando il carnevale.
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