Nuoro capitale della cultura: «Uniti possiamo vincere»
di Luciano Piras
L’ingresso nella short list del Mibact fa sognare il capoluogo della Barbagia L’entusiasmo impazza sui social network con l’uso dell’hashtag #ForzaNuoro
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NUORO. «I nuoresi scontenti del fatto che Nuoro sia tra le dieci città candidate a Capitale della Cultura 2020, esattamente, che problema hanno?». A lanciare la provocazione, a poche ore dall’ingresso di Nuoro nella short list selezionata dal Ministero dei beni e delle attività culturali, è Denis Marti, alias Gianfranco Coizza. Ora executive chef, l’ex pornodivo nuorese, 45 anni, di casa a Praga, usa Facebook per dire la sua. La bagarre è immediata: c’è chi condanna senza appello i nuoresi, colpevoli di lamentarsi sempre e comunque; chi li difende a prescindere. Eppure non c’è alcun dubbio: il web (e non solo) è apertamente schierato con Nuoro2020. Tanto che l’hashtag #ForzaNuoro sta cavalcando alla grande. «A parte le cazzate: ottimo lavoro, vedremo come prosegue la cosa – sottolinea Manuelle Mureddu, autore di fumetti, nugoresu classe 1980 –, ma veramente un ottimo lavoro che ha coinvolto gran parte della città, al di là delle appartenenze. Cose importanti».
«Il lavoro è buono, fatto con passione e professionalità – dice Bruno Murgia, 51 anni, deputato nuorese di Fratelli d’Italia –. Ha lavorato bene l’amministrazione, il gruppo di lavoro, ciò che si è mosso intorno – riconosce il parlamentare –. Anche noi abbiamo dato il nostro contributo. Penso che la nostra città possa vincere. Perché?, mi direte voi. Perché noi siamo un microcosmo che racchiude il mondo. Siamo talmente chiusi e ostici che possiamo trovarci benissimo nel centro di Manhattan ed essere sufficientemente “barrosi” (direbbe Marcello Fois) da pensare di metterci a comandare». Ironico e sicuro che Nuoro ce la può fare: «Possiamo vincere perché ci sono romanzi come il Giorno del giudizio di Salvatore Satta... ». «In più siamo noi. Un impasto di apertura, silenzio, cattiveria e incredibile slancio, testardaggine e malinconia – aggiunge Murgia –. Non so quante di queste cose possano trovarsi nelle altre città italiane. Non bastano solo le bellezze: ne abbiamo certamente, ma ci sono oggettivamente città molto più belle della nostra».
«Nuoro capitale della Cultura – ricapitola Roberto Bornioli, 61 anni, presidente della Confindustria nuorese –. Tra tutti i convegni che abbiamo organizzato, i due svoltisi a Nuoro su Cultura e impresa sono tra quelli che ricordo con più soddisfazione e orgoglio. In particolare il convegno del 20 ottobre 2017, ha visto le premiazioni di Ilisso e Ailun. E gli interventi di Patrizia Asproni, Marcello Fois, Celestino Tabasso, Emanuele Lilliu, Ciriaco Offeddu, Bruno Murgia, Sebastian Cocco, Giuseppe Dessena. Un sostegno per le imprese culturali nuoresi e per Nuoro Capitale». Cultura, impresa e politica: «Il lavoro di squadra che state facendo – è la risposta di Mario Paffi, classe 1970, a un post d’esultanza dell’assessore comunale della Cultura Sebastian Cocco – è già un successo. Sono convinto che a prescindere dal risultato finale il 2020 ci regalerà una Nuoro migliore» chiude il presidente della cooperativa Viseras di Mamoiada (la stessa che gestisce il sistema museale MaMu del paese dei mamuthones e issohadores).
«Sappiamo di poter ambire al meglio, se mettiamo da parte le stupide rivalità. Uniamoci, ne vale davvero la pena» era stato l’invito dell’assessore Cocco a pochi minuti dalla comunicazione ufficiale della top ten del Mibact.
«Sono certa che tutti si uniranno in coro per far vincere la nostra Nugoro Amada!» fa sapere a chiare lettere dalla Francia il medico nucleare Luciana Mele, nuorese, lavora all’Hospices civils de Lyon.
Fuori dal coro social, ma dentro la grande festa di Nuoro è il giornalista scrittore Giacomo Mameli. Nato a Perdasdefogu nel 1941, sardo del mondo: «Faccio 387mila scongiuri ma un fatto è inequivocabile – dice – : nel vuoto spinto delle proposte innovative in Barbagia (e in Sardegna, da Carloforte a La Maddalena), quella di Nuoro a capitale della cultura è stata l’idea più originale nata da sempre sotto l’Ortobene. Qualunque sia il risultato finale, l’attuale classe dirigente ha capito che la cultura è la base per la crescita sociale ed economica. Complimenti a chi è balenata per primo l’idea. E crepino i lupi – chiude –. Forza Nuoro».
«Il lavoro è buono, fatto con passione e professionalità – dice Bruno Murgia, 51 anni, deputato nuorese di Fratelli d’Italia –. Ha lavorato bene l’amministrazione, il gruppo di lavoro, ciò che si è mosso intorno – riconosce il parlamentare –. Anche noi abbiamo dato il nostro contributo. Penso che la nostra città possa vincere. Perché?, mi direte voi. Perché noi siamo un microcosmo che racchiude il mondo. Siamo talmente chiusi e ostici che possiamo trovarci benissimo nel centro di Manhattan ed essere sufficientemente “barrosi” (direbbe Marcello Fois) da pensare di metterci a comandare». Ironico e sicuro che Nuoro ce la può fare: «Possiamo vincere perché ci sono romanzi come il Giorno del giudizio di Salvatore Satta... ». «In più siamo noi. Un impasto di apertura, silenzio, cattiveria e incredibile slancio, testardaggine e malinconia – aggiunge Murgia –. Non so quante di queste cose possano trovarsi nelle altre città italiane. Non bastano solo le bellezze: ne abbiamo certamente, ma ci sono oggettivamente città molto più belle della nostra».
«Nuoro capitale della Cultura – ricapitola Roberto Bornioli, 61 anni, presidente della Confindustria nuorese –. Tra tutti i convegni che abbiamo organizzato, i due svoltisi a Nuoro su Cultura e impresa sono tra quelli che ricordo con più soddisfazione e orgoglio. In particolare il convegno del 20 ottobre 2017, ha visto le premiazioni di Ilisso e Ailun. E gli interventi di Patrizia Asproni, Marcello Fois, Celestino Tabasso, Emanuele Lilliu, Ciriaco Offeddu, Bruno Murgia, Sebastian Cocco, Giuseppe Dessena. Un sostegno per le imprese culturali nuoresi e per Nuoro Capitale». Cultura, impresa e politica: «Il lavoro di squadra che state facendo – è la risposta di Mario Paffi, classe 1970, a un post d’esultanza dell’assessore comunale della Cultura Sebastian Cocco – è già un successo. Sono convinto che a prescindere dal risultato finale il 2020 ci regalerà una Nuoro migliore» chiude il presidente della cooperativa Viseras di Mamoiada (la stessa che gestisce il sistema museale MaMu del paese dei mamuthones e issohadores).
«Sappiamo di poter ambire al meglio, se mettiamo da parte le stupide rivalità. Uniamoci, ne vale davvero la pena» era stato l’invito dell’assessore Cocco a pochi minuti dalla comunicazione ufficiale della top ten del Mibact.
«Sono certa che tutti si uniranno in coro per far vincere la nostra Nugoro Amada!» fa sapere a chiare lettere dalla Francia il medico nucleare Luciana Mele, nuorese, lavora all’Hospices civils de Lyon.
Fuori dal coro social, ma dentro la grande festa di Nuoro è il giornalista scrittore Giacomo Mameli. Nato a Perdasdefogu nel 1941, sardo del mondo: «Faccio 387mila scongiuri ma un fatto è inequivocabile – dice – : nel vuoto spinto delle proposte innovative in Barbagia (e in Sardegna, da Carloforte a La Maddalena), quella di Nuoro a capitale della cultura è stata l’idea più originale nata da sempre sotto l’Ortobene. Qualunque sia il risultato finale, l’attuale classe dirigente ha capito che la cultura è la base per la crescita sociale ed economica. Complimenti a chi è balenata per primo l’idea. E crepino i lupi – chiude –. Forza Nuoro».
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