La Nuova Sardegna

Nuoro

“Paradura”, i pastori umbri ricambiano

di Michela Columbu
“Paradura”, i pastori umbri ricambiano

Da Cascia alla Sardegna per restituire l’aiuto ricevuto un anno fa dopo il terremoto grazie all’iniziativa degli Istentales

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NUORO. Gli agnelli di Cascia, figli de “sa paradura” avvenuta ad aprile dello scorso anno, nati dalle pecore donate dai sardi ai pastori umbri, a giugno verranno donati ai pastori della Sardegna. Un ringraziamento dai molteplici significati quello degli allevatori di Cascia e di tutta la comunità umbra, che l’anno scorso, commossa da tanto altruismo, ha trovato la forza per ripartire e provare a tornare alla normalità. Una delegazione del paese di Santa Rita, sarà infatti in Sardegna ai primi di giugno, quando si terrà la manifestazione Voci di Maggio che il gruppo Istentales, in collaborazione con l’amministrazione de La Maddalena, sta organizzando quest’anno nell’isola. La carovana umbra, arriverà in Sardegna con un carico di gratitudine per la grande organizzazione che l’anno scorso ad aprile ha portato mille pecore donate dai pastori di tutte le zone della Sardegna, a varcare il mare per essere donate agli sfortunati allevatori con le aziende distrutte dal terremoto.

L’iniziativa di sa paradura per Cascia, che altro non è stata se non la riproposizione di un gesto antico quanto la civiltà agropastorale sarda, è stata proposta da Istentales e Prociv, e sposata e coordinata da Coldiretti Sardegna. Così, per il territorio di Cascia, è stato il modo per provare ad avere speranza.

«Tanti sono stati i gesti di solidarietà che abbiamo ricevuto dopo il terremoto – spiega Mario De Carolis, sindaco di Cascia (l’anno scorso era invece vice sindaco) –. Ma il più toccante in assoluto è stato sa paradura. Un qualcosa di straordinario dal punto di vista morale, psicologico ed economico. Le mille pecore sono andate alle 38 aziende di Cascia che conta 3.300 abitanti. Con Emilio Garau, presidente della Prociv e Gigi Sanna allora prendemmo un impegno. Il ponte tra la Sardegna e la nostra cittadina doveva rimanere in piedi. Ed eccoci qua, a costruire qualcosa che ha posto le basi di un’amicizia forte e che in quest’anno non ha fatto altro che rafforzarsi». È quanto afferma anche Gigi Sanna, leader del gruppo musicale nuorese: «Ci sentiamo quasi ogni settimana con i pastori e gli amministratori di Cascia. Anche solo per sapere come va». E proprio per definire i dettagli della grande manifestazione prevista a La Maddalena c’è stato un incontro pochi giorni fa a Cascia, tra gli organizzatori. Il programma si preannuncia ricco di sorprese, e anche se la scaletta degli artisti è in fase di definizione, «la cosa sicura è che partiamo dalla presenza dei nostri colleghi umbri – spiega ancora Gigi Sanna –. Noi andremo in Umbria a metà aprile, per la Fiera del Capo Lanuto, una manifestazione centrale per l’allevamento di quella zona, durante la quale festeggeremo il compleanno di sa paradura, e lì ci esibiremo». Intanto per Voci di Maggio è prevista anche la presenza dei prodotti tipici di Cascia. «Saremo un bel gruppo – continua Mario De Carolis – grazie alla collaborazione tra Coldiretti Sardegna e Coldiretti Umbria, porteremo una parte della nostra tradizione nella vostra terra». Così come successe l’anno scorso, ma nel percorso al contrario. «È stata una esperienza unica, dalle grandi emozioni – ricorda il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu –. I pastori sardi e insieme a loro una miriade di associazioni, imprese agricole e non solo hanno dato vita ad una gara di solidarietà che fa onore a questa terra e che ha avuto giustamente una ribalta nazionale, in cui è emersa il volto buono della Sardegna, quello dell’unità e della solidarietà. In tantissimi hanno voluto dare il proprio contributo secondo le proprie disponibilità e lo si è fatto in una delle peggiori stagioni della storia per l’agricoltura e nel pieno della crisi economica che ancora attanaglia la nostra isola». «Cascia ci ha dato tanto dal punto di vista umano – commenta infine il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba –, i volti, le lacrime, i sorrisi di un popolo segnato da un grave dramma sono stati il miglior regalo che ci potesse essere fatto, e lo hanno dato non solo a chi era li ma a tutto il popolo sardo. La paradura di “ritorno” impreziosisce ancora di più il mondo agropastorale sardo e i suoi valori».

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