Feste religiose, il vescovo stabilisce un regolamento
di Claudia Carta
Lanusei, si accendono le polemiche attorno allo statuto appena introdotto Monsignor Mura: «Nessuna imposizione dall’alto, ma un percorso condiviso»
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LANUSEI. «Statuto e regolamento per i comitati e le associazioni che organizzano le feste religiose in parrocchia». Cinque pagine. Non sono tante. Ma, a giudicare dalle polemiche scaturite a seguito della sua adozione – con i social in primo piano a rimbalzare, di post in post, un argomento tanto appetibile, quanto delicato – sono state sufficienti ad alimentare discussioni non sempre rimaste nei confini dell’ortodossia e del buon senso. Ecco, sì, il buon senso. Per lo meno quello di leggerlo, il documento per comprenderne il valore, le motivazioni che ne stanno alla base e anche la ovvia possibilità di adeguare e contestualizzare le regole in base alla realtà nella quale vengono applicate.
«Non è un documento imposto dall’alto – fa notare il vescovo di Lanusei, Antonello Mura – né tanto meno una decisione venuta fuori dall’oggi al domani. Si tratta, al contrario, di una scelta maturata col tempo, che ha alle sue spalle un percorso avviato nel 2015, non solo insieme ai presbiteri e ai diaconi, con i quali abbiamo esaminato e approfondito la situazione dei comitati e delle associazioni chiamate a organizzare le feste religiose nelle parrocchie, ma consultando i presidenti e i componenti degli stessi comitati e associazioni, accogliendone suggerimenti e rilievi. Questa è la premessa, integrante e fondamentale, del decreto di promulgazione dello statuto e del regolamento, successivamente approvato e sottoscritto da tutti i sacerdoti».
Tanto rumore per nulla? È probabile. Quel che è certo è che ora spetta proprio a questi ultimi il compito di leggere e illustrare i documenti per farli conoscere ai gruppi che andranno a organizzare le varie festività. Diversi i punti dibattuti: dalla presidenza del parroco, all’amministrazione dei fondi per lo svolgimento della festa, fino alla responsabilità civile e fiscale. «Gli articoli del regolamento – spiega il presule – sono molto chiari. Tutto si regge sulla sintonia e la collaborazione fra parroco e comitato: le decisioni, i programmi, l’organizzazione, nascono da un lavoro comunitario e il comitato o l’associazione che nasce con lo scopo di organizzare le feste religiose nella parrocchia, è espressione della comunità parrocchiale, anche perché per il fisco e per la legalità responsabile è sempre il parroco». Se è vero dunque – come si legge nel documento – che “Presidente è il parroco, il quale si avvale della consulenza del consiglio pastorale nel determinare quali feste celebrare, è altresì vero che esiste un Presidente delegato laico che ha il compito di “dirigere e promuovere l’organizzazione di tutte le operazioni inerenti lo svolgimento delle feste”. E i soldi? Perché sono quelli che infiammano gli animi. Semplice: «Il parroco concorderà con il comitato o l’associazione come utilizzare gli avanzi di cassa, provvedendo inoltre a rendere noto a tutta la comunità il bilancio della festa».
«Non è un documento imposto dall’alto – fa notare il vescovo di Lanusei, Antonello Mura – né tanto meno una decisione venuta fuori dall’oggi al domani. Si tratta, al contrario, di una scelta maturata col tempo, che ha alle sue spalle un percorso avviato nel 2015, non solo insieme ai presbiteri e ai diaconi, con i quali abbiamo esaminato e approfondito la situazione dei comitati e delle associazioni chiamate a organizzare le feste religiose nelle parrocchie, ma consultando i presidenti e i componenti degli stessi comitati e associazioni, accogliendone suggerimenti e rilievi. Questa è la premessa, integrante e fondamentale, del decreto di promulgazione dello statuto e del regolamento, successivamente approvato e sottoscritto da tutti i sacerdoti».
Tanto rumore per nulla? È probabile. Quel che è certo è che ora spetta proprio a questi ultimi il compito di leggere e illustrare i documenti per farli conoscere ai gruppi che andranno a organizzare le varie festività. Diversi i punti dibattuti: dalla presidenza del parroco, all’amministrazione dei fondi per lo svolgimento della festa, fino alla responsabilità civile e fiscale. «Gli articoli del regolamento – spiega il presule – sono molto chiari. Tutto si regge sulla sintonia e la collaborazione fra parroco e comitato: le decisioni, i programmi, l’organizzazione, nascono da un lavoro comunitario e il comitato o l’associazione che nasce con lo scopo di organizzare le feste religiose nella parrocchia, è espressione della comunità parrocchiale, anche perché per il fisco e per la legalità responsabile è sempre il parroco». Se è vero dunque – come si legge nel documento – che “Presidente è il parroco, il quale si avvale della consulenza del consiglio pastorale nel determinare quali feste celebrare, è altresì vero che esiste un Presidente delegato laico che ha il compito di “dirigere e promuovere l’organizzazione di tutte le operazioni inerenti lo svolgimento delle feste”. E i soldi? Perché sono quelli che infiammano gli animi. Semplice: «Il parroco concorderà con il comitato o l’associazione come utilizzare gli avanzi di cassa, provvedendo inoltre a rendere noto a tutta la comunità il bilancio della festa».
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