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Nuoro

Estorsioni su internet: appello alle altre vittime

Valeria Gianoglio
Estorsioni su internet: appello alle altre vittime

I carabinieri: «I truffati sono molti di più di quelli documentati. Vengano da noi». La banda reinvestiva i soldi recuperati nell’acquisto di droga e di beni di lusso 

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NUORO. «Sul telefonino di nostro figlio ci sono molte chiamate, in pochi giorni, da parte dello stesso numero. Non sappiamo a chi appartenga, ma vogliamo capire se c’è qualcosa dietro la sua morte. Potete darci una mano? Vogliamo capire cosa sia successo, perché nostro figlio stava bene, e sul lavoro lo stavano stabilizzando come operatore socio-sanitario. Ma allora perché si è tolto la vita? Quel numero c’entra forse qualcosa?». Nel luglio scorso, i primi a manifestare qualche dubbio, circa le ragioni che stavano dietro il suicidio di uno dei loro figli, erano stati i due genitori. Si erano recati in caserma, a Mamoiada, pochi giorni dopo la dolorosa scoperta fatta in una casupola alla periferia del paese, e lì, davanti ai carabinieri della stazione, avevano raccontato il loro dramma e manifestato i loro dubbi.

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Ed è proprio da quella semplice traccia lasciata da un numero di telefono sconosciuto, ma decisamente insistente, che di lì a qualche settimane, i militari della compagnia di Nuoro avrebbero scoperchiato un calderone di truffe ed estorsioni che toccava non solo Nuoro, ma mezza Italia. Ed è proprio dopo aver scavato a lungo attorno a quella raffica di telefonate che avevano tormentato, fino allo stremo, il povero Oss di Mamoiada, che all’indomani degli arresti fatti nell’ambito di un’inchiesta molto complessa, gli stessi carabinieri lanciano un appello alle altre vittime.

«Non ipotizziamo semplicemente che ce ne siano altre – spiega il maggiore Gianluca Graziani, comandante della compagnia di Nuoro – ma ne siamo certi. E lo siamo perché per quattro mesi abbiamo studiato il modus operandi della banda guidata dal finto poliziotto di origine sarda, Simone Atzori, ma non abbiamo avuto sotto intercettazione tutte le telefonate che ha fatto. In diverse occasioni, infatti, lo abbiamo ascoltato mentre, parlando con una delle sue vittime, a un certo punto si interrompeva per parlare con qualcun’altro utilizzando un altro numero. Le vittime, insomma, sono molte di più di quelle che finora siamo riusciti a documentare. Molte di più dei circa 600 casi accertati, e dei 45 andati a segno».

Anche il comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Franco Di Pietro, tiene a rivolgere un appello alle altre vittime di quella “macchina da guerra” delle estorsioni che erano Simone Atzori e compagni di avventura. «Invitiamo chiunque sia stato raggiunto da questi truffatori a venire da noi, in caserma, per raccontarci la loro storia – dice, il comandante provinciale dei carabinieri, Di Pietro – e sappiano che capiamo il loro stato d’animo, e la ferita che porta dentro chi è stato vittima di queste truffe e di queste estorsioni. Ci sono stati anche diversi anziani, che sono stati raggirati, ma non solo. Purtroppo può capitare. Per questo, diciamo: venite a raccontarcelo con molta serenità».

L’inchiesta seguita dai carabinieri e coordinata dal sostituto procuratore di Nuoro, Giorgio Bocciarelli, è ben lungi dall’essere conclusa. E anzi, nelle prossime settimane, potrebbe arricchirsi di un nuovo e nutrito gruppo di parti offese: per ora, quelle documentate dalla Procura di Nuoro in quattro mesi, da settembre alla fine del 2017, sono 470. Alla banda guidata, secondo gli investigatori dal finto poliziotto Atzori, su disposizione del giudice per le indagini preliminari, sono stati sequestrati beni mobili e immobili equivalenti a circa 100mila euro.
 

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