La Nuova Sardegna

Nuoro

La notte dei grandi fuochi nel cuore della Barbagia

di Nino Muggianu
La notte dei grandi fuochi nel cuore della Barbagia

Da Dorgali a Cala Gonone, fino a Oliena e Orgosolo si rinnovano gli antichi riti Al calar della sera l’accensione dei falò profumeranno l’aria di rosmarino

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DORGALI. È il giorno dei fuochi sacri in onore di Sant’Antonio a Dorgali, Cala Gonone, Oliena e Orgosolo. Una tradizione molto sentita in tutti i paesi della Barbagia. Dorgali già nel 1600 dedicò una chiesa al santo del fuoco e da secoli, come in molti centri della Sardegna e non solo, alla vigilia della festa nella piccola piazzetta antistante la chiesa viene consumato il rito del fuoco che, soprattutto in passato, veniva fatto esclusivamente con le frasche di rosmarino.

Oggi la pianta mediterranea aromatica è passata nella lunga lista della flora da proteggere perciò in via eccezionale, per l’occasione, solo dietro indicazione e sorveglianza degli uomini del corpo forestale, viene concesso l’utilizzo delle piante.

Così con i trattori, grandi quantità di rosmarino vengono portate ai piedi della chiesetta dove al centro viene piazzato “su pinnone” (una lunga asse di legno per sostenere il fuoco) a ridosso del quale viene fatto il grande cono verde. Un modo per mantenere una tradizione fatta anche di simboli, dove il sacro ed il profano si intrecciano. In cima al grande cono viene fissata una croce tempestata di arance che ancora oggi, una volta accese le fiamme e solo allora, i ragazzi cercano di accaparrarsi per portare giù.

Ma il falò verrà acceso anche a Cala Gonone. Un rito che nella frazione marina era cominciato appena trent’anni fa quando i ragazzi del borgo , dopo aver organizzato il grande cono verde avevano coinvolto il sacerdote della chiesa di nostra Signora di Bonaria, l’indimenticato don Cosseddu che con la benedizione aveva ufficializzato il fuoco. Da allora, ininterrottamente, il rito del fuoco in onore di sant’Antonio è diventato un appuntamento imperdibile. A Oliena, i fuochi in onore di Sant’Antonio sono una decina. Ogni rione prepara il suo. Un comitato spontaneo si organizza per la raccolta dei grandi tronchi e radici che vengono accumulati nello spiazzo principale del rione. Le donne si occupano di fare i dolci tipici: su pistiddu, nelle due versioni, di vincotto e di miele che poi nella giornata del 16, vengono distribuiti ai presenti con una tazza di nepente. Momenti di aggregazione in cui si ricompongono vecchi dissapori, tra musiche, canti e balli. Tra i fuochi “principali”, quello di piazza Santa Maria e di Giardino Calamida organizzato dagli anziani dell’Auser. Un appuntamento atteso tutto l’anno quello di San’Antoni e su ocu, a Orgosolo che gli ha dedicato anche l’omonima chiesa. È in questa piazza che stasera verrà dato fuoco al cumulo di tronchi e radici preparato dai fedales del 1988, associazione Madonna dell’Assunta che quest'anno si occuperanno di organizzare tutte le feste del paese.

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