l’iniziativa del comitato popolare
“No all’altare”: le firme al vescovo
Continua la mobilitazione contro il nuovo progetto per il presbiterio
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NUORO. Ieri mattina, alle 9.30, si sono recati in episcopio per consegnare al vescovo Mosè Marcia la terza tranche di firme raccolte a Nuoro e non solo, per dire “no” al progetto di rifacimento dell’altare della Cattedrale di Santa Maria della Neve. Torna a farsi sentire, dunque, in città, il comitato popolare nato alcuni mesi fa e che si era ritrovato anche nell’auditorium della biblioteca Satta per discutere dell’opera. Il comitato, in tutti questi mesi, non ha mai smesso di raccogliere firme e sostegno nella campagna portata avanti per chiedere al vescovo di fermare il progetto di rifare l’altare e il presbiterio delle Cattedrale. Il comitato è contrario al nuovo progetto Ziranu di rifacimento perché, come tanti nuoresi, lo ritiene del tutto inadeguato rispetto al resto del contesto. Finora, per dire “No” al nuovo progetto, il comitato, coordinato dall’appasionato di storia e musica, Michele Pintore, ha raccolto 4054 firme.
E ieri mattina, dunque, ha consegnato la terza parte di queste firme nelle mani del vascovo Marcia. «Auspichiamo – spiega Pintore, a nome del comitato popolare – che prevalga il buonsenso del committente di non mettere in pratica il progetto. In caso contrario, è ferma intenzione, da parte dei cittadini, di scendere democraticamente e pacificamente in piazza – lo prevede anche la nostra Costituzione italiana – in segno di protesta, al minimo cenno di lavori di cantiere, o all’eventuale chiusura della chiesa Cattedrale per “lavori in corso”». (v.g.)
E ieri mattina, dunque, ha consegnato la terza parte di queste firme nelle mani del vascovo Marcia. «Auspichiamo – spiega Pintore, a nome del comitato popolare – che prevalga il buonsenso del committente di non mettere in pratica il progetto. In caso contrario, è ferma intenzione, da parte dei cittadini, di scendere democraticamente e pacificamente in piazza – lo prevede anche la nostra Costituzione italiana – in segno di protesta, al minimo cenno di lavori di cantiere, o all’eventuale chiusura della chiesa Cattedrale per “lavori in corso”». (v.g.)
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