Borore, blitz in Comune al setaccio altri documenti
di Enrico Carta
Nuovo filone d’inchiesta che si intreccia con le vicende dell’indagine Hazzard Ormai è scontro aperto tra il dipendente accusatore e gli accusati del processo
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BORORE. La polizia giudiziaria torna in Comune. È successo la scorsa settimana, a poco tempo di distanza dalle decisioni del giudice per le udienze preliminari. È così che un nuovo filone d’inchiesta si innesta sul procedimento Hazzard che aveva coinvolto l’ex sindaco Salvatore Ghisu e una serie funzionari pubblici e di professionisti che, assieme al mondo politico, avrebbero tessuto la ragnatela fatta di oscuri rapporti nati per incanalare i soldi pubblici nelle tasche dei soliti noti. Sono accuse che la difesa è pronta a smontare nel processo che si aprirà il 15 maggio, intanto però l’inchiesta regala nuove sorprese, ma soprattutto chiarisce una volta per tutte i ruoli in questo processo. Da una parte c’è il grande accusatore, dall’altra c’è il resto della truppa ovvero i tredici rinviati a giudizio, i due che affronteranno il processo col rito abbreviato e l’unico imputato che patteggerà.
Accusatore e accusati. Non è un caso che, sebbene non arrivino conferme ufficiali, gli inquirenti cercassero in Municipio della documentazione legata al dipendente Angelo Piras. È stato inizialmente il confidente dei carabinieri, è oggi il testimone principe della procura per l’intero procedimento. Ma l’inchiesta non si ferma solo ai presunti legami tra politica, funzionari e professionisti. Negli ultimi mesi, lo stesso Angelo Piras aveva infatti fatto ritorno nella caserma dei carabinieri raccontando di essere al centro di una sorta di persecuzione che avrebbe nell’ambiente di lavoro il luogo in cui essa viene esercitata. E poco importa se in Comune non ci sia più da tempo Salvatore Ghisu a indossare la fascia tricolore, perché adesso la poltrona di primo cittadino è occupata da Bastiana Carboni – in mezzo c’è stata poi l’esperienza del commissario –.
No all’incidente probatorio. Qualche mese fa Angelo Piras si era presentato ai carabinieri raccontando di essere diventato il bersaglio di intimidazioni, di essere continuamente denigrato e in più sottoposto a un sovramansionamento delle proprie funzioni. Sarebbe stata una sorta di punizione per il suo ruolo nel procedimento, tanto è vero che proprio durante l’ultima fase dell’udienza preliminare il pubblico ministero aveva chiesto che le sue dichiarazioni venissero raccolte tramite incidente probatorio. Per l’accusa era il modo per blindare la sue testimonianza e metterla al riparo dalle pressioni lamentate proprio dal grande accusatore. È successo però che il giudice Elisa Marras abbia respinto le richieste del pubblico ministero sull’incidente probatorio dando di fatto ragione alla linea difensiva dell’ex sindaco, assistito dall’avvocato Gianfranco Siuni. Per il giudice non sussistono le condizioni secondo le qualei si sarebbero verificate le intimidazioni in ambito lavorativo, sebbene i carabinieri avessero rilevato nei loro verbali «forme larvate di minaccia collegate e conseguenti alle dichiarazioni del procedimento».
Lavoro e nuova indagine. La difesa ha opposto una serie di rilievi, su tutti quello che non ci fossero minacce esplicite cui far riferimento bensì solo un’accusa generica. Ad ogni modo ora il mirino della procura si sposta dalla questione degli incarichi pubblici a quello del troppo lavoro che ricadrebbe da tempo sulle spalle del dipendente comunale. Da oltre un anno, su incarico del commissario è infatti il responsabile del servizio di igiene ambientale per conto del Comune e responsabile unico del procedimento per lo stesso servizio che però Borore ha in gestione con altri Comuni della zona. Per Angelo Piras è un carico eccessivo che viene inteso come vendetta per aver “fatto la spia” nel procedimento principale. I documenti passati al setaccio nasconderanno nuove verità e garantiranno nuovi sviluppi all’inchiesta?
Accusatore e accusati. Non è un caso che, sebbene non arrivino conferme ufficiali, gli inquirenti cercassero in Municipio della documentazione legata al dipendente Angelo Piras. È stato inizialmente il confidente dei carabinieri, è oggi il testimone principe della procura per l’intero procedimento. Ma l’inchiesta non si ferma solo ai presunti legami tra politica, funzionari e professionisti. Negli ultimi mesi, lo stesso Angelo Piras aveva infatti fatto ritorno nella caserma dei carabinieri raccontando di essere al centro di una sorta di persecuzione che avrebbe nell’ambiente di lavoro il luogo in cui essa viene esercitata. E poco importa se in Comune non ci sia più da tempo Salvatore Ghisu a indossare la fascia tricolore, perché adesso la poltrona di primo cittadino è occupata da Bastiana Carboni – in mezzo c’è stata poi l’esperienza del commissario –.
No all’incidente probatorio. Qualche mese fa Angelo Piras si era presentato ai carabinieri raccontando di essere diventato il bersaglio di intimidazioni, di essere continuamente denigrato e in più sottoposto a un sovramansionamento delle proprie funzioni. Sarebbe stata una sorta di punizione per il suo ruolo nel procedimento, tanto è vero che proprio durante l’ultima fase dell’udienza preliminare il pubblico ministero aveva chiesto che le sue dichiarazioni venissero raccolte tramite incidente probatorio. Per l’accusa era il modo per blindare la sue testimonianza e metterla al riparo dalle pressioni lamentate proprio dal grande accusatore. È successo però che il giudice Elisa Marras abbia respinto le richieste del pubblico ministero sull’incidente probatorio dando di fatto ragione alla linea difensiva dell’ex sindaco, assistito dall’avvocato Gianfranco Siuni. Per il giudice non sussistono le condizioni secondo le qualei si sarebbero verificate le intimidazioni in ambito lavorativo, sebbene i carabinieri avessero rilevato nei loro verbali «forme larvate di minaccia collegate e conseguenti alle dichiarazioni del procedimento».
Lavoro e nuova indagine. La difesa ha opposto una serie di rilievi, su tutti quello che non ci fossero minacce esplicite cui far riferimento bensì solo un’accusa generica. Ad ogni modo ora il mirino della procura si sposta dalla questione degli incarichi pubblici a quello del troppo lavoro che ricadrebbe da tempo sulle spalle del dipendente comunale. Da oltre un anno, su incarico del commissario è infatti il responsabile del servizio di igiene ambientale per conto del Comune e responsabile unico del procedimento per lo stesso servizio che però Borore ha in gestione con altri Comuni della zona. Per Angelo Piras è un carico eccessivo che viene inteso come vendetta per aver “fatto la spia” nel procedimento principale. I documenti passati al setaccio nasconderanno nuove verità e garantiranno nuovi sviluppi all’inchiesta?
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